L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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GUSTAVO FRIZIONI

del padre di Leandro — Jacopo — e precisamente della sua età media, fresca tuttora, nella
quale il pittore, al pari di tanti altri del suo tempo, ebbe a subire l'influenza delle stampe
ricavate dalle composizioni dell'elegante Parmigianino, dando ragione quindi alle edizioni
anteriori, che così l'avevano classificato. E invero, senza dilungarci altrimenti intorno a
questo argomento incidentale, basterà accennare alle somiglianze convincenti con altra pala
d'altare ora esposta nella Galleria di Augusta, in Baviera, non che con la bella tela del-
l'« Adorazione dei pastori» nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, che appartengono evi-
dentemente allo stesso periodo dell'autore.

Altra novità, non per anco registrata nell'ultimo catalogo, è quella di un ritratto del
Holbein juniore, che si dà riprodotto qui mediante fotografìa Bruckmann (fìg. 2a). Per quanto
l'impressione a prima giunta non sia favorevole e da taluno il quadro non sia creduto opera
del celebre ritrattista, pure non si saprebbe in conclusione negargliela, quando si sia tenuto
il debito conto dello stato in che si trova. Il quadro infatti, veduto nell'originale, apparisce
come cosa non bene compita, mancando, massime nelle carni, di quelle velature e mezze
tinte delicate, nell'uso delle quali era maestro fra tutti l'autore. Rimarrebbe poi a sapere se
questo stato imperfetto dipenda dal non essere stato il lavoro dal pittore condotto a termine,
o se esso abbia subito le conseguenze di troppo ardita pulitura, per cui sia venuto a trovarsi
spogliato, come si potrebbe dire, della sua naturale e primitiva epidermide. E noi temiamo,
a dir vero, che questa versione sia quella che s'attaglia al ritratto di Holbein, da che, esami-
natolo da vicino, risulta che l'inconveniente notato non è eguale da per tutto e che vi si
riscontrano delle sfregature sensibili, ossia certe fatali lisciature e striature per cui la superficie
del colore è venuta a soffrire ora più, ora meno, mentre la mancanza sarebbe evidentemente
più uniforme se dipendesse dall'avere l'artista originale lasciato a mezzo il lavoro.

Del resto il concetto e la fattura del Holbein si manifestano palesemente in questa effigie,
vera e parlante, tanto neh' insieme, quanto in ogni suo particolare. Suo infatti il disegno non
meno dei tratti del viso che delle mani, col pollice alquanto rigido e schiacciato; suo il colorito
delle carni, l'esecuzione accurata dello sparato della camicia e il bel nero lucente della veste,
che si suole riscontrare in tanti altri suoi ritratti maschili e femminili. Ouello di che si tratta
qui fu acquistato a Parigi dalla Direzione della Pinacoteca bavarese, e probabilmente sarà
venuto in origine dall'Inghilterra, appartenendo all'epoca della dimora del Holbein in quel
paese, da che reca sul parapetto a destra dell'osservatore la scritta: AN. 1536 Aeta jo .
Chi sia poi il rappresentato ignorasi completamente, poiché il cartello a sinistra, inteso forse
a svelarne il nome in origine, è per la maggior parte abraso, sì da non lasciare se non
insufficienti traccie di un nome, il quale ben si rivelerebbe se non fosse stato posteriormente
manomesso.

Se la direzione nominata, comunque sia, non va biasimata per questo acquisto, le va
tributata lode di avere saputo con mezzi limitati (1600 marchi) accaparrarsi una tavoletta
singolare di Antonello da Messina, arricchendo così la Pinacoteca di un'altra opera di un
autore tanto riputato e non facile a trovarsi. Non è la cosa più perfetta, tanto sotto l'aspetto
della forma, quanto per quello della espressione, ma è certamente opera assai caratteristica
per l'autore e non priva alla perfine di una certa finezza. Contrariamente, al solito, non trattasi
nè di una testa di Cristo, nè di un ritratto, genere quest'ultimo nel quale l'autore suole
dimostrare la sua maggiore eccellenza. Si tratta di una mezza figura di Madonna, le braccia
incrociate sul petto, con un libro aperto sopra un parapetto (fig. 3a). Per quanto non porti
la segnatura di Antonello, che si riscontra spesso sia in un listello da parapetto, sia in un
accurato cartellino, c' è da mettere pegno che questa tavoletta ha maggiori titoli perchè si
abbia a ritenere uscita dalla mano del pittore messinese, che non una figurina di Madonna
alquanto simile derivata dal lascito Molin incorporato alle raccolte della R. Accademia di
Venezia, nella quale si rileva appunto l'iscrizione: Anioneilus Mesanius pinsit (sic) (fig. a3).
E invero, oltre che questa iscrizione non porge la nitidezza consueta e che le lettere vi
sono tenute in proporzioni di una grandezza da suscitare vie maggiore sospetto, il dipinto
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