Tasso, Torquato
La Gerusalemme liberata — Venedig, 1745

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II.
O Musa tu , che di caduchi allori
Non circondi la fronte in Elicona $
Ma su nel Cielo insra i beati cori
Hai di delle immortali aurea corona j
Tu spira al petto mio celesti ardori ,
Tu rischiara il mio canto : e tu perdona
S'intesso sregi al ver , s'adorno in parte
D'altri diletti, che de' tuoi le carte.
in.
Sai che là corre il mondo, ove più versi
Di sue dolcezze il lusinghìer Parnaso -y
E che '1 vero condito in molli versi,
I più schivi allettando ha persuaso.
Così all' egro sanciul porgiamo aspersi
Di soavi licor gli orli del vaso :
Suchi amari ingannato intanto ei beve y
E dall' incanno suo vita riceve.
IV.
Tu magnanimo Alfonso , il qual ritogli
Al furor di fortuna , e guidi in porto
Me peregrino errante, e fra gli scogli,
E fra l'onde agitato , e quali attorto j
Quelle mie carte in lieta fronte accogli,
Che quali in voto a te sacrate i' porto.
Forsè un di fia , che la presaga penna
Osi scriver di te quel eh' or n' accenna.
v.
Ev ben ragion (s'egli avverrà che'n pace
II buon popol di Cristo unqua li veda ;
E con navi e cavalli al fero Trace
Cerchi ritor la grande ingiusta preda)
Ch'a te lo seettro in terra , o se ti piace
L'alto impero de' mari a te conceda.
Emulo di Goffredo, i nostri carmi
Intanto ascolta , e t'apparecchia all'armi.
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