L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

Piero del Pollaiolo. Sorvoliamo sopra gli altri quadri
delle scuole fiorentina e umbra (del Lippi, del Garbo,
del Mainardi, Bronzino, Fior, di Lorenzo e Giovanni
Santi) per fermarci un momento innanzi a quel capo-
lavoro del Mantegna che è la piccola Madonna col
Bambino dormente (mezze figure), acquistata, non ha
guari, dal signor I. Simon a Vicenza. «Con sicura e
tranquilla maestria il genio del grande artista ha com-
penetrato l'opera nei più intimi suoi particolari.» Qual-
che titubanza quasi impercettibile nel modellare delle
forme, qualche durezza accidentale nel contorno del
manto tradiscono essere un lavoro giovanile. Il qua-
dro di L. Costa, la Madonna con tre santi, della col-
lezione Wesendonick, n. 13, è interessante perchè nelle
forme (testa della Vergine), nello smalto del colorito
e nei « toni cromatici » fornisce un sicuro appoggio
all'opinione emessa da Corr. Ricci, che cioè il Cor-
reggio, nel suo soggiorno a Mantova, circa al 1513,
sia stato influenzato dalla maniera del Costa. Nel ri-
tratto segnato da Beni, de' Conti, il Mackowsky ha
riconosciuto Fra Sisto della Rovere, nipote di Sisto IV
e balivo dell'ordine Gerosolimitano, morto cardinale a
Roma nel 1508.

L'angustia dello spazio non ci concede di apprez-
zare quanto meriterebbero i deliziosi disegni esposti da
quel fino raccoglitore che è il signor Ad. di Beckerath,
di cui vediamo riprodotti nella nostra pubblicazione
parecchi dei più cospicui (Botticelli, Filippino Lippi,
Signorelli, Gent. Bellini).

Richiamandoci a ciò che ne fu detto nel sopraci-
tato articoletto dell'Arie, ci limitiamo ad osservare che
il dott. Gronau è riuscito a restituire il ritratto di vec-
chio, attribuito a Melozzo da Forlì, al suo vero autore
Gentile Bellini; il disegno in questione, picchiato nei
contorni per essere tradotto sulla tela, non è altro se
non il cartone per una delle teste dei dignitari veneziani,
che si trovano nella parte sinistra del grande quadro
della Processione della SS. Croce nell'Accademia. Raf-
frontandola con l'effigie di Gentile sulla medaglia del
Camelio e sul bassorilievo della collezione Dreyfuss,
il Gronau si è convinto che in quella testa si abbia
da riconoscere il maestro stesso, e che per conseguenza
il nostro disegno ci presenti un autoritratto. Passando
poi in rivista i quadri veneziani dell' Esposizione, il
Gronau, malgrado le stranezze e le imperfezioni della
piccola Madonna del Crivelli (collez. Bracht), si di-
chiara per la sua autenticità ; esita nell'attribuzione ad
Alvise Vivarini o a Jacopo de' Barbari del ritratto n. 23,
designato nel catalogo come « maniera di Aut. da Mes-
sina» (collez. Pourtalès) ; assegna, dietro l'opinione del
Bode, al Basaiti (appoggiandosi al raffronto col San Gio-
vanni Battista dell'ancona del Museo di Berlino) il Cri-
sto che porta la croce (collez. Pourtalès), replica di un
quadro di Giov. Bellini, avvicinantesi all'originale per-
duto più delle altre copie, parecchie delle quali si as-
segnano al Giorgione (Lanckoronski, Mrs. Gardener,

Galleria di Rovigo e di Stuttgart, l'ultima finora è sfug-
gita all'attenzione degli eruditi); riconosce la mano di
Pasqualino nella Madonna col Bambino attribuita nel
catalogo a un seguace di Cima da Conegliano (n. 28,
collez. Pourtalès); »i dichiara decisamente contro l'at-
tribuzione al Bissolo del ritratto muliebre n. 31 (col-
lezione Simon), ch'egli — esitando però — vorrebbe
piuttosto assegnare a quel Proteo che fu Jacopo dei
Barbari (vedi il suo quadro con le donne sante nella
Galleria di Dresda), e toglie a Tiziano lo Sposalizio
di Santa Caterina (n. 32, collez. Reimer), giudicandola
una copia di Polidoro Lanzani dietro un originale per-
duto del maestro, di cui altre repliche si conservano
presso il conte Harrach a Vienna e nel palazzo di
Hamptoncourt.

Fra le opere della scultura del medio evo (di cui
discorre, illustrandole, il dottor Voege), tre di ori-
gine italiana risvegliano la nostra attenzione : le due
statuette di Sibille, esposte dal signor Ad. di Becke-
rath, si rivelano al primo sguardo come produzioni
dello scalpello di Giovanni Pisano, provenienti proba-
bilmente da un pulpito. Anzi l'una mostra massima
analogia con la celebre sibilla collocata sotto la figura
di Cristo nel pulpito di Sant'Andrea di Pistoia, in
quanto al motivo formale, mentre nella caratteristica,
nel concetto, è tutta diversa: pare più profondamente
impressionata, piena di malinconia; il suo sguardo
quasi velato è rivolto all'interno, tutto il concetto è
compenetrato da una tenerezza e dolcezza che non si
aspetterebbe in quell'epoca e menomamente da quel
maestro acerbo che fu Giovanni Pisano. Però non può
sorgere nessun dubbio sulla giustezza dell'attribuzione,
tanto manifesta vi si palesa l'impronta del grande suo
genio. Non siamo invece d'accordo con l'autore ri-
guardo all'attribuzione della terza scultura sopraccen-
nata, una statuetta della Madonna col Bambino della
collezione Simon, a Nino Pisano. Questi, già nelle
prime sue produzioni (Madonna in Santa Maria No-
vella), si discosta sensibilmente dalla maniera di suo
padre ; nelle posteriori poi cerca vie più di avvicinarsi
al carattere stilistico di Giovanni Pisano, nel quale in-
tento — a dir vero — non riesce se non dal lato este-
riore (motivi di atteggiamento e panneggiamento), ser-
bando nell'espressione sempre un carattere suo speciale.
Ora, uè dell'una, uè dell'altra particolarità non trovia-
mo nulla nella Madonna della collezione Simon. Vi
riscontriamo all'opposto le più strette affinità coll'arte
di Andrea (come anche viene accentuato dal Voege),
sicché, piuttosto che a Nino, vorremmo assegnarla alla
scuola di Andrea. In ogni caso essa presenta un esimio
campione della scultura fiorentina allo scorcio del Tre-
cento.

Passando alle sculture del Quattrocento, illustrate
dal prof. v. Tschudi, osserviamo ch'esse — in con
seguenza della corrente che per ora prevale presso i
buongustai di Berlino — formavano una delle sezioni
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