L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 12.1909

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BIBLIOGRAFIA

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Nè fu poca la mia sorpresa, quando lessi a pa-
gina 396-397 una conferma: «S’intende che l’evolu-
zione pittorica non corrisponde a puntino all’evoluzione
biologica, ma come questa viene alle volte modificata
profondamente nel suo corso da cause esterne, così
l’evoluzione pittorica veneta si modifica e sposta, a
seconda dei fattori storici o influssi esterni che la pre-
mono ». E in nota: « Ci sia concesso di sviluppare un
poco più il nostro concetto fondato sui risultati scien-
tifici più recenti. La variabilità fluttuante e ascendente
0 trasformazione dei dipinti può considerarsi prodotta
da complessi di unità pittoriche più piccole corrispon-
denti in via figurata a quelle biologicamente dette:
specie elementari o piccole specie. Allo stesso modo che
in biologia v’è la variabilità fluttuante e la variabilità
brusca o di mutazione, così in pittura. .. Un certo
grado di oscillazione si nota in ogni singolo pittore e
il coefficiente di variazione dipende dall'ampiezza delle
oscillazioni e delle condizioni della scuola». Eccetera,
eccetera.

Crede il Testi alle parole che dice?

Per l’onore dell’uomo bisognerebbe ritenere di sì;
per l’onore dello studioso bisognerebbe esser certi di
no. Infogni modo è giustizia notare che altra volta egli
stesso è di opinione contraria. A pag. 373 dice che
dopo l’influsso di Gentile da Fabriano e del Pisanello
« l’alba artistica di Venezia stava per sorgere ». E
nella « Sintesi » di tutta l’opera, a pag. 530, riassume
il suo dire così: «si determina nella prima metà del
xv secolo una nuova corrente con fondamenti natu-
ralisti (sic) e sentimenti popolari ed umani che uccide
in breve l’originale e ieratica scuola veneto-bizantino-
gotica, quantunque continui a giovarsi di quanto aveva
quella di buono o di utile. Paolo, Lorenzo, Nicoletto,
Jacobello di Bonomo vengono sorpassati prontamente,
la loro tecnica faticosa è sepolta per sempre ». Io mi
ero accontentato di far finire la scuola veneziana del
300; il Testi non si contenta di presentarla come notte
di fronte al giorno : la fa ammazzare e anche la vuole
sepolta per sempre. Ma, e allora? l’evoluzione biolo-
gica dove va?

Se non nell’interpretazione sintetica, il libro del
Testi porta qualche contributo al novero delle opere
d’arte? Scarso e di nessuna importanza; e si affretta
a farne gran caso. Si veggano per esempio le pa-
gine 326-328: tre opere attribuite a Jacobello di Bo-
nomo esistenti a Pesaro, a Torre di Palme, a Fermo .
Commenta, ogni volta: opera veneta (o veneziana)
dimenticata dai due Venturi. Quanta gioia sprizza il
Testi! mi dispiace non l’abbia potuta gustare più
spesso ; tanto più che le tre opere citate erano già
state pubblicate tutte e tre dal Cagnola, dal Ricci e
dal Colasanti.

E se non al novero, all’interpretazione particolare
delle opere?

Come si è detto egli cita le opinioni degli altri ;

la sua propria è esposta raramente, e, quelle rare volte,
è una parafrasi o un’opposizione delle opinioni citate
oppure una copia di quelle non citate. Anche a pa-
gina 207, dove pur si trattava di questione fondamen-
tale ricorda molte opinioni, fa delle riserve su tutte,
e si tace. A pag. 239, cita l’opinione di Adolfo Venturi,
quella del Cavalcasene e la mia: dice persino che
il suo parere « suona diverso da quello dei due Ven-
turi » ; ma poi il suo non lo fa sonare per niente.
Della pittura dell’Alberegno il Cavalcasene aveva
detto (IV, 302, n. 1): I caratteri però della pittura
sono quelli di un mediocre seguace delle forme giot-
tesche. E il T. a pag. 321 ripete : i caratteri della
pittura sono quelli d’un mediocre seguace delle tarde
forme giottesche. Molte volte ha copiato me pure, ma
di ciò parleremo poi.

Mi sembra che bastino questi esempi per doman-
dare: Ha il T. una preparazione qualsiasi per parlare
di pittura? Udite che cosa intende per opera pittorica.

Alla mia osservazione che il numero di commis-
sioni pittoriche dopo il 1450 è maggiore di prima,
obbietta (pag. 332-333) citando un gruzzoletto di com-
missioni anteriori. Il gruzzoletto con relativi punti in-
terrogativi esercita un certo effetto sull’animo ingenuo
del lettore, tanto più che in mezzo a citazioni di vere
opere d’arte pittorica e musiva, il Testi, con il con-
sueto sistema . . . scientifico, innesta la domanda : « E le
case e le chiese non erano tutte dipinte fin dal se-
colo xm?» E poi in nota, perchè il Testi parla sempre
col documento alla mano: « Si veda il brano scritto
nel 1495 del De Commines e citato da noi alla pag. 34 ».
Da ciò l’ingenuo lettore impara che quella bestia di
Lionello Venturi si è messo a scrivere di origini di
pittura veneziana, senza neppur sapere che nel se-
colo xm si eseguivano tante opere pittoriche da poter
ornare tutte le case, tutte le chiese di Venezia.

Innanzi a una tal prova schiacciante, mi son sen-
tito costernato ; tuttavia, con quel pochino di forza
che mi è rimasta vado a leggere il passo del De Com-
mines, e trovo che parla delle case dipinte anteriori
a quelle di marmo istriano, le quali ultime eseguite
dal 1395 al 1495 circa. A parte dunque quel secolo xiii
che è una mera fantasia del Testi ; è bene far notare
come case dipinte in contrapposto a case con marmi
significhi case decorate a colori, quasi sempre con
quella enorme complessità di decorazione offerta dal-
l’intonaco puro. Che meravigliosa rifioritura di opere
pittoriche, non è vero signor Testi, quella prodotta
dagli autori d’intonachi gialli o rossi?

Nè basta.

Quando si legge a pag. 286-87 che Antonio Ve-
neziano precorre Paolo Uccello e Andrea del Castagno ;
quando a pag. 456 il T. afferma che l’influenza di
un artista sopra un altro consta soltanto nel caso di
derivazione di tecnica e non di composizione, nel-qual
caso si tratta «di semplice suggestione», e osa chiamar
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