Bannister, Henry Marriott [Editor]
Monumenti vaticani di paleografia musicale latina (Testo) — Lipsia, 1913

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INTRODUZIONE

a notazione musicale è l'arte d'esprimere le idee musicali colla
scrittura. Per sé stesse siffatte idee non possono manifestarsi ;
si può bensì rappresentarle per via di simboli o segni. Il

nome stesso di neuma, usato solo dai Latini e derivante dal greco veO(jia
(segno, cenno, ammicco), è una prova di ciò, in quanto fa allusione ad
un significato che non è dato esprimere con parole, ad una rappresentazione
simbolica della battuta o cenno di un direttore di musica, battuta o cenno
da trasferirsi sulla carta. 1 Lo stesso significato si riscontra pure nella
parola più recente « nota ».

La notazione musicale è di due specie: i) fonetica, quando lettere,
numeri, parole od altri segni stanno a indicare i gradi della scala musi-
cale, come nei sistemi musicali dell'Oriente o dell'antica Grecia, ovvero
2) neumatica o accentuale, allorché si serve di accenti, o da soli o com-
binati, per mostrare con la loro forma o direzione il salire e il discendere
della voce. Questa notazione musicale primitiva e naturale fa per la melo-
dia lo stess' ufficio per l'appunto che fanno gli accenti [ad cantus) per
l'arte della declamazione. Questo sistema é comune alle Chiese orientali
ed occidentali, quantunque la forma definitiva che esso ha preso si diversi-
fichi molto dall'una all'altra Chiesa.

In quest'opera noi tratteremo soltanto della notazione occidentale
contenuta nei mss. della Biblioteca Vaticana, lasciando ad altri scrittori
di studiare con simile metodo i mss. orientali, cosa che non è stata fatta
sinora. Per quanto se ne può giudicare, i mss. musicali greci della Biblio-
teca son pochi di numero, e, per antichità, sono assai lontani da quelli
di notazione occidentale. Bisogna inoltre notare che non è ancora provato
per niente che la notazione che essi presentano sia veramente tradizionale
e primitiva.

Per quel che concerne i mss. latini s' è domandato spesso : Quanto
indietro risalgono essi? Qual' è il ms. più antico che offra un sistema chiaro
di notazione neumatica? Il problema, assai più difficile, sulla prima origine
dei neumi è una questione ben diversa e deve trattarsi dopo. Pel momento
dobbiamo limitare la nostra attenzione ai più antichi esemplari di neumi
che ci rimangono.

Ma prima di rispondere, bisogna determinare se tra i neumi non dob-
biam comprendere vari segni che si trovano in Lezionari e altri libri litur-
gici destinati alla lettura in comune, per ricordare al lettore dove comincia

l'inflessione della voce o dove occorre una pausa. A tal fine gli Ebrei, i
Greci ed anche i Romani adopravano una specie di punteggiatura musi-
cale, una notazione ecfonetica, cioè, una notazione di segni convenzionali.
L'esempio più antico 2 che si conosca di tali segni si trova nel Codex
Ephremi, ms. della Bibl. naz. di Parigi, gr. 9, attribuito al iv, al v, ed
anche al vi sec, ma i segni di recitazione furono aggiunti più tardi, pro-
babilmente da uno scriba del sec. vi o vii ; essi non compariscono su
tutte le parole, ma solo al principio, alla metà ed anche alla fine delle
frasi e sono inseriti o sopra o sotto o dentro il testo. Lo stesso sistema
si riscontra nei Lezionari latini, più o meno, di tutte le date, 3 sebbene
quelle dei mss. citati dallo Staerk (Les manuscrits latins du Ve au XIII" siè-
cles conservés à la Bibliothèque imperiale de Saint-Petersbourg, 1910) abbiano
bisogno di esser corrette. 1 E certo che in questi mss. latini siffatti segni
son destinati a richiamare alla memoria del cantore nella solenne recita-
zione dei Vangeli, ecc., le formule melodiche che egli sapeva già; se ne
veggono esempi nelle pp. 85-94 della Neumenkunde del Wagner (Ed. 2a).

La questione precisa è la seguente : Questi segni sono realmente
neumi, oppure meri segni convenzionali. La teoria del Thibaut [Monuments
de la notation ekphonétique, ecc., p. 26) è che « les signes d'interponctua-
tion constituent la base de la notation ekphonétique latine qu'une étroite
affinité relie au système ekphonétique grec. Portée à son point de per-
fection au début du X° siécle, cette écriture musicale (!) traduit dès lors
la modulation neumatique de l'Eglise latine». Per parte mia, io sottoscrivo
alla critica del P. Beyssac {Revue dhistoire ecclèsiastique, XIII, 4 (Oct. 1912,
p. 703) che i segni della semeiografia greca riuniti dal Thibaut {Origine
byzantine, ecc., p. 17) non hanno affatto che vedere coi segni di punteg-
giatura recentemente citati dallo Staerk. Che questi abbiano cogli accenti
un' origine comune, e rappresentino il primo stadio nello sviluppo degli
accenti a scopo musicale, può darsi che future indagini lo dimostrino ; nel
qual caso essi formano un parallelo coi neumi, ma non sono i loro ante-
nati ; possono essere accenti isolati o combinati in segni convenzionali su
certe parti del testo, ma è difficile poterli dire (Gastoué, Palèographie
Musicale Byzantine, Leipzig, 1906, p. 160) una notazione primitiva e con-
siderarli come una vera forma di notazione musicale.

Nel corso di quest' opera si troveranno richiami a segni denotanti
le cadenze, posti sopra il testo di Vangeli o Epistole od anche (cf. N0246)
sopra una regola monastica, come aiuto al lettore ; cf. N1 44, 72, 73, 160,

1 La parola neuma o piuttosto pneuma, applicata ad un lungo vocalizzo, ad una
successione di neumi senza parole, viene da Tvveùfj.a (fiato). è da lamentare che in un'opera
così recente com'è quella di E. W. B. Nicholson, intitolata Early Bodleian Music, Lon-
don and New York, 1901, a neuma non si attribuisca che questa sola origine. Anche il
Thibaut, Monuments de la notation ekphonétique, ecc., p. 34, definisce la parola «neuma»
come una semplice modificazione ecfonetica di msùfta.

8 Gli accenti tonici nei ff. 21r, 25r, 38v del Sacramentario di Biasca (ms. Ambros.

A 20 bis infra, del sec. ix) che furono scambiati per neumi, sono di mano posteriore a
quella del corpus libri, come gentilmente mi fa sapere Mons. Ratti.

3 Cf. A. Gastoué, Catalogne des Manuscrits de Musique Bysantine, ecc., Paris, 1907,
p. 73, Planche I.

1 Di queste date Mons. Vattasso ed io non siamo responsabili; lo Staerk dice nel-
l'Introduzione che la nostra opinione è stata richiesta, ma non avverte dove e quando
l'abbia accettata di fatto.

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