Canina, Luigi
L' antica Etruria marittima: compressa nella dizione pontificia descritta ed illustrata con i monumenti (Text 2) — Rom, 1849

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34 ETRURIA MARITTIMA

dicata collina. Da questa posizione non potevasi però scuoprire il mare quantunque
distasse non più di circa sette miglia ; perchè ne era impedita la veduta dal colle
anzidetto denominato i Monterozzi. Si trovava sovrastare la stessa posizione ad alcune
valli assai fertili e con acque sorgive in ragguardevole quantità. Non corrispondeva
però nella parte centrale del territorio che comunemente si attribuisce ai tarquiniensi,
ma alquanto più in vicinanza di quella parte della marina in cui aveva la foce il fiume
Marta anzidetto. Si è nella stessa parte del litorale che doveva esservi la stazione delle
navi che era propria dei tarquiniensi; poiché ivi sogliono avvicinarsi tuttora le navi che
caricano le merci, e tale luogo si distingue con il nome di porto dementino. Dalla stessa lo-
calità dovevano inoltre i tarquiniensi trarre il sale; perchè pure tuttora sussistono alcune
saline. La posizione accennata, che occupava la città di Tarquinia, è in generale dimo-
strata nella Tav. LXXIV, in cui è esposta la topografia del territorio tarquiniense uni-
tamente a quello degli altri popoli che si comprendono in questa esposizione.

La particolare topografia poi della città di Tarquinia e della vasta sua necropoli è
dimostrata nella Tav. LXXVL La più probabile disposizione che era stata data alla
cinta delle mura, che racchiudeva la stessa città, è determinata visibilmente dal diru-
pamento che circonda il colle su cui stava la città collocata. E dagli accessi, che tut-
tora si rendono praticabili in tale cinta di naturale dirupamento, si vengono a stabilire
con molta probabilità le direzioni delle vie che anticamente mettevano alle porle prin-
cipali della cinta della mura anzidetta^ quantunque non rimangano più alcune reliquie
ragguardevoli in opera né delle porte né delle mura ; e ben in otto o nove di siffatti
luoghi possono stabilirsi avere esistito altrettante porte, nel modo che si offre dimo-
strato nella citata Tav. LXXYI.

Rispetto alla costruzione delle mura è da osservare che sussistono soltanto mol-
tissime pietre dimesse tutto l'intorno dello stesso monte, che dimostrano chiaramente
essere state le mura anzidette costruite con l'opera approssimativamente quadrata so-
lita impiegarsi nei tempi che di poco precedettero o successero all'epoca della fonda-
zione di Roma; perciocché siffatte pietre, essendo di qualità suscettibile di una rego-
lare lavorazione, si poterono rendere facilmente a forma quadrangolare come compor-
tava lo stesso genere di struttura. Mentre in circa nella stessa epoca nei luoghi in
cui si avevano pietre, che non si potevano facilmente lavorare, s'impiegarono esse in simili
opere nella loro naturale forma poligona, come fu spesso osservato nella descrizione
delle mura di cinta delle diverse città etrusche comprese nei precedenti partimenti;
percui si venne a stabilire con validi documenti che la tanto vantata opera poligona
irregolare, denominata volgarmente ciclopea, era più propria dei luoghi e delle qualità
delle pietre somministrate da essi, che dei tempi. Dalle indicate reliquie delle mura
di Tarquinia, quantunque per la maggior parte scomposte, e solo conservate in alcune
piccole sostruzioni, si è potuto ritrarre la dimostrazione esibita nella parte superiore
della Tav. LXXVJI distinguendovi le reliquie superstiti con tinta più scura dalla parte
supplita in compimento che è più leggermente delineata. Servono le stesse reliquie di
sicuro documento per convalidare sempre più la surriferita opinione; giacché colle pietre
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