C *A N T 0
XXVI.
Fermo il guerrier nella gran piazza, affisa
A maggior novitate allor le ciglia.
Quercia gli appar , che per se stessa inci
Apre feconda il cavo ventre y e figlia :
E n'esce fuor vestita in strania guisa
Ninfa d'età cresciuta (o meraviglia)
E vede insicine poi cento altre piante
Cento ninfe produr dal sen pregnante.
xxvn.
Quai le morirà la scena, o quai dipinte
Talvolta rimiriam Dee boìcareccie,
Nude le braccia > e '1 abito succinte,
Con bei coturni, e con disciolte treccie ;
Tali in sembianza si vedean le finte
Figlie delle selvatiche corteccie ;
Se non che in vece d'arco e di faretra
Chi tien leuto, e chi viola, o cetra.
XXVIII.
E incominciar .costor danze e carole:
E di se stelse una corona ordirò :
E cinsero il guerrier, siccome suole
Esser punto rinchiuso entro'1 suo giro.
Cinser la pianta ancora : e tai parole
Nel dolce canto lor da lui s' udirò :
Ben caro giungi in queste chiostre amene
O della donna nostra amore e spene.
XXIX-
Giungi aspettato a dar salute all' egra,
D'amoroso pensiero arsa e ferita.
Questa selva che dianzi era sì negra,
Stanza conforme alla dolente vita j
Vedi che tutta al tuo venir s'allegra,
E 'n più leggiadre forme è rivestita.
Tale era il canto ; e poi dal mirto tiscia
Un dolcisiìmo suono : e quel s'apria.
XXVI.
Fermo il guerrier nella gran piazza, affisa
A maggior novitate allor le ciglia.
Quercia gli appar , che per se stessa inci
Apre feconda il cavo ventre y e figlia :
E n'esce fuor vestita in strania guisa
Ninfa d'età cresciuta (o meraviglia)
E vede insicine poi cento altre piante
Cento ninfe produr dal sen pregnante.
xxvn.
Quai le morirà la scena, o quai dipinte
Talvolta rimiriam Dee boìcareccie,
Nude le braccia > e '1 abito succinte,
Con bei coturni, e con disciolte treccie ;
Tali in sembianza si vedean le finte
Figlie delle selvatiche corteccie ;
Se non che in vece d'arco e di faretra
Chi tien leuto, e chi viola, o cetra.
XXVIII.
E incominciar .costor danze e carole:
E di se stelse una corona ordirò :
E cinsero il guerrier, siccome suole
Esser punto rinchiuso entro'1 suo giro.
Cinser la pianta ancora : e tai parole
Nel dolce canto lor da lui s' udirò :
Ben caro giungi in queste chiostre amene
O della donna nostra amore e spene.
XXIX-
Giungi aspettato a dar salute all' egra,
D'amoroso pensiero arsa e ferita.
Questa selva che dianzi era sì negra,
Stanza conforme alla dolente vita j
Vedi che tutta al tuo venir s'allegra,
E 'n più leggiadre forme è rivestita.
Tale era il canto ; e poi dal mirto tiscia
Un dolcisiìmo suono : e quel s'apria.