Serradifalco, Domenico LoFaso Pietrasanta di
Le antichità della Sicilia (Band 5): Antichità di Catana — Palermo, 1842

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(«8) Diod. in Excerpl. ex lib. XXII, § 7
e 14. — Plutar. in Pyrr. p. 398.

(29) Fu allora, che Valerio ne trasportò iti
Roma quel famoso orologio solare, il primo che
si vedesse nell'alma città, e che siccome abbia-
mo in Plinio [II. N. lib. VII, e. 5o), egli pose
su di una colonna presso i rostri.

(30) Cicer. in Verr. act. V, cap. ultimo.

(3.) Strab. lib. VI, pag. 417.— Plin. H. N.
lib. Ili, e. 8.

(32) Da una iscrizione su di un ceppo sepol-
crale che si possiede in Catania dall'egregio
mio amico sig. duca di Carcaci, pubblicata
dal canonico Alessi l'anno i832, e che noi ri-
portiamo alla pag. n, ricavasi come un Quin-
to Atilio Severo fosse prefetto di questo colle-
gio. Vedi il fregio alla parte II.

(33) Vedi il fregio alla pag. 3, n." 3.
Intorno a' fratelli Pii narrano gli storici , che
in un eruzione dell' Etna minacciante d'inva-
dere Catana , e che il canonico Alessi stima
anteriore all' olimp. LXXXI (Stor. Crit. delle
eruzioni dell'Etna. Disc. i°, nel voi. HI, de-
gli atti dell'Accad. Gìoenia p. 4g); mentre cia-
scuno affrettavasi a porre in salvamento le pro-
prie dovizie , Anapia ed Ànlìnomo , stimando
nulla esser più prezioso che la vita de' genito-
ri, se li recarono sulle spalle. Ma perchè il peso
ond' eran gravati rendeva meno celeri i loro
passi, vennero raggiunti dalla lava., la quale,
quasi rispettar volendo la loro filiale virtù, bi-

)
partissi in modo da lasciar loro libero il passo.
Questo atto generoso, di che i Catanesi vol-
lero onorar la memoria con apposito medaglie,
inspirò pure a Silio Italico ( lib. XIV ) i bei
versi che qui riportiamo:

Tu, Caline, nimium ardenti vicina Typheo,
Et generasse pios quondam celeberrima fra-

[tres.

Vedi Val. Max. lib. IV, e. 4. —Strab. lib. VI.
— Pausan. lib. X, e. 28.

(34) Teophrast. apud Athen. lib. 1.

(35) Vedi più sopra la nota 4-

(36) Plat. Dialog. X.—Aristot. De Repub.
lib. Il, e. 12. — Stob. Serm. l\$.—Eraclit.
Pont. pag. 998. — lamblie. Vii. Pythag. —
Porfir. FU. Pythag. p. 3o. —Diod. lib. XII,
e. 4-—jElian lib. II, e. 17.

Caronda fu quello che institui scuole mante-
nute a pubbliche spese perchè i giovani vi si
potessero istruire (Diod. XII, e. 4)- Le sue
leggi erano scritte in versi, secondo il costume
dei tempi.

(37) Athen lib. XIII, e. 19: Pilhon, sive
Catanensis, sive Byzanlinus. Plutarco (in Ti-
mol.), e Diodoro (lib. XVI) lo vogliono assolu-
tamente di Bizanzio.

Ateneo novera fra le di lui poesie F Agena,
favola satirica ; ma non lascia di sospettare che
forse apparteneva ad Alessandro.

(38) Ferrara Storia di Catan. p. 483.

astata

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