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pure la canzone ove Piero stesso aveva minacciato: ^Vostro orgogliare dunque e vostra
altezza .... tomino in bassezzax, non poteva aver dimenticato le rime amorose di questo
gentil poeta della scuola Siciliana, il quäle, se non aveva grande originalitä, mostrava
pure una grande sensibilita, quella stessa sensibilita che lo commosse a segno, chiuso
indegnamente in carcere ed acciecato, da rendergli intollerabile la vita. La sapiente
chiusa di una canzone di Pier delle Vigne, scritta certamente in gioventü, puö servire
d'illustrazione alla tenerezza grande con cui Dante fa parlare l'infelice segretario di Fede-
rico 2.^°, chiuso in un tronco d'albero: --<< — -w-.

Mia canzonetta, porta esti compianti
A quella c'ä 'n bailia Io meo core,
E le mie pene contale davanti.
E dille com' eo moro per su'amore,

E mandimi per suo messagio a dire
Com io conforti l'amor ch'i 'lei porto;
E s'io ver lei feci alcuno torto,
Donimi penitenza al suo valore.

11 tredicesimo canto che qui si offre come saggio del poetare dantesco rappresenta la
selva dove sono puniti i suicidi. Le sozze arpie vi fanno triste dimora, e, mordendo le
scarse foglie sui rami degli alberi silvestri, fanno gemere gli spiriti chiusi ne' tronchi, e
lacerati da que' morsi. Gli spiriti hanno tal pena perche, essendo stati suicidi, violenti
contro se' stessi ed essendo usciti, prima del tempo, dal loro corpo, meritano di essere
incarcerati in eterno in altro corpo piu duro che li costringa assai piu dolorosamente.
Uno di quegli spiriti 6 fatto parlare; come, nell' dal virgulto di corniolo, divelto
imprudentemente, esce sangue e levasi il pietoso lamento del principe Polidoro, ucciso
a tradimento, per la fame dell' oro, cosl nella strana selva, avendo Dante staccato un
ramoscello da un pruno selvatico, promuove il pietoso lamento di Pier delle Vigne, il
cancelliere e segretario del Re Federico 2.^°, che s'uccise in carcere (forse, nella torre di
Pisa), ov'era stato chiuso per sospetto di tradimento. Nel pensiero di Dante, dovettero
avvicinarsi, naturalmente, il supplizio del Conte Ugolino e quello che si diede l'infelice Can-
celliere. Ma Dante, che pur dubita del tradimento di Ugolino della Gherardesca, ha cura
di purgare dall' acensa di traditore Pier delle Vigne, anche non potendolo, come Cristiano,
seusare per il delitto del suicidio; Io castiga, perciö, con l'imprigionarne Io spirito dolente
in un tronco d'albero, ov' egli, che trovava toppo incresciose le mortali sue spoglie, avra
tormento infmito. Nello stesso secondo girone, son puniti altri violenti; quelli che non
solo della vita, ma facero strazio e scempio anche della sostanza; ossia che lasciarono
la vita, dopo aver dissipato la sostanza; tra questi, sono riconosciuti Lano di Siena, e
Jacopo da Sant' Andrea padovano, inseguiti da nere cagne rabbiose (altra analogia col
canto del Conte Ugolino); inhne, un gentiluomo horentino (lorse Rocco de' Mozzi, o Lotto
degli Agli), che s'appiccö nelle proprie case, e che lamenta il male fatto sempre a Firenze,
giä citta di Marte poi del Battista (sopra il tempio di Marte essendosi edihcato il nuovo
Battistero), dal suo ostinato amor della guerra. —---- *— v — -*' *
Quanto al modo di pena che Dante stabilisce per le anime de' suicidi, e alle trasmi-
grazioni de' morti violentemente, in una pianta, non e certamente nuovo; nella credenza
orientale questo passaggio non 6 raro; e tutta la serie di novelline poplari indo-europee
delle quali quella del dauto magico o della canna che suona e che rivela delitti commessi, per
mezzo di un assassinio, ne e largo indizio. Nel di Platone, si parla pure d'un' anima
che ricade in altro corpo e vi mette radice, come una pianta, nella terra dove fu seminata.
Roma, iooi. ANGELO DE GUBERNATIS.
 
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