Tasso, Torquato
La Gerusalemme liberata — Venedig, 1745

Page: 430
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II.
Per l'entrata maggior (però che cento
L'ampio albergo n'avea) passar costoro.
Le porte qui d'effigiato argento
Su i cardini slridean di lucid'oro.
Fermar nelle figure il guardo intento:
Che vinta la materia è dal lavoro.
Manca il parlar : di vivo altro non chiedi :
Ne manca quello ancor, s'agii occhi credi.
in.
Mirati qui fra le Meonie ancelle
Favoleggiar con la conocchia Alcide.
Se l'inferno espugnò, relTe le stelle :
Or torce il fuso $ Amor se '1 guarda , e ride.
Mirali Iole con la delira imbelle
Per ischerno trattar l'armi omicide :
E 'n doiso ha il cuojo del leon, che sembra
Ruvido troppo a sì tenere membra.
iv.
D'incontra è un mare ; e di canuto ssutto
Vedi spumanti i suoi cerulei campi.
Vedi nel mezzo un doppio ordine inflrutto
Di navi, e d'arme: e tiscir dell'arme i lampi.
D'oro fiammeggia V onda : e par che tutto
D'incendio Marzial Leucate avvampi.
Quinci Augusio i Romani, Antonio quindi
Trae l'Oriente, Egizj, Arabi, ed Indi.
v.
Svelte notar le Cicladi diresli
Per l'onde, e i monti coi gran monti urtarli:
L'impeto è tantoj onde quei vanno e quelli
Co' legni torreggianti ad incontrarli.
Già volar faci, e dardi: e già funesli
Vedi di nova slrage i mari sparsi.
Ecco (nè punto ancor la pugna inchina)
Ecco fuggir la barbara Reina.
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