Bannister, Henry Marriott [Editor]
Monumenti vaticani di paleografia musicale latina (Testo) — Lipsia, 1913

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Neumi accenti tedeschi. 3-6. Tav. le. 2a-c. (Palat. 1346. 834. 489)

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che sono in realtà tre pesfi, liq., la prima delle quali è preceduta da un
quii., A2¥, oppure la prima potrebb'anch'essere quii. liq. La forma del-
l'ai. (« aggus » probabilmente secondo una certa analogia con l'ortografia

greca; Spio?); 9* somiglia un poco quelle del N° 62, Vat. 10645, f 86; ma
i segni che seguon la prima e precedono la seconda pare non abbiano punto
relazione con Vane; le forme del pr. H 3* e H 4* son quelle di un ceph.

A. NEUMI-ACCENTI.

I. - Tedeschi.

N° 4. Tav. 2 a Palat. 834, f. 21. 1

Ff. 92; 254 x 178 mm., 1. 24 e 25. A8 B9 C8 (25) | S4^ (28) |
E-F8 G2 (46) | H-K8 L6 M-N8.

Parte I (ff. ir-25v): Martyr\o\logium Bedani presbyteri, scritto da
due mani, la prima termina con « 2 Kal. Mar. » (f. 5r), l'altra comincia
col memorandum per 1'8 Kal. Mar. (f. 5r). Dacché questa inserisce la
festa di Ognissanti, introdotta nelle Gallie fra l'82 2 e 1*835, tale data
dee considerarsi come termine a quo.

Parte II (ff. 2 9r - 4ÓV) : Estratti da Beda De computo e De tempo-
rum ratione, 2 copiati fra gli anni 836 e 854 (primo ciclo, f. 2 9v) e sotto
il regno di Ludovico (f 840) f. 29r, cioè fra 1' 836 e 1'840 (se s'avesse
a dar peso al punto rosso che al f. 29v segue la cifra 836, questa parte
potrebbe credersi copiata in quell'anno).

Parte III (ff. 47v-92v): Liber de astra celi sane ti Hisidori Spalensis
episcopi, del secolo ix ; può darsi che l'abbia scritto quello stesso che nella
Parte Ia copiò i mesi di Gennaio e Febbraio.

La rigatura e la punteggiatura di tutte e tre le parti è uguale; salvo
che la seconda parte ha venticinque linee per pagina invece di venti-
quattro. I quaderni della prima parte sono segnati sull'ultimo verso di
ciascun quaderno ; quelli della terza parte dopo il primo recto di ciascun
quaderno, ad eccezione del primo ; la seconda parte non contiene siffatte
indicazioni.

Il manoscritto fu messo insieme nella prima metà del sec. ix, 3 ma
ne è incerto lo scriptorium. La scritta aggiunta al f. ir nel secolo xii:
« Reddere nazario me lector care memento Alterius domini ius quia nolo
pati, amin » prova soltanto che in quel tempo il manoscritto apparteneva
all'Abbazia diLorsch;4 ma la notizia della dedicazione di quel monastero,
la quale comparisce al primo di Settembre nel calendario di Lorsch
(ms. Palat. 485), nel nostro codice non si trova. Le sole menzioni pro-
prie del luogo (S. Filippo, f. 8V, e S. Pirminius, f. 2 2r) si riferiscono al
monastero di Zeli (vedi le note nel seguente capitolo N°5), ma queste due
menzioni furono aggiunte da mano del secolo x, forse mezzo secolo dopo
che il manoscritto era già completamente redatto, e non dimostrano dove
esso sia stato scritto. s

Il f. 2r, del quale si riproduce solamente la parte superiore, contiene
le commemorazioni del Martirologio dal « 4 Id. Ian. » al « 17 Kal. Febr. ».

Nello spazio vuoto dopo il « 2 Idus », dove molti manoscritti di questo
Martirologio fanno menzione di S. Satiro, furono inseriti dei neumi in
tempo posteriore, ma quanto posteriormente al testo siano stati scritti è
impossibile determinare con certezza; l'inchiostro usato si distingue a mala
pena da quello del testo. E difficile che quei neumi sian opera del primo
amanuense, ma potrebbe darsi che fossero stati inseriti prima che il qua-
derno, non ancora completo, passasse nelle mani del secondo copista. In
questo caso noi resteremmo al buio quanto al luogo dove fu compiuta
l'inserzione ; ma se essi fossero di tempo alquanto posteriore, si potrebbe
benissimo attribuirli ad un copista del monastero di Zeli. Per quanto si
può accertare, quei neumi non rappresentano una qualche melodia del
Graduale o dell'Antifonario per la prima parte di Gennaio, e quindi pro-
babilmente non sono che prove di penna. A conferma di ciò osserverò
che il primo pes subtripun. vien riprodotto, dopo un lungo spazio, in forma
meno angolosa, e che non s'incontra nè pun. né fi., delle quali figure
una almeno s'aspetterebbe in una melodia continuata.

Potrà sembrare un correr troppo attribuendo questi neumi al sec. ix o x,
e riproducendoli come primo esempio di notazione tedesca ad accenti che
si riscontra nella Biblioteca Vaticana ; ma la loro forma è sotto qualche
rispetto differente da quella che segue, e la vir. 4, tracciata dal basso
in alto, la posizione perpendicolare delle note discendenti nonché la loro
relativa larghezza sono indizio di grande antichità (cf. il più antico codice
attribuito al secolo ix) di S. Gallo, ms. 359 (P. M. voi. I, PI. XVI, 1. 1
« pes », 1. 10 « dei »).

Pun. 5 ; pes F 3*; pes fl. E 15 ; clim. D 1 ; quii. 6*.

Altri neumi, pur essi prove di penna, si trovano nel margine superiore del
f. 29" (prima pagina delle tavole di computus, nella parte seconda del ms.); pespl.
f 15, praepun., 1.17; pun. A2; apostr., distr., 2.

N15 e 6. Tavv. 2b, 2c Palat. 489, ff. 5V e 6r ; nv e i2r. 0

Ff. 34; 145x123 mm., 12 1.; ACB8 a D10. 1

Questo breve manoscritto liturgico disgraziatamente incompleto, ma
preziosissimo, contiene cinque Versus, 8 diverse antifone processionali par-
ticolarmente pei giorni delle Rogazioni, due Sanctus con tropi (« Deus
pater omnipotens » e « Pater lumen eternum »), un Agnus Dei con tropi

1 Arevalo, P. L. LXXXI, 871; Reifferscheid, voi. LVI, p. 528; Bethmann, p. 344;
Stevenson, p. 293; Gottlieb, p. 337; Éhrensberger, p. 68; Falk, p. 66; Quentin, p. 19.

2 L'esemplare fu scritto probabilmente nell'823 (cf. f. 45r).

3 Esso viene attribuito al sec. x da Arevalo « saec. x circa => e dal Gottlieb; al ix o x,
dal Reifferscheid e Stevenson; al ix dal Falk; al principio del ix dal Bethmann.

" La rappresentazione della crocifissione su questa pagina, stando alla sua posizione
ed all'inchiostro, fu disegnata alcun tempo prima di questa inscrizione ed è identica a
quella che si trova nella prima pagina del ms. Pai. 135, che io ho rischiato d'attribuire
al principio del secolo xi. Perciò il ms. probabilmente arrivò a Lorsch, seppure non fu
primitivamente scritto colà, verso il Mille.

r' Il ragguaglio fatto di sopra fu scritto prima che D. Quentin pubblicasse in Les
martyrologes historiques, ecc. [Paris, 1900], pp. 19 sqq. il rendiconto di questo ms. e del
ms. Pai. 833. Noi andiamo d'accordo nello schivar di attribuire questo ms. a Lorsch; egli

richiama l'attenzione alla venerazione per S. Prisca, come indizio caratteristico del luogo
per cui fu copiato il ms., e congettura « la région rhénane avoissinant les abbayes de
Lorsch et de Hornbach ».

0 Stevenson, p. 159; Éhrensberger, p. 289; Wagner, Neumenkunde, pp. 93 94, con
facsimile del f. 6r.

7 I ff. 17-24 dovrebbero seguire al f. 8. Stevenson, non badando a questo, dei ff. 9-16
ne fa un frammento separato e ne denomina il contenuto : preces, ecc. quae initio careni.
L'unica lacuna del ms. si trova dopo il f. 16.

8 F. lr « Votis supplicibus » ; f. 2V « Ardua spes mundi » ; f. 6r « Humili prece » (vedi
questi tre « Versus » in Mon. Germ. Hist, Poet. lat. med. aevi, voi. IV, pp. 319, 321 e 326
rispettivamente: A. H. L, pp. 246,237 e 253 respettivamente); f. T « Sancte Paule pastor
bone » e f. 18r « Dulce Carmen ac melodem » pubblicati secondo questo ms. neh'A H. XXIII,
pp. 427, 449.
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