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C a N T 0
XXXIV.
Vattene al mirto, allor colei s'abbraccia
Al caro tronco , e s'interpone, e grida :
Ah non sarà mai ver che tu mi faccia
Oltraggio tal, che l'arbor mio recida.
Deponi il ferro, o dispietatò, o'1 caccia
Pria nelle vene all'infelice Armida 3
Per quello sen, per quello cor la spada
Solo al bel mirto mio trovar può strada.
XXXV.
Egli alza il ferro, e'1 suo pregar non cura:
Ma colei si trasmuta (o novi ino si ri )
Siccome avvien che d'una altra figura
Trasformando repente il sogno mostri.
Così ingrossò le membra, e tornò scura
La faccia ; e vi sparir gli avorj e gli ostri
Crebbe in gigante altissinio, e si feo
Con cento armate braccia un Briareo.
XXXVI.
Cinquanta spade impugna, e con cinquanta
Scudi risuona, e minacciando freme.
Ogn' altra Ninfa ancor d' arme s' ammanta ,
Fatta un Ciclope orrendo : ed ei non teme
Ma doppia i colpi alla difesa pianta,
Che pur come animata, ai colpi geme.
Sembran dell' aria i campi, i campi Stigi :
Tanti appajono in lor mostri e prodigi.
XXXVII.
Sopra il turbato ciel, sotto la terra
Tuona, e fulmina quello, e trema quella :
Vengono i venti, e le procelle in guerra,
E gli soffiano al volto aspra tempesla.
Ma pur mai colpo il Cavalier non erra:
Ne per tanto furor punto s'arreda.
Tronca la noce : e noce, e mirto parve.
Qui l'incanto fornì, sparir le larve.
 
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