Bullettino di archeologia cristiana — 3.1865

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Notizie

BRUXELLES. - Disegni di Filippo de Wingne
ritraenti monumenti sotterranei e sarcofagi cri-
stiani di Roma. Nella storia letteraria degli studii fatti
intorno alle catacombe romane la maggiore lacuna è quella
de' disegni di Filippo de Winghe, che col Ciacconio e col
Macario, prima che il Bosio avesse cominciato le sue esplo-
razioni, si die' in Roma alla ricerca dei monumenti sotter-
ranei e molti ne delineo. I manoscritti del Macario e del
Ciacconio sono ricuperati (1); ma di quelli del de "Winghe
è perduta la parte forse più preziosa, il frutto cioè dei sot-
terranei lavori di lui. I disegni, la cui perdita lamento ,
non erano, a mio giudizio, di quei soli monumenti, che poi
il Bosio vide e pubblicò: ma anche di pitture e sculture ed
iscrizioni, delle quali ogni memoria è perita. Ciò raccolgo
da parecchi indizi , ed anche da una lettera del celebre
Peiresc al cav. del Pozzo scritta da Aix il 13 Luglio 1632,
conservata nella biblioteca della Scuola di medicina in Mont-
pellier, cod. 271 volume li p. 38. Ivi si legge: Staremo
aspettando i disegni delti cemeterii del Bosio, stimando che
l'opera sarà di sommo frutto ; ma credo che vi si potreb-
bero far gionte utilissime, havendo veduto disegni di pitture
Christiane antiche cavate da cotesti cemeterii, di cose che non
ho vedute osservate dal Bozio etc. I disegni-, ai quali il
Peiresc allude, sono, senza dubbio , quelli del fiammingo
de Winghe. Or bene il mio desiderio di ricuperare questi
perduti lavori è stato testò almeno in parte appagato per
la vendita d'un manoscritto fatta in Bruxelles e per la rara
cortesia d'un sommo bibliografo. Il manoscritto è di mano
di un grande amico del predetto Peiresc, del dotto antiqua-
rio Claudio Menestrier morto nel 1639: e contiene disegni
coloriti di pitture cemeteriali romane, di sepolcri sotterranei
con iscrizioni, di sarcofagi ed anche la pianta delle cata-
combe di s. Sebastiano, che sapevamo essere stata dal de
Winghe delineata, ma ne era smarrita ogni traccia. Il eh.
sig. Ruelens conservatore della biblioteca reale di Bru-
xelles, uno de' più dotti uomini del Belgio e bibliografo di
prima classe, veduto il manoscritto e conosciutone il pregio,
con generoso pensiero decise quel singolare tesorelto non
alla reale biblioteca, che a lui deve già tanto, ma a Roma
dover essere mandato. Perciò ne fe' l'acquisto per me ; ed
il codice ò ora nelle mie mani. Perchè le pubbliche grazie,
che rendo al eh. Ruelens per tanto favore , sieno quali le
vuole il suo liberale e provvido divisamente , accennerò
con poche, parole ai lettori il merito del manoscritto di
Claudio Menestrier.

Il volume è di pagine 256 in quarto; le prime 180 in

(l) Roma sott. T. I p. 14. e segg cf. Bull. 1864 p. 88.

circa sono occupate da disegni di sculture, di gemme, di
cimelii d' ogni maniera, di iscrizioni numerosissime spettanti
alla profana antichità ; le seguenti sono piene di monumenti
cristiani. Paragonando ambedue le parti col codice epigra-
fico di Filippo de Winghe serbato nella reale biblioteca di
Bruxelles (1) chiaro apparisce, il Menestrier avere trascritto
il massimo numero delle sue iscrizioni dalle carte del gio-
vane Fiammingo. Laonde anche i disegni di pitture, di se-
polcri cemeteriali e di sarcofagi e la pianta delle catacombe,
che in questo manoscritto e non nel codice di Bruxelles
troviamo, debbono essere almeno in gran parte copie delle
delineazioni Winghiane. E così la grande lacuna, che la
perdita di que' lavori aveva aperto nella serie de' documenti
necessarii alla storia dei suburbani cemeteri, comincia ad
essere riempita. Dico comincia ; imperocché non parmi che
il Menestrier ci dia T intera raccolta ilei disegni del de Win-
ghe. Ma dobbiamo essergli grati di quelli, eh' egli ci ha
conservato; ed il manoscritto di lui, massime per f illustra-
zione del cemetero propriamente appellato ad calacumbas,
sarà di utilità assai grande alla Boma sotterranea.

De' monumenti inediti descritti in questo codice citerò
qui uno solo e piccolissimo; ma lo prescelgo fra molti
perchè si collega alle materie, di che ho ragionato sopra
in proposito delle eulogie. A pag. 93 il Menestrier fra pa-
recchi sigilli ha registrato il seguente non ancora divulgalo:

Sigili, apud Ciaccon.

GTACTIA

ernopico

Egli lo tolse senza dubbio dalle schede del de Winghe ,
ove in fatti questo sigillo medesimo ho veduto nelle carte
non numerate alla fine della prima parte del codice di Bru-
xelles. Benché la voce 6YA0TIA possa essere nonie pro-
prio (2); pure egli è assai più naturale 1' interpretarla qui
per sostantivo, cioè: eulogia (ossia benedizione) ad Euporio.
Sopra ho mostrato che eulogia fino al secolo quinto in circa
fu principalmente vocabolo proprio dell'eucaristia, ed anche
del pane benedetto sostituito al consacrato per i non com-
municanti. D'altra parte è noto che gli antichi usarono im-
primere sul pane alcun sigillo : laonde è probabile , che
coteste lettere eiAOrlÀ 6UTOPICO sieno state impresse
sui pani, che Euporio soleva portare all'altare nell'offertorio
della messa. Euporio potrebbe anch' essere il nome della
persona, cui l'eulogia fu mandata in dono (3). E non omet-
terò di ricordare, che nei secoli posteriori , cioè circa il
sesto, EYAOFIA fu scritto sulle ampolle degli olii rac-
colti per divozione dalle lampade dei luoghi santi e dei
sepolcri de' martiri (4).

(1) V. Inscr. Chrisl. T. I praef. p. XIX-*

(2) V. Buonarroti, Vetri p. 24 ; Corp. Inscr. Graec. n. 9901 , e
forse anche 2924.

(3) V. Du Cange, Gloss. meà. latin, v. Eulogia, §. 3.

(4) Corp. inscr. Graec. n. 8977, 8978.

TIPOGRAFIA SALVICCCÌ
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