Canina, Luigi
L' antica Etruria marittima: compressa nella dizione pontificia descritta ed illustrata con i monumenti (Text 2) — Rom, 1849

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114 ETRURIA MARITTIMA

gati per il possesso che avevano, evidentemente in comune, del tanto rinomato luogo
sacro a Voltumna, nel quale si congregavano i rappresentanti dei principali popoli
dell'Etruria per trattare gli affari di generale interessamento, come già molte noti-
zie si sono esposte e come altre ne offriranno le particolari considerazioni sul me-
desimo luogo. Ai volsiniensi però si attribuisce una particolare divinità denominata
Nortia, come in particolare venne accennato da Livio indicando il vetusto uso che si
aveva di conficcare un chiodo negli edifìzj sacri per la numerazione degli anni. E que-
st'uso si riferiva in corrispondenza dell'anno 392 di Roma, come era praticato sino dalle
più vetuste età nel tempio della suddetta dea presso i volsiniensi (3); percui da questa
notizia si viene a dedurre la grande antichità di un tale popolo, ed anche avere la
indicata dea avuta una affinità con la Pallade dei greci che si credeva essere l'in-
ventrice dei numeri. Ma avere poi la medesima divinità corrisposto precisamente a quella
denominata Fortuna dai romani si dimostra con diverse memorie antiche (4). Quanto
può conoscersi delle età più remote sui medesimi volsiniensi porta a credere non avere
essi ricevuta alcuna ragguardevole influenza estera, come ebbero a partecipare i po-
poli dell'Etruria che abitavano più da vicino al mare. Tenendosi essi invece ad abitare le
regioni più interne, ed alieni del commercio marittimo, dovettero conservare più
strettamente quelle pratiche, che erano più proprie dei popoli indigeni. Ed è per
tale motivo che non venne appropriata ad essi alcuna di quelle origini favolose che
sempre hanno una qualche provenienza estera.

Sino dal primo ordinamento della ben nota società dei popoli dell'Etruria, che
si diceva essere stato stabilito da Tarconte dopo la caduta di Troja, come ampia-
mente si è preso a dimostrare nella descrizione sui tarquiniensi, ai quali apparteneva
il medesimo istitutore, si devono credere essere stati in esso compresi i volsiniensi;
perchè da Livio venne annoverata Volsinio, unitamente a Perugia ed Arezzo, tra le

medaglia in bronzo con testa di donna ed un cane o leone con l'epigrafe Fehu, la quale veniva malamente attribuita a Felsina,
ora Bologna. Dai romani si dissero comunemente i volsiniensi, VVLSINIENSES, come in particolare vedesi registrato replica-
tamente nei fasti consolari capitolini., ed anche VOLSINIENSES ; e quindi la loro città si disse in plurale, secondo il metodo te-
nuto verso altre vetuste città etnische, VOLS1NII, ed anche VVLSINII. Dai greci poi in singolare è indicato più comunemente il
nome della stessa città, Ovolaiviov, come si deduce da Strabone e da Tolomeo.

(3) Lex vetusta est, priscis litcris verbisque scripta, ut, qui praetor maximus sit, idibus septembribus clavum pangat ....
Volsiniis quoque clavos, indices numeri annorum , fixos in tempio Nortiao Etruscae deae, comparere ; diligens talium monu-
mentorum auctor Cincius affirmat (Livio lib. VII e. 3. ).

(4) Nil horum : verbosa et grandis epistola venit Favisset , si oppressa foret secura sencctus

A Capreis. Bene habet; nil plus interrogo. Sed quid Principis hac ipsa Seianum diceret hora

Turba Bemi? Sequitur Fortunam, ut semper, et odit Augustum.........

Damnatos. Idem populus, si Nurtia Tusco ( Giovenale Sat. X. v. 73 e seg. )

Alla spiegazione di quanto venne esposto nei surriferiti versi di Giovenale , per determinare la corrispondenza della dea Nortia
degli etruschi con quella denominata Fortuna dai romani, si riferisce primieramente l'interpretazione dedotta da un antico sco-
liaste dello stesso poeta, il quale scrisse: Fortunam vult intelligi poeta, quae apud Nurtiam colitur, unde futi Seìanus.
E quindi quanto venne esposto da Tacito sul medesimo favorito di Nerone (Annali lib. XV. e. 53.); e da Marsiano Capella
sulla stessa divinità dei volsiniensi (De Nupt. Philol. Lib. Le. 18. 9.); e parimenti la notizia esposta da Tertulliano
pure relativa alla medesima divinità dei volsiniensi ; Tolsinìensium Nortia, Ocriculanorum Valentia, Sutrinorum Hortia ( Apolog.
e. 24. e ad Nat. e. II. 8. ). Ed in seguito di tale notizia ne emerge la distinzione tra la dea Nortia dei volsiniensi , e
quella detta Ortia dei sutrini, che spesso , per la somiglianza del nome , fu l'una coll'altra confusa. Dalle seguenti iscri-
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