Bullettino di archeologia cristiana — 3.1865

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questa promiscuità, anche gli archeologi meno orlo-
dossi finalmente hanno rinunciato: ed ogni uomo dotto
e fornito di vera critica imbaltcndosi in qualche ra-
rissimo caso d'una stanza, la quale non sembri cri-
stiana, communicante in alcuna guisa col cristiano ce-
mclero, ne cerca le singolari ragioni, o le prove del
fortuito incontro di due diversi ipogei, ma punto non
pensa a fondare sopra esempi singolari ed incerti teo-
rie contradetle dalla storia più autentica e dall'immensa
famiglia de'sotterranei monumenti (1).

Ho detto che alla stanza delineala dall'Agincourt
oggi si accede da un ipogeo cristiano; imperocché nella
via cemeteriale, nella quale penetrai dall' acquedotto,
ho trovato un cubicolo adorno di singolari pitture sim-
boliche e bibliche, la cui dichiarazione sarà il sog-
getto principale del mio discorso. Coleste pitture non
sono fatte da un artista; ma o un fanciullo od un
rozzo fossore al tulio ignaro dell'arte del disegno trac-
ciò colla punta de! pennello nell' intonaco fresco le
scene bibliche com'egli le aveva vedute le cento volte
cingiate nelle pareli de'cemeteri e degli edificii, nei
sarcofagi, Be'vetri ed in ogni maniera di arnesi sacri
e domestici. In una parola gli affreschi del cubicolo
predetto spettano piuttosto alla classe dei gradili, che
a quella delle opere d'arte: e sono, come i graffiti,
rozze e curiose reminiscenze de' monumenti, dei co-
stumi, degli avvenimenti storici, improntale di quel-
l'ingenua spontaneità ed irriflessione , e di quella
vivace allusione ai falli contemporanei, che dànno un
singolare pregio a siffatte puerili e volgari caricature.
Di questo pregio sono fornite le rozze immagini, che
testé ho scoperto; e con esempio fino ad oggi unico
ne'monumenti cristiani alludono propriamente a quel-
l'episodio della gran lotta Ira il paganesimo ed il cri-
stianesimo, del quale oggi tanto si parla, per cagione
della statua d' Ercole studiosamente nascosta sotto il
piano del teatro di Pompeo. Accennerò per via som-
maria i soggetti di queste scene, e mi fermerò poi
su quella, che merita l'onore d'islorico ed accurato
commento.

Nella pagina quarta di questo foglio sono deli-
neate le sconciature dipinte nelle tre pareti del cu-
bicolo. Nella parete destra si vede in primo luogo la
scena 1, che ricorda le notissime pillare e sculture
ritraenti Lazaro imbalsamato e legato a guisa di
mummia nel monumento, ed il Salvatore, che a vita
lo richiama. Poscia (n. 2) viene Giona precipitato dalla
nave, ricordo anch'esso di composiziomi solenni del-
l'arte cristiana; e similmente dee dirsi del Giona sotto
la cucuzza, del paralitico, che porla sulla spalla il suo
letto, del Mose percotcnte la rupe delineati nella pa-
rete di fronte (n. 3, 5, 6). Ivi però è una scena, in
parte mutila (n. 4>, il cui soggetto non è chiaro come
quelli delle rimanenti. Paragonandola con le immagini

[i, V. la mia Roma sott. T. 1 p. 65, 6fi, 92, 93.

della parete sinistra n. 9, potrei congetturare, che in
ambedue sia ripetuto il sacrificio d'Isacco. Ma quanto
questo è chiaro nelle ligure del num. 9, ove l'imma-
gine del piccolo Isacco porlanlc le legna pel sa-
crifizio è manifesta, altre!tanto è incerto ed oscuro
in quelle del n. 4 ; ed amo meglio lasciare in so-
speso il giudizio intorno al soggetto della scena con-
Irovcrsa. L'ara però delineata presso quella scena mi
fa assai inchinare verso la proposta interpretazione.

Il gruppo d'immagini, che è novissimo, e che
slimo scoperta assai curiosa ed importante, é quello
delle due scene 7, 8. La seconda è in parte perita;
ma è facile supplire le figure che mancano, essendo
evidente alla nota composizione dei fanciulli babilonesi
nella fornace riferirsi la superstite immagine orante.
La scena però che segue è un' aggiunta di capriccio
dell'autore di colesti scarabocchi; il cui prototipo non
troviamo nelle opere dell'antica arte cristiana, e che
manifestamente ritrae un fatto popolare, o piuttosto
ad esso allude solto il velame d'una biblica istoria se-
condo il genio del vetusto simbolismo da me più volle
dichiarato (1). Una statua eretta sopra la sua base, che
con la destra tiene un arnese, il quale sembra la pa-
lerà, con la sinistra s'appoggia ad un lungo scettro,
è fatta segno agli insulti ed alle violenze di due che
la vogliono spezzare ed atterrare. Uno le mira alla
testa per colpirla lanciandogli contro il sasso, che im-
pugna colla destra; l'altro ha legato una fune al col-
lo del simulacro , e si sforza di tirarlo giù dalla sua
baso e rovesciarlo a terra. Che quella statua sia d'una
pagana divinità, il goffo disegno ben lo lascia ravvi-
sare: la slimo di Giove piuttosto che d'altra deità; e
non d' un imperatore, dappoiché nei secoli, ai quali
spella la scena, le statue imperiali non solevano farsi
nude e quali l'autore dello scarabocchio qui ce la rap-
presenta. Egli dunque volle alludere al simulacro, cui
i fanciulli babilonesi negarono l'adorazione; ma ben-
ché non si legga nel sacro testo, che quell'idolo fosse
lollo ed atterrato, pure egli ciò immaginò per deli-
ncare una scena de'tempi suoi, e per alludere all'a-
bolizione del culto degli idoli ed alle popolari violenze
avvenute nel trionfo del cristianesimo sul paganesimo.
11 quale punto essendo di molla importanza nella sto-
ria cristiana ed artistica, ed il rozzo schizzo oggi da
me divulgato dipingendoci al vivo una di quelle scene
nella metropoli del mondo romano con esempio fino
ad ora unico ed al tutto inaspettato, fa d'uopo ragio-
narne con cura, ed interrogare l',istoria ed i monu-
menti. Perciò l'articolo seguente sarà sopra le vi-
cende delle statue pagane in Roma solto gli impera-
tori cristiani.

(1) Vedi sopra lutto la pittura divulgata nel Bull, d' Ottobre 18G.J,
ore la visione del monogramma apparso nel cielo a Costantino è simbo-
leggiata nella stella dei magi.
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