Serradifalco, Domenico LoFaso Pietrasanta di
Le antichità della Sicilia (Band 5): Antichità di Catana — Palermo, 1842

Page: 98
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NOTE

PER LA PARTE QUINTA

é*

(,) Diod. XIV, e. SI-
NODI deve tacersi però che, siccome abbiamo
in Pausania (lib. IV, e. 26), dopo che gli Spar-
tani furori -vinti a Leutre da' Tcbani, questi in-
vitarono i Messen'f dell'Italia e della Sicilia a
ritornare in Grecia, ciò che costoro si affrotta-
ron di fare. Divennero poscia amici di Filippo,
e fu questo il motivo per cui i Messem fra tutti
i Greci fossero i soli che non si trovassero alla
battaglia di Gheronea.

(2) Ignorasi cosa fossero cotesti Medimnei, e
la storia non ricorda alcuna città di un tal no-
me; il che farebbe sospettare qualche alterazione
nel testo di Diodoro. Ci sembra però opportuno
di osservare che il medesimo storico (lib. XVI,
e. 9) descrivendo il cammino di Dione, da Mi-
noa, ov'egli sbarcò, a Siracusa, nomina succes-
sivamente gli Agrigentini, i Geloi, i Siculi ed
i Sicani che occupavano i luoghi mediterranei,
1 Camerinci, e finalmente M3.S1v0.iovs. Questa
circostanza dunque ci fa conoscere 1' esistenza
di un popolo il di cui nomo offre una sensibile
analogia co' Medimnei di che sopra e parola,
e la loro dimora in un luogo poco discosto da
Camerina.

Or ricercando fra le vicinanze di quest'ultima,
noi non troviamo che la sola città di Mendae,
la quale convenir possa alla situazione richie-
sta, e il di cui nome offre bastevole analogia
con quello usato da Diodoro. E sebbene il Bcr-
kelio abbia variata in Msyat la voce MeySat,
pure si sa che tutti i manoscritti di Stefano re-
cano MsyJou.

(3) Diod. XIV, e. 78.

XCI,

(40 Torrcmuzza Sic. Vet. Num. tav.
n.° 3, 8, 9, io, 11.

Noi riproduciamo duo di queste medaglie nel
fregio alla pagina 48 , segnate co' numeri
1 e 3.

(5) Sii. Ital. lib. XIV v. 207 e 208.

(6) Diod. XIV, e. 78.

(7) Diod. 1. e.

Il Vesselingio annotando questo passo di Dio-
doro, muove qualche difficoltà,non sapendo per-
suadersi come in breve tempo abbia potuto Tin-
daride aver tanta forza da eseguire le imprese
rammentate da Diodoro, e come Dionigi, il
quale aspirava a signoreggiare l'intera Sicilia,
comportate le avesse. Cesserà però ogni diffi-
coltà ove si supponga che i Tindaritani agis-
sero nello interesse e sotto la protezione del ti-
ranno siracusano di cui Agiride era alleato, e
che talune delle imprese accennate dallo sto-
rico si riferissero ad un tempo posteriore alla
morte di Dionigi.

(8) Diod. XVI, e. 79.

(9) Diod. Excerpt. ex lib. XXII, § i5.

(io) Diod. Excerpt. ex lib. XXIII, § 5".

(n) Diod. Excerpt ex Kb. XXIII, g 7.

(12) Fra le medaglie di Tindari sinora co-
nosciute, non se ne vede alcuna che porti l'im-
magine di Mercurio, ma bensì il di lui cadu-
ceo, siccome è quella che riportiamo nel fregio
alla pag. 48, fig. 2.

(i3) Cicer. in Verr. Or. V, e. 47.

(i4) Cicer. in Verr. Or. IV, e. 4°-

(i5) Cicer. in Verr. Ili, § 44.

(16) Appian. De Bello Ciò. lib. IV, e.
116.

(17) Plin. //. IV. lib. Ili, e. 8. —Vedi Clu-
ver. Sic. anliq. lib. Il, pag. 299.

(18) Plin. //. N. lib. Il, e. 92.
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