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C <yì N T 0

II.
Questi or Macone adora, e fu Cristiano,
Ma i primi riti anco lasciar non puote -y
Anzi sovente in uso empio e profano
Confonde le due leggi a se mal note.
Ed or dalle spelonche, ove lontano
Dal vulgo esercitar suol l'arti ignote ,
Vien nel pubblico rischio al suo Signore,
A Re malvagio consiglier peggiore.
in.
Signor, dicea, senza tardar sen viene
Il vincitor esercito temuto j
Ma facciam noi ciò che a noi far conviene
Darà il Ciel , darà il mondo ai forti ajuto.
Ben tu di Re, di Duce hai tutte piene
Le parti, e sunge hai visto e provveduto.
S'empie in tal guisa ogn'altro i proprj uficj
Tomba fia quella terra a' tuoi nemici.
IV.
Io quanto a me ne vengo, e del periglio,
E dell' opre compagno ad aitarte.
Ciò che può dar di vecchia età consiglio,
Tutto prometto, e ciò che magica arte.
Gli Angeli, che dal Cielo ebbero esiglio
Constringerò delle fatiche a parte.
Ma dond'io voglia incominciar gl'incanti,
E con quai modi, or narrerotti avanti.
v.
Nel tempio de' Cristiani occulto giace
Un sotterraneo altare ; e quivi è il volto
Di colei, che sua diva, e madre face
Quel vulgo del suo Dio nato, e sepolto.
Dinanzi al simulacro accesa sace
Continua splende : egli è in un velo avvolto
Pendono intorno in lungo ordine i voti,
Che vi portaro i creduli devoti.
 
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