Bartoli, Alfonso
I monumenti antichi di Roma nei disegni degli Uffizi di Firenze (Band 6): Descrizione dei disegni — Roma, 1923

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(Antonio da Sangallo rL giovane)

— 92

(Gtovanni Battista da Sangallo)

Tecnica : penna, riga e compasso.

Alt. 276 - Largh. 430.

Carta bianca.

BlBLlOGRAFlA. - Hofmann, Raffael als Architekt, I, tav. 31.

Arch. 949. Tav. CCC, fig. 491.

Pianta misurata di case e strade a nord di S. Lnigi
dei Francesi. Nel mezzo una grande abside e alcuni
mnri (distinti con la nota “ muro anticho „) delle Terme
Neroniane-Alessandrine (cfr. Lanciani, Forma Urbis,
tav. 15). Trascrivo le indicazioni che si leggono sulla
pianta.

Nell’abside:

“ Di bene i\ n\ bene „ cioè della famiglia dei Be-
nimbene.

A ovest dell’abside'.

“ strada „

“ piazetta „

“ Andito comune cop[er]to „

“ Casa di bene \in\ bene „

A nord dell’abside:

“ Casetta di bene i \n\ bene „

u

. . . . . • • • • »

“ Casette di S. luigi „

“ Le case che sono i\n\ sìilla strada.

.uengono fino a ques'to muro „

A est dell’abside:

“ uicollo di mastro berardo „

“ Casa di S. luigi lochata a tmo sartore „

“ Casa di S\an\ta mari\a\ ritonda alochata a
mastro pietro fallegniame „

“ Casa di mastro giuanni da macjerata „

A sud dell’abside:

“ muro moderno „

“ Orto „

“ Fratta „

“ Orto „

Sul verso: “ Datario cdoe messer Guglielmo Jn-
cheforte e terme alexandrine parte di esse „.

Tecnica : penna, riga e compasso.

Alt. 422 - Largh. 580.

Carta bianca. Filigrana: ancora in cerchio sormontato da stella a sei raggi.

Guglielmo van Enckevoirt (sul quale vedi G. Pasolini, Adriano VI,
pag. 51 e segg.) fu datario di Adriano VI, che s’mcoronò il 31 ago-
sto 1522. II disegno dunque è certamente posteriore a questa data; e
lo credo anteriore al 10 settembre 1523, quando l’Enckevoirt fu creato
cardinale, perchè Antonio nomina l’Enckevoirt soltanto col titolo di da-
tario e non con quello di cardinale.

Bibliografia. - Ferri, 201 e 204. Milanesi in Vasari, V, 490. Lanciani,
Forma Urbis, tav. 15. Lanciani, Ruins and excav. 502. Hulsen-Jordan, 592.

--tg,---

GIOVANNI BATTISTA da SANGALLO

DETTO IL GOBBO

Nato nel 1496, morto dopo il 19 ottobre 1548.

« Rimase dopo la morte d’Antonio, Batista Gobbo suo fratello,

« persona ingegnosa, che spese tutto il tempo nelle fabbriche d’Anto-
« nio, che non si portò molto bene verso lui. II quale Batista non visse
« molti anni dopo la morte d’Antonio e morendo lasciò ogni suo avere
« alla Compagnia della Misericordia de’ Fiorentini in Roma, con carico
« che gli uomini di quella facessino stampare un suo libro d’osserva-
« zioni sopra Vitruvio : il quale libro non è mai venuto in luce ; ed è
« openione che sia buon’opera, perchè intendeva molto bene le cose
« dell’arte, ed era d’ottimo giudizio e sincero e dabbene » (Vasari, V, 471).

Gli studi vitruviani di Battista si collegano con quelli di Antonio,
ai quali ho accennato a pag. 63. Battista tradusse quasi tutto il testo
di Vitruvio e ne preparò i disegni illustrativi. La Compagnia della Mi-

sericordia dei Fiorentini in Roma, alla quale Battista con test&mento

del 19 ottobre 1548 (edito dal Bertolotti, Nuovi documenti intorno ad
Antonio Sangallo il giovane, doc. III) legò sia la traduzione sia i disegni,
cedette l’una e gli altri, non so in che tempo e a quali condizioni, alla
Biblioteca Corsini di Roma, dove tuttora si conservano. Erra il Milanesi
(in Vasari V, 472) affermando che « insieme con la traduzione del Vi-
« truvio ve ne ha una del Frontino ». Più esatto cenno ne dà il Ravioli,

Notizie sui nove da Sangallo, 39. Io ho riscontrato i volumi e della

traduzione e clei disegni e credo opportuno darne breve notizia.

II volume della traduzione (cod. 43 • G • 1) misura 0,43X0,28:
consta di 152 carte, delle quali la prima e le ultime quattro sono vuote :
le altre centoquarantasette sono occupate dalla traduzione, che s’inizia
col titolo :

MARCO • LVCIO ■ VITRVVIO • POLLIONE ■ A • CE

SARE • AVGVSTO • DE • ARCHITECTVRA • tradocto

D1 LATINO • IN LINGVA • TOSCANA • PER • IOANE • BAPTISTA • DA SANGALLO

La traduzione non è completa; si arresta alla fine del cap. XII del
lib. X. È tutta di scrittura autografa di Battista (vedine la riproduzione
di una pagina in Pini e Milanesi, Scrittura di artisti, III), che ha la-
sciato molti spazi vuoti, nei quali avrebbe dovuto mettere i disegni,

I disegni sì trovano invece aggiunti ad un esemplare della edizione
di Vitruvio curata dal Sulpicio, la quale non ha nota tipografica: i bi-
bliografi la reputano stampata a Roma da Giorgio Herolt circa il 1486
(v. Reichling III, 212). I disegni che Battista ha aggiunto al volume
sono in tutto 175; dei quali 137 sono schizzi segnati sui margini, 38
sono disegni in pulito delineati su 18 carte, inserite da Battista stesso
nel volume. Le figure, quasi tutte accompagnate da note dichiarative,
si riferiscono ai lib. I, III, IV, V, VI e IX. Poichè le figure non sono
numerate, non può giudicarsi se siano avvenute dispersioni delle carte
delineate e inserite da Battista nel volume ; questo (che porta oggi la se-
gnatura: 50 • F • 1) non è più nello stato originario, ma è stato rile-
gato nel sec. xviii. Nessuna figura rappresenta monumenti dal vero ;
nelle note due volte soltanto sono menzionati due templi antichi di
Roma. Alla figura 11, pianta di tempio diptero, Battista osserva « Come
l ede di romolo ouero Quirìno » ; ma la osservazione è desunta dal testo
di Vitruvio, III, 2. Alla fig. 22, fianco di tempio ionico pseudoperiptero
con il podio a risalti in corrispondenza delle colonne, Battista annota
« Qtiesto p\er\ iscamilos inpare cioe disagualgliato che questi scabelli uen-
« gano infuora e lo pogio rimane dentro e cosi sta bene cosi staua antonino
« e faustina lo tempio suo i[n\ roma ». Ora, a parte l’errore circa gli scamilli
impares, che pure fu accettato da altri (v. a pag. 63), appare strano
che Battista abbia preso così grosso equivoco circa l’architettura del
tempio di Antonino e Faustina, mentre questo conservava ancora la
decorazione esterna, diligentemente studiata da Battista stesso (v. dis.
3972 v. + 1654 v„ tav. CCCVII). Io penso che Battista con « antonino e

faustina» abbia inteso indicare il Neptunium, cui dagli antiquari del
sec. xvi si attribuiva il nome di Templum Antonini. II Neptunium è
periptero e corintio ; ma la nota di Battista si riferisce non al tipo del
tempio, ma soltanto al podio, che veramente in quell’edificio ha i risalti
in corrispondenza alle colonne.

II Gabinetto degli Uffizi possiede 160 disegni di Battista, i quali
non solo confermano la notizia del Vasari della collaborazione continua
di Battista alle fabbriche costruite da Antonio, ma anche agli studi di
geometria, di meccanica, d’idraulica, di astronomia. E la collaborazione
è evidente anche per gli studi di monumenti antichi : i disegni di Bat-
tista relativi ad antichità di Verona, di Ravenna, di Ferento, di Tivoli,
di Benevento completano quelli di Antonio.

Per lo studio di monumenti antichi di Roma la connessione dei
disegni di Battista con quelli di Antonio è anche più stretta. Ho già
pubblicato nelle precedenti tavole disegni in collaborazione dei due fra-
telli (vedine l’indicazione a pag. 63); ma anche i disegni che pubblico
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