L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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ANDREA SANSOVINO E I SUOI SCOLARI

IN ROMA

ella storia della scoltura romana del Cinquecento occupa uno
dei primi posti Andrea Sansovino, il quale riuscì splendida-
mente a realizzare, dirò così, il sogno de'suoi antecessori, ina-
ni orati anch'essi dell'antichità classica ed anch'essi anelanti
alla completa perfezione di quella forma fresca e giovanile,
- ch'era stata l'ideale più puro e più nobile degli artisti greci.
Già Donatello, fin dalla sua prima venuta in Roma, che
avvenne nel 1432, aveva rivelato nel marmo quante ispira-
zioni gentili gli avesse suscitato l'arte romana, come si vede
nella pietra tombale del Crivelli, in Santa Maria d'Aracoeli,
e più tardi nel tabernacoletto della cappella de' Beneficiati in
San Pietro. Ed ho citato lui, perchè è il più antico e il più
grande, ma altri ed altri ancora, per tutto il secolo XV, si aggirarono estatici fra le rovine
auguste del Palatino e del Campidoglio e ne sentirono potentemente lo stesso fascino irre-
sistibile.

Il Sansovino non è un novatore nel vero senso della parola, come l'atleta contempo-
raneo, Michelangelo, ma è l'artista più sincero e più fedele del Rinascimento italiano, che,
rompendo la vecchia scuola mummificata nella tradizione di Mino da Fiesole, seppe pensare
ed esprimere nel marmo quello che era vita e pensiero dei tempi novi. Dal maestro Antonio
del Pollajuolo ereditò lo spirito eminentemente classico, che seppe poi addolcire e ingenti-
lire; ma la sua dimora in Roma segna il perfezionamento della sua maniera, giacché prima,
come si vede nei lavori compiuti in Lisbona, in Firenze e in Genova, si era attenuto in
parte al fare dei quattrocentisti. Egli rappresenta quel fulgido periodo di vita romana, quando
la scoperta di opere meravigliose dell'arte antica costituì un grande avvenimento ed esercitò
un'influenza decisiva sul gusto del tempo. Sotto Alessandro VI si era trovato, a Porto
d'Anzio, l'Apollo del Belvedere; e a Giulio II toccò la invidiabile gioia di scoprire il Lao-
coonte, la Venere Vaticana e la Cleopatra. Fu allora una smania, una frenesia mai vista
quella di seguire ed imitare l'arte di Fidia e di Prassitele; ma, fra tanta turba d'imitatori,
spesso servili e pedestri, quegli che riuscì ad ottenere la palma fu appunto Andrea Sanso-
vino. 1 II quale fissò la sua dimora in Roma dal 1506, cioè quasi un anno dopo Michelangelo,
essendo addetto alla Corte papale con la carica di controllore della Basilica di San Pietro;
ma, quantunque i documenti storici ed artistici facciali difetto, pure bisogna convenire che
qui venne anche prima, e forse parecchie volte.

1 Gregorovius, Storia della città di Roma nel Burckhardt, La civiltà del secolo del Rinascimento,
Medio Evo. Venezia, 1876, voi. Vili, pag. 170. — Firenze, 1876, voi. I, pag. 250.

L'Arte. Ili, 31.
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