Tasso, Torquato
La Gerusalemme liberata — Venedig, 1745

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C a N T 0

II.
Curate alfin le piaghe, e già fornita
Dell' opere notturne era qualch' una :
E rallentando l'altre, al sonno invita
L'ombra ornai fatta più tacita e bruna.
Pur non accheta la Guerriera ardita
L'alma d'onor famelica e digiuna,
E sollecita l'opre, ove altri cessa.
Va seco Argante: e dice ella a se slessa.
in.
Ben oggi il Re de' Turchi, e'1 buon Argante
Fer meraviglie inusitate e strane :
Che soli uscir fra tante schiere e tante,
E vi spezzar le macchine Cri (ti a ne.
Io (quello è il sommo pregio, onde mi vante)
D'alto rinchiusa oprai l'armi lontane,
Sagittaria ( noi nego ) assai felice.
Dunque sol tanto a donna, e più non lice?
IV.
Quanto me' fora in monte, od in foresta
Alle fere avventar dardi e quadrella j
Ch'ove il maschio valor si manifesta
Moslrarmi qui tra' cavalier donzella.
Che non riprendo la femminea vetta,
S'io ne son degna, e non mi chiudo in cella?
Così parla tra se j pensa, e risolve
Alfin gran cose, ed al Guerrier si volve.
v.
Buona pezza è, Signor, che 'n se raggira
Un non so che d'insolito e d'audace
La mia mente inquieta : o Dio l'inspira,
0 l'uom del suo voler suo Dio si face.
Fuor del vallo nemico accesi mira
1 lumi: io là n'andrò con ferro e face,
E la torre arderò : vogl' io che quello
Effetto segua , il Ciel poi curi il reslo.
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