L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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MISCELLANEA

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pedemontana, insieme con un riflesso di quella lom-
barda. In una delle cappelle dell'abside, si conservano
gli affreschi, pur troppo assai oscurati, del martirio
di Santa Margherita, con scene vivacissime riferibili
a qualche artista lombardo, o forse anche pavese,
dello scorcio del 400. La chiesa ha anche una bella
tavola del Macrino, datata e firmata, di cui discorse
il Fleres, nelle sue belle pagine sul Macrino, ed oltre
a questa alcuni affreschi di Guglielmo Caccia, detto
il Moncalvo, fatti al tempo in cui il maestro non era
ancora un mercante dell'arte.

Ma pregevoli per l'arte loro erano i gruppi pla-
stici di Giovanni Wespin, detto il Tabacchetti, che
lasciò qui le prove della sua feconda opera, pur troppo
maltrattata dal tempo e rovinata dalla stupidità di
coloro che dopo di lui manomisero il santuario. Si
può dire che solo una cappella, quella del martirio
di Sant' Eusebio di Vercelli, si conservi integra e, se
non sana, almeno sanabile; e 1' Ufficio regionale, con
l'aiuto del Comune di Vercelli e di quella curia,
conta di fare lavori conservativi di quel gruppo che
ha figura di un verismo audace e penetrante, e degli
affreschi del Moncalvo, dove spira un riflesso gauclen-
ziano, che l'artista andò gradatamente perdendo.

Sulla Regione novarese poco ho da segnalare. Troppo
scarsi, in confronto ai bisogni ed al valore storico e
monumentale del tempio, furono i lavori di restauro
fatti alla chiesa di San Giulio all'isola d'Orta, spe-
cialmente diretti ad impedire la scomparsa di un
tratto d'affresco, di maestro ignoto del principio del
xvi secolo, rappresentante la Trinità fra un coro di
santi; l'operazione fu condotta dagli Stefanoni di Ber-
gamo, ai quali si augurano altri lavori per il vantaggio
dei monumenti di questa regione.

A Novara, per cura di quel municipio, e massime
per l'interessamento del signor avv. Tarello, regio
ispettore dei monumenti, e dell'ing. Bronzino, furono
fatti alcuni saggi nella fronte interna del palazzo del
Tribunale, un giorno sede del palazzo del Comune.
Da questi saggi risultò che la fascia di affreschi con
interessanti scene della vita comunale novarese del
secolo xiv è un residuo di tutta una decorazione di
stemmi ed armi di podestà, la quale avvivava il fiero
aspetto del palazzo, del tipo dei Broletti ed Arengari!
dei Comuni lombardi.

Se le trasformazioni successive rendono impossibile
un completo restauro dell' edificio, si sono però rac-
colti sufficienti elementi per restituire l'aspetto pri-
mitivo della facciata ; ed è da augurarsi che Novara
voglia riavere la testimonianza monumentale del suo
periodo di libertà comunale, non breve nè inglo-
riosa.

Chiesa parrocchiale a Gattinara. — Una delle
chiese che hanno sofferto le conseguenza di megalo-
manie recenti è la parrocchiale di Gattinara, di cui

non rimase che la facciata, modesto esempio di quelle
fronti decorate in terrecotte stampate, quali si danno
a Vigevano, a Robbio, a Sannezaro Sesia, a Mor-
tara, ecc. Mentre si costrusse un'enorme rotonda, che
va già fendendosi in più parti, si lasciò mal ridotta
la facciata, la quale ora sarà restaurata per cura del-
l' Ufficio regionale dei monumenti.

Chiesa di San Bernardo a Vercelli. — Anche
la chiesetta di San Bernardo in Vercelli fu per la
massima parte atterrata per dar posto ad una chiesa
moderna, di stile romanico, ma che con la banalità dei
suoi particolari modernizzati, con l'indiscreta sua mole,
schiaccia quel poco che resta della navata primitiva ;
e così Vercelli, che pure ha il suo Sant'Andrea, come
tipo preclaro d'arte romanica, con influenza esotica,
ha perduto una degli elementi del suo passato, senza
acquistare una bella chiesa moderna.

Il Palazzo di San Giorgio a Genova. — Per Ge-
nova la questione che ora maggiormente ferve è quella
del Palazzo di San Giorgio, che vide tante battaglie
di pensiero e di interessi, e già un'altra volta richiese
una decisione della Giunta Superiore di Belle Arti e
di una speciale Commissione. È noto come il Mini-
stero dell'istruzione ha iniziato da vari anni il restauro
del Palazzo, il quale risulta costituito da varie parti,
sorte in tempi diversi : una parte antica che è un pa-
lazzo rettangolare, racchiudente un cortile, un giorno
a quattro fronti con ampie finestre quadrifore e tri-
fore, con elegante e severo portico, costruzione di
grande bellezza severità, come rese evidente il restauro
diretto dal D'Andrade e lo studio fatto dal Boito nelle
sue Questioni pratiche di Belle Arti. A questa si ag-
giunsero alcune costruzioni nella metà del quattrcento,
ed un grande corpo nel 1571, decorato con grandiosa
decorazione architettonica in affresco di Lazzaro Ta-
varone, ora assai malandata. Il Governo francese
prima, poi quello piemontese, ed il nostro nei primi
decenni, lasciarono in pieno oblio quel glorioso pa-
lazzo, che fu adibito per Ufficio di dogana e fu per
ciò trascurato, tanto che l'indovinarne il pregio arti-
stico fu difficile cosa. Resa inutile la demolizione di
una parte di esso per l'apertura del portico verso la
stretta via del Commercio, ora si vuole da un' im-
presa privata trasformare il palazzo in un immenso
gabbione, in un alveare di uffici, col pretesto di farvi
una Borsa del commercio, ma realmente per farne
una speculazione vera e propria, più o meno masche-
rata col nome di restauro.

A Genova, dove lo spazio, specialmente in quel
porto, è esternamente scarso e ricercato e quindi ca-
rissimo, l'idea di far in quel palazzo una Borsa di
commercio ha trovato grande favore, come pure trovò
appoggio ed offerte finanziarie la proposta di azioni
al portatore, a 7.40 per cento, con cui i progettisti
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