Serradifalco, Domenico LoFaso Pietrasanta di
Le antichità della Sicilia (Band 5): Antichità di Catana — Palermo, 1842

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NOTE

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PER LA PARTE TERZA

(i) Diod. lib. XIV, e. %

« Imilcone ordina a Magone di navigare verso
« il monte che chiamasi Tauro occupato allora
« da' Sicoli con gran numero di gente, ma senza
<r condottiero fisso. A. costoro in addietro avea
<r Dionigi conceduto il territorio de' Nassì, ma al-
« lora si eran posti su qnel colle fidati alle pro-
« messe d'Imilcone; il quale colle, essendo per
« natura forte, non solamente in qjell'incontro,
« ma sì bene dopo questa guerra essi abitaro-
« no, avendolo cinto di mura, e la città fonda-
le tavi dal lor restare presso il monte Tauro chia-
<l maron Tauromenio 3.

Strabone (lib. VI, pag. 268) dice, che Tau-
romenio fu fondata da' Zanclei d'Ibla. Or per-
chè questo passo non venisse in aperta contrad-
dizione con ciò che narra Diodoro, bisogne-
rebbe supporre che il geografo sotto il nome
di Zanclei d'Ibla avesse inteso dir Sicoli, es-
sendo le due città Zancla ed Ibla di origine
sicola, come ricavasi da Tucidide lib. VI.

Ma anche ciò non scuserebbe Strabone di
inesattezza; perciocché all'epoca della fonda-
zione di Tauromenio non esistevano da più se-
coli popoli che si addi mandassero Zanclei, nò
si scorge da alcuno storico, che i Sicoli di
Zincla fossero passati ad abitare in Ibla. Ond'è
che noi ci arrestiamo all' autorità di Diodoro ,
il quale come scrittore nazionale e degno di
maggior fede.

E qui ci sembra opportuno ricordare gli er-
rori di altri scrittori notati da M. Raoul-Ro-
chette filisi. Crii, de l'E tabi, des Colonies
Greci/ues toni. TV, pag. 92, n.° 1), cioè quello
diSaillace, che nel suo Periplo nota come con-
temporaneo Nasso e Tauromenio, mentre sap-
piamo da Diodoro, che quest' ultima fu fon-
data 37 anni dopo distrutta la prima ; quella
di Plinio e di Solino , che suppongono Tau-
romenio fondata nel sito di Nasso; quello di
Conone, che nomina Tauromenio come esistente
nel tempo di Astiage e di Giro ; e finalmente
quello di Scimno da Chio , che pone Tauro-
menio vicino ad Imera.

(2) Diod. lib. XIV, e. 88.

(3) Diod. lib. XIV, e. 96.

(4) Fra le medaglie tauromenitano pubbli-
cate dal Torremuzza se ne veggono tre (Tav.
LXXXIX, 11." | , 5 e 7) che sono ritratti, e
perchè cinti di diadema, palesano riferirsi a
principi. Noi però non conosciamo che due soli
tiranni di Tauromenio, cioè Andromaco e Tin-
darione ; egli è dunque molto probabile che la
prima di queste medaglie, rappresentando un
uomo di età provetta, possa riferirsi ad Andro-
maco, e che una delle altre due rappresenti
Tindarione, tanto più che a' tempi in che vissero
questi tiranni, contemporanei di Dionisio e di Pir-
ro, eran già le arti venute ad alta perfezione.

Queste medaglie veggonsi da noi riprodot-
te nel fregio alla pag. 3t , co' numeri 2 , 3
e 4, avvertendo che la medaglia di n.° 3 non
è stata copiata dal Torremuzza, ma fedelmente
ritratta da due consimili ben conservate monete.
Né lasccrom di osservare che tali medaglie sono
tanto più rilevanti, in quantocbè portano nel ro-
vescio il toro, che secondo FEckhel (D. N. V.
t. I, p. 24S), allude al nome del monte Tauro
sul quale era fabbricata la città.

(0) Diod. lib. XVI, e. 7.

Da ciò è derivato che in molte medaglie di
Tauromenio vedasi rappresentato Apollo Arca-
geta , in ricordanza dell' ara che i Nass'i , sin
dal loro arrivo, aveano innalzata in riva al mare
a questo nume, e che insieme col simulacro esi-
steva fino al tempo di Cesare, come si scorge
da un passo di Appiano, ove parlando di que-
sto principe dice: ad Archagetam appuh'l pre-
natus Deum, posilis ibi castris, oppugnaturus
Tauromenium.Est aulem Archagela Apollinis
parva statua, quam primum dedicaverant
Naxii coloni, missi in Siciliani (Bell. civ. lib.
VI, pag. 734)- Noi quindi abbiamo stimato op-
portuno riprodurre due di queste medaglie nel
fregio della pagina 3i, n.° 1 e 5.


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