L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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Fregio di Lelio Orsi. Canonica della chiesa di Querzola (provincia di Reggio Emilia)

di vecchie pure fasciate con bende, di cui una col ghigno equivoco che si vede a Modena,
ed infine dal modo di lumeggiare con risoluti e ben distinti tratti a biacca, nonché dal carattere
generale dell'affresco, che non è possibile esporre a parole. Qualche testa di genietto, qualche
tipo di donna ricorda il Correggio, il resto fa pensare a Giulio Romano, a Nicolò dell'Abate,
al Tamaroccio, nonché alle stampe a più tinte venute in uso a quel tempo. L'impalcato in
legno è adorno di graziosi ornati a stampo.

Rimane a cercare se la storia del Castello di Querciola e i numerosi stemmi che vi si
vedono diano qualche lume intorno al tempo e al probabile autore del fregio. Tutti gli storici,
compreso il Litta nelle Famiglie celebri, affermano che quel castello rimase infeudato nei
Fogliani dal secolo XII alla fine del XVIII; pareva quindi che fosse da cercarsi tra i Fogliani
il committente del fregio ; ma nessuno degli antichi stemmi che vi sono rappresentati appar-
tiene a quella illustre famiglia. Ci diede cortesemente la spiegazione dell'enigma il conte
Ippolito Malaguzzi colla notizia inedita che egli desunse dai documenti del R. Archivio di
Stato di Modena, secondo i quali nel 1535 una vedova Fogliani vendè la giurisdizione di
Querciola, assenziente il vescovo Ugo Rangoni di Reggio, al cav. Vincenzo Scaioli; i figli
della vedova, però, usciti di tutela, ottennero nel 1549 l'annullamento della vendita, e Quer-
ciola allora ritornò nel dominio dei Fogliani. Fu durante quest'intervallo che venne eseguito
il fregio, il quale porta lo stemma dello Scaioli insieme a quelli delle famiglie sue partigiane
nelle fiere lotte intestine di Reggio. V è inoltre lo stemma del vescovo Rangoni, il quale
determina ancora più il tempo del fregio, per essere egli morto nel 1540; il fregio dovette
quindi eseguirsi fra il 1535 e il 1540.

Questo periodo di cinque anni va dal ventiquattresimo al ventinovesimo anno dell'Orsi,
il quale nel 1536 vedemmo che ebbe parte alla decorazione degli archi trionfali eretti in
Reggio per la venuta del duca Ercole II, e della commissione di quattro gentiluomini mandati
a Ferrara a congratularsi con lui per l'assunzione al trono era appunto membro lo Scaioli.
Egli sarà stato quasi certamente uno di quelli che curarono l'apparato pel ricevimento del
principe, egli che, mercante arricchito, voleva competere colle più antiche famiglie della città
e per sola ufficiosità, dice lo storico Panciroli, volle accompagnare fino a Firenze Lorenzo
de' Medici che era passato per Reggio. In occasione d'un'altra ambasciata a Ferrara riuscì
con accortezza a giungervi prima degli ambasciatori di Modena ed aveva ottenuto da Alfonso I
il grado di cavaliere. Si comprende quindi come, giunto in possesso di un castello feudale,
già appartenuto a famiglia nobilissima e posto in fortissima posizione, volesse lasciarvi
qualche segno della propria dominazione, e che le probabili relazioni avute col giovane pittore
Orsi che nelle decorazioni per la venuta del duca a Reggio avrà mostrato la propria valentia,
determinassero lo Scaioli a commettergli la decorazione della sala di Querciola: per lui,
nobile di fresca data, la parte più importante saranno stati gli stemmi; pel resto si sarà
rimesso al pittore, che potè manifestarvi liberamente la propria indole artistica. Ma in quel
tempo egli non era ancora stato a Roma, non aveva visto le opere di Michelangelo, che
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