Serradifalco, Domenico LoFaso Pietrasanta di
Le antichità della Sicilia (Band 5): Antichità di Catana — Palermo, 1842

Page: 103
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NOTE

PER LA PARTE NONA (CONCLUSIONE)

(i) Perchè gli Egiziani nell'astronomica loro
scienza, nella loro religiosa dottrina, ne' loro
usi e costumi, nelle opere d'industria e di arti
non imitative ed imitative, e particolarmente
nella loro architettura, offron con gl'Indi no-
tevoli conformità, si è da molti pensato che le
arti e le scienze dell' Egitto fossero derivate
dall'India. Ed in vero, l'uniforme credenza di
questi due popoli sulla trasmigrazione delle a-
nime, e sul loro riassorbimento nell' essenza su-
prema; gl'immensi sotterranei di Ellora consi-
mili a quelli della Tebaide; i sostegni corti e
massicci degli edifici; il loto e la palma, sim-
boli favoriti di entrambi questi popoli, e la ri-
gidezza ed inflessibilità delle forme ne' simula-
cri agl'Indi ed agli Egizi comuni, sembran dare
appoggio a siffatta conghiettura.

Però ove si ponga mente alle circostanze con-
simili, che in questi due paesi concorsero, ed al
naturalo andamento delle arti nella loro infan-
zia, senza ricorrere ad una affiliazione di cui la
tradizione e la storia non offrono alcuna trac-
cia, si vedrà di leggieri uguali cagioni dover
partorire risultamenti consimili. Difalti il clima
cocente nel quale questi popoli vivono ugual-
mente; gli ampi fiumi, il Gange ed il Nilo, che
scaturendo da monti elevati, e straripando an-
nualmente nelle parti più basse ne fertilizzano
prodigiosamente le terre; la ninfea, il loto, l'al-
bero de' benani, la palma e la canna che vege-
tano sulle loro sponde; e finalmente le aride
rocche , che a guisa di semicerchio le circon-
dano, son tutti elementi d'innegabile somiglian-
za fra l'uno e l'altro paese.

Venendo però alle arti, ed in particolare al-
l'architettura ed alla statuaria, è ad ognuno pa-
lese come in tutti i primi saggi la difficoltà
di conciliare la solidità con la leggerezza sia
stata cagione di pesantezza ne' sostegni degli
edifici, e come l'incapacità di rappresentare le
sempre variabili apparenze del movimento e
della espressione , abbia necessariamente pro-

dotto rigidezza nelle forme e negli atteggia-
menti. Non è quindi a maravigliare se per
siffatti motivi noi scorgiamo in ambo i paesi
talune conformità, che nella infanzia dell'ar-
te, posson dirsi comuni a tutti i popoli dell'u-
niverso.

Ciononpertanto, se i monumenti dell'India e
dell'Egitto offron tra loro talune analogie, che
potrebbero indurre sospetto di filiazione , altre
cose e non poche presentano, che dimostrano
il contrario. L'India possiede pochi monumenti
isolati, e le opere più ammirevoli della sua ar-
chitettura sono gl'immensi scavamenti praticati
nelle viscere delle montagne, siccome quelli di
Elefanta e di Ellora, ne' quali è da ammirare
più la perseveranza, che la valentia de' costrut-
tori. Gli Egizi all'incontro, mentre sono al pari
degl' Indi meravigliosi ne' sepolcri e dimore
sotterranee, veggonsi su questi di gran lun-
ga primeggiare ne' monumenti isolati , come
per esempio i tempi di Tebe e le piramidi di
Memfì, nelle quali, immense masse di granito
trasportate a grandi distanze e tagliate e riu-
nite nella più solida ed ingegnosa maniera, pa-
lesano incontrastabilmente estesi poteri mecca-
nici ed arte provetta. Inoltre le forme ed i prof-
fili dell'architettura egizia sono affatto diversi
dall' indiana ; e mentre i monumenti di questi
ultimi ci mostrano le medesime modanature
pesantemente ed insipidamente ripetute all'infi-
nito, quelle onde si ornano gli edifici' dell'E-
gitto , veggonsi costantemente con leggiadria
variati. Su di che osserva opportunamente M.
Gau [Antiqu. de la Nubie introd. pag. vii) ,
che la complicata ed infinita ripetizione delle me-
desime modanature degli edifìci» dteHTndostan,
anziché apprestarci argomento delle loro ante-
riorità, è più presto una prova della degene-
razione dell'arte, e quindi ne argomenta, che
i monumenti dell'India debban riguardarsi co-
me posteriori a quelli della Nubia e dell'Egitto.

Nò solamente uell'architetlura, ma nella sta-
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