L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

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di Baldassare, le sue relazioni col Pinturicchio a Siena,
i suoi studi dall'antico, e da ultimo le sue relazioni
con Marcantonio a Roma per mostrare quanto que-
st'ultimo artista fosse già ben ammaestrato nel ripro-
durre l'antico prima di entrare nel 1511 in relazione
con Raffaello.

Il ragionamento dell'A. sembra non fare una grinza;
ma se osserviamo i disegni nuovamente attribuiti da
lui al maestro senese, e li confrontiamo con quello del
Trionfo di Tito, difficilmente possiamo convenire in
tutte le sue deduzioni. Poiché tra quest'ultimo disegno
ed alcuni dei susseguenti vi è tale differenza nell' in-
tendere, disporre e disegnare le figure che non solo
non sembrarlo opera di una stessa mano, ma nemmeno
di una stessa scuola.

Nè riesco a comprendere l'attribuzione al Peruzzi
di un bel disegno a penna, agli Uffizi, rappresentante
un giovane elegante nel costume di moda al principio
del secolo xvi, che è manifestamente un disegno del
Pinturicchio per la libreria di Siena. Lo stesso Wickhoff

vi trova il segno sottile ed accurato di quest'ultimo e
quella insuperata eleganza che egli dava alle singole
figure, e non si capisce perchè lo dica indubitatamente
del Peruzzi, quasi egli avesse potuto, imitando lo stile
di un altro, fare opera così perfetta.

Ma gli è che la più grande incertezza e confusione
esiste nell'attribuire i disegni che andrebbero dati al
Pinturicchio, di modo, che, come qui il Wickhoff ne
attribuisce uno manifestamente suo al Peruzzi, il Wit-
ting, pur di recente, ne dà a Piero dei Franceschi un
altro che rappresenta l'albanese riprodotto nell'appar-
tamento Borgia e studiato dal Venturi nel I volume
dell'Arte. Sarebbe veramente necessario uno studio de-
finitivo sui disegni del maestro umbro, per conoscere
il suo vero stile e rifiutare i tanti che indegnamente
vanno sotto il suo nome mentre gli sono tolti quelli
nei quali egli sembra manifesti tutta l'arte sua nelle
eleganti figure « ricostrutte solidamente nel disegno,
condotte con un segno fermo, sobrio e con un chia-
roscuro che stampa i segni della luce all'aria aperta».

Gino Fogolari.
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