Bullettino di archeologia cristiana — 3.1865

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mezzo ài quali è poslo il tripode, non sembrano at-
teggiati ad un rito religioso; e i due per i quali è im-
bandita la mensa, non sono oranti, ma lietamente sie-
dono a cena. Stimo adunque che questa sia una rap-
presentanza della prima specie; simbolo cioè della vita
beala e del celeste convito, non disgiunto dal ricordo
e dal simbolo del cibo divino, che a quella bealitu-
dine ed alla risurrezione prepara i fedeli di Cristo.
Questo gruppo è posto in fondo all'ambulacro prin-
cipale dell' ipogeo, dirimpetto alla porla; è il centro di
tutte le scene bibliche ed allegoriche schierate nelle
pareti laterali. La fede nella risurrezione de'corpi e
nella vita beata delle anime aspettanti quella risurre-
zione è il pensiero supremo e per così dire il fondo di
tutto il simbolismo biblico sepolcrale ; a questo alludo-
no e il Daniele illeso tra i leoni e Noè nell'arca e la
colomba noetica; a questo premio aspirano e il pesce
che preso dal pescatore evangelico nelle acque mondane
rinasce in quelle del battesimo, e il gregge dei battez-
zati obbediente alla voce del pastore, che disse io sono
la risurrezione e la vita, e i tralci che fruttificano, men-
tre gli infruttiferi sono tagliati e gittati al fuoco. Ma il
nutrimento, il pegno, la condizione necessaria di quella
speranza è il cibo eucaristico; e perciò tutte le parabole
e le storie del ciclo pittorico primitivo effigiate nel
nostro arcaico ipogeo si assommano nella scena, ove
al simbolo del convito eternale, termine ultimo della

speranza cristiana nell'altra vita, è accoppiato ed im-
medesimato quello del divino viatico dato ai peregrinanti
nella vita presente. I due sedenti in sì alto e felice
termine sono verisimilmente i primi nell'ipogeo sepolti,
o coloro che viventi prepararono ed ordinarono il no-
bile sepolcreto. Questa interpretazione non è arbitra-
ria, ma fondata nello studio comparativo de' monu-
menti antichi e sopra i punti più saldi della scienza
simbolica cristiana : potrà forse essere da altri in
parte modificata, mi non sostanzialmente mutata. E
l'indole di siffatta composizione, e la sua artistica somi-
glianza con le scene sculte nelle stele greche fanno eco
alle tante altre prove, che abbiamo, del carattere ar-
caico delle pitture da me brevemente interpretate.

Ora dovrei cercare se da questo primo abbozzo
si svolsero poi le ricche e variate rappresentanze del
ciclo del pesce in ordine all'eucaristia. Ma un sì arduo
ragionamento mi farebbe penetrare entro le pili re-
condite parli del vasto tèma, che ho già prenunziato
non poter capire dentro le angustie di questo foglio.
Lasciando adunque da banda ciò che non saprei in
brevi parole convenientemente spiegare, rimane il terzo
dei punti da principio prefissi al mio discorso ; lo
studio cioè di trarre dalla nuova scoperta alcuna luce
sulle origini della pittura cristiana, sulle leggi e sul-
l'indirizzo di quell'arte nei suoi cominciamenti. Di
ciò parlerò in imo dei bulletlini seguenti.

Del sarcofago di S.

Negli articoli precedenti ho più volte dato alla
celebre santa Petronilla il gentilizio Aurelia: ed ho
fatto menzione del sarcofago di lei trasferito dal ce-
melero di Domitilla.al Valicano. Or poiché queste
notizie sono in parte inaudite, in parte poco cono- ,
sciute, brevemente ne accennerò le fonti e la concor-
danza con le scoperte sopra narrate. Gli antichi cro-
nisti Sigeberto Gemblacense e Romualdo Salernitano,
ai quali fanno eco molti vecchi e moderni scrittori,
raccontano che Paolo I papa trasferì dal primitivo silo
alla basilica vaticana le reliquie di Petronilla col sar-
cofago marmoreo insigne per l'iscrizione incisavi sopra
da s. Pietro medesimo (1). La più vetusta testimonianza
di questo fatlo si legge nel codice delle vite de' papi
di Marquardo Freher; ove l'iscrizione è riferita così:
AVREAE PETRONILLAE F1L1AE DVLCISS1MAE (2).
L'epiteto o nome Aureae, poco verisimile, da alcuni è
stalo cancellato (3): l'intera iscrizione, che l'ingenuità
degli uomini del secolo IX credette autografa di
s. Pietro, ha destalo qualche sospetto sulla sua au-
tenticità (4). Ma essa è sincerissima, e la vera lezione

(1) V. Pertz, Monum. Germ. hist.T. Vili p. 332; Muratori, Script,
rer. ital. T. VII p. 143; Panvini ap. Mai, Spicil. Hom. T. IX p. 238;
l.ancellicri, De secr. basii. Yat. p. 966 e segg.

(2) V. Cancellieri, I. c. p. 968.

(3) V. Jlarini ap. Mai, Script. Vet. T. V p. 444, 4.

(4) V. Bolland. Acl. SS. T. V. Maii p. 771.

Aurelia Petronilla.

ne la seguente: AVUELIAE PETRONILLAE FILIAE
DVLCISS1MAE. L'ho trovata nel codice di Pietro Sa-
bino serbato nella biblioteca Marciana in Venezia: e
quel dotto uomo , il primo collettore di epigrafi cri-
stiane dopo rinate le lettere, vide quest'epitaffio apud
altare marmoream, quod rex Francorum erexit in
honorem s. Petronillae ( cod. Marc. Lai. X, 193
p. 281, b). In fatti il re Ludovico XI nel 1474 fè
ristorare 1' altare della predetta santa ; ed allora ne
tornò alla luce il sarcofago. Ciò imparo da una lettera
del papa Sisto IV al re Ludovico ; ed ivi della rin-
venuta arca è scritto : extant ab omnibus ipsius
arcae capitibus delphìnes quatuor, velati custodes et
veneralores tam gloriosi sepulcri (1). Queste notizie
sono preziose e meriterebbero un ampio commento.
Per lo scopo della breve nota , eh' io detto , basterà
l'osservare, che il sepolcro di Petronilla trasferito dal
cemelero di Domiti Ila al Vaticano fu un sarcofago
ornato delle immagini di delfini, appunto come sar-
cofagi e di simili fogge furono i più antichi sepolcri
di quel cemetero. L'iscrizione scritta nella fronte di
quell'arca è del primitivo semplicissimo stile; e pro-
priamente della formola epigrafica dominante nella
più vetusta famiglia d'iscrizioni cristiane, quelle del
cemetero Ostriano, ove è tradizione che s. Pietro abbia

(1) Marlene, Vet. Script, collect. T. 11 p. 1470.
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