Bullettino di archeologia cristiana — 3.1865

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DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA

DEL CAV. GIOVANNI BATTISTA DE ROSSI

ANNO III. Roma Luglio 1865. N.° 7.

Degli ipogei cristiani scoperti nella villa Patrizi.

Nei bullettini di Febbrajo e di Marzo ed in quelli
degli ultimi mesi dello scorso anno ho più volle an-
nunciato le scoperte dì cristiani ipogei fatte nella villa
Patrizi presso la via Nomentana. Le dobbiamo alle
generose cure ed all' amore per le sacre antichità dei
nobili proprietarii, che a loro spese hanno cominciato
e per lungo tratto continuato le escavazioni. Due sono
le scale rinvenute, che discendono a sotterranei : della
maggiore ampia e profondissima ho dato un cenno
nel Decembre 1864 (p. 95) ; della seconda, che è più
angusta e sterrala solo a fior di terra, nel Marzo del
corrente anno (p. 24). Poco distano l'ima dall'altra;
e pure, a mio avviso , discendono a due diversi e
distinti ipogei. Le future escavazioni ci mostreranno
se la mia opinione è vera o falsa. Intanto m'accingo
a dare qualche notizia intorno ad ambedue gli ipogei
ed ai monumenti quivi disotterrali.

Dalla vigna ed orli posseduti prima dai Petroni,
poscia dai Bolognetti presso la porta Nomentana, ed
ora incorporati alla villa Patrizi, nei passati tempi
sono venute più volte in luce memorie sepolcrali cri-
stiane. Il Doni vide quivi un grande sarcofago di
marmo coli'iscrizione di una giovanetta cristiana de-
posta nell'anno 388 (1): il Fabretli l'epitaffio d'un
prete eh' era stato ramingo terra marique prò nomine
Christi (2), e quello d'una Aurelia Marciana CIVES
PANNONIA fattogli dal marito e dalla figlia (3). Que-
ste memorie spettano a sepolcreti di tempi diversi e
di condizioni diverse. Il grande sarcofago del 388
probabilmente fu collocato sopra terra nei portici di
qualche basilica, ed in un cemetero a cielo scoperto :
forse contemporaneo o poco più antico è il verboso
e rozzo elogio del prete Vittore. Al contrario l'epi-
taffio di Aurelia Marciana, che comincia dalle pagane
sigle D. M. S., sembra di secolo assai migliore; ed
è similissimo a quelli de' militi pretoriani, tra i quali
molti erano gli oriundi dalla Pannonia (4), e dei
quali, per la vicinanza del loro castro, nei dintorni
della porta Nomentana sono numerosi i sepolcri. A

(1) Inscr. christ. T. I p. 164 n. 372.

(2) Inscr. domest. p. 329 n. 484.
{3) L. c. p, 164 n. 295.

(4) V. Henzen, Ann. dell' Ut. 1864 p. 15 e Kgg.

questi monumenti ottimamente s'accordano quelli, che
le recenti escavazioni hanno messo in luce. Appunto
un grande sepolcreto costruito all' aperto è slato ri-
conosciuto in un' area, in mezzo alla quale sono ap-
parse le fondamenta e le vestigia d'una piccola basi-
lica di forma quadrilunga con la sua abside; dinanzi
al cui vestibolo la grande scala, di che ho parlalo ,
discende agli ipogei. Poco discosta da questo sepol-
creto è la scala minore, nelle cui pareti sono inca-
vati loculi della consueta forma cemeteriale. Dalle
rovine di questo descenso sono state raccolte basi di
colonnine, che sembrano averne adornato la porta od
il vestibolo, e due transenne di marmo sottili, qua-
drilunghe e di piccole dimensioni, che certamente
furono affisse alle fenestre di queir ingresso. Ivi an-
che è apparsa la seguente mutila iscrizione.

.....IISIYS MIL1X COHS

.....<iSTVS FKTER FF ÀTRI

.....EMERENTIIOSYIT QVIV

....."ANN1SXXXINIACE p

Le lettere sono rozzamente tracciate ed imperfette; ma
è facilissimo il leggerle cosi: {Dio)nisins milix (miles)
cohortis sextae ... .stus fr{a)ter fratri {benemerenti po-
stiti qui v(ixi)t annis XXX in pace. Il nome del de-
dicante è arduo a supplire, la prima lettera super-
stite sembrando un mezzo N , che dà la sillaba non
latina NSTVS. Nel principio di ciascuna linea man-
cano tre sole lettere; e perciò, se giusta l'ordinaria
legge dopo il COHS {cohortis sextae) fu scritto prae-
toriae almeno colla sigla PR, rimarrà appena lo spa-
zio d'una lettera per quel nome. Forse quello che
sembra un mezzo N è un V male formato (e di let-
tere imperfette ed informi abbonda il titoletto); nel
quale caso facilissimo è leggere sVSTVS. La rozzezza
di quest' epitaffio non è da attribuire al fossore cri-
stiano, ma al milite medesimo, che con un ferro e
con mano inesperta segnò in pietra le lettere ; impe-
rocché non minore è la barbarie degli epitaffi pagani
posti da militi pretoriani testò rinvenuti tra la No-
mentana e la Tiburtina (1). L'apparizione di questa
epigrafe e la memoria della Aurelia Marciana CIVES

(1( V. Henzen, I. c.
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