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DECI MOTTA VO.
XXX.
Già nell'aprir d'un rustico Sileno
Meraviglia vedea l'antica etade j
Ma quel gran mirto dall'aperto seno
Immagini mostrò più belle e rade:
Donna mostrò, eh'assomigliava appieno
Nel falso aspetto angelica beltade.
Rinaldo guata, e di veder gli è avviso
Le sembianze d'Armida , e '1 dolce viso.
xxxi.
Quella lui mira in un lieta e dolente :
Mille affetti in un guardo appajon mirti.
Poi dice : io pur ti veggio : e finalmente
Pur ritorni a colei da cui fuggirti.
A che ne vieni ? a consolar presente
Le mie vedove notti e i giorni trirti ?
O vieni a mover guerra, a diseacciarme ;
Che mi celi il bel volto, e mostri l'arme?
XX XII.
Giungi amante > o nemico ? il ricco ponte
Io già non preparava ad uom nemico:
Nè gli apriva i ruscelli, i fior, la fonte,
Sgombrando i dumi, e ciò eh'a' passi è intrico
Togli quert'elmo ornai: seopri la fronte,
E gli occhi agli occhi miei , s arrivi amico
Giungi i labbri alle labbra, il seno al seno:
Porgi la dertra alla mia destra almeno.
XXXIII.
Segui a parlando, e in bei pietosi giri
Volgeva i lumi, e scoloria i sembianti ;
Falseggiando i dolcissìmi sospiri,
E i soavi singulti, e i vaghi pianti :
Tal che incauta pietade a quei martiri
Intenerir potea gli aspri diamanti.
Ma il Cavaliero accorto si, non crudo,
Più non v'attende, e rtringe il ferro ignudo.
( 209 )
 
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