L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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MISCELLANEA

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figure di sante), mancanti della cornice d'origine, si
vedono miseramente incastrate nella parete sopra l'ai-
tar maggiore della rustica chiesuola, annerite dalla
polvere e dal fumo delle candele, e insudiciate da ri-
tocchi e da certe fascie color giallo che hanno la pre-
tesa di far loro da cornice.

Il proprietario non è alieno, per quel che mi consta,
di disporre in modo le cose perchè l'eccellente di-
pinto sia depositato nella Galleria del municipio asco-
lano, purché si pensi a sostituire il polittico con qual-
che altro quadro da lasciare al culto nella parrocchiale
delle Piagge.

E ornamento cospicuo per la medesima Galleria
riescirebbe anche un altro lavoro di Cola che lo stesso
proprietario del polittico, dalla chiesa del Paggese,
vicino all'Acquasanta, depositerebbe nella civica pi-
nacoteca. Si tratta di una pala d'altare con la Ver-
gine e il Bambino in trono corteggiata dai santi
Marco e Lorenzo, l'uno a dritta e l'altro a sinistra,
e ai piedi del secondo il committente del quadro,
proveniente appunto da una delle più antiche e no-
bili famiglie ascolane, Pietro Marino Sgariglia. Mi si
assicura che il dipinto appartiene ai primi anni del
secolo xvi, la qual cosa starebbe a confermare l'opi-
nione di chi l'ha giudicato una delle migliori pitture
del nostro artista; e quindi di non piccola importanza
anche pel fatto ch'essa va annoverata fra le rarissime
opere del maestro con ritratti di personaggi del tempo.
Sì che anche dal lato storico la tavola del Paggese
formerebbe un eccellente acquisto per la città ed un
ottimo elemento di studio per chi si accingesse ad un
lavoro inteso a far conoscere, un po' più di quel che
non sia, questa bella, gagliarda e schietta figura d'ar-
tista, così poco noto e forse per ciò sì male giudicato
da alcuni critici dell'arte.

Giungano o no i detti quadri ad arricchire e ad
abbellire la piccola quanto sontuosa Galleria ascolana,
gli amici dell'arte non possono non fare un fervido
augurio; e cioè, che essi siano quanto prima, mercè
l'aiuto e la buona volontà degli interessati, de'pro-
prietari, del Municipio e dell' Ufficio regionale per
la conservazione dei monumenti, posti in condizione
di poter resistere per molti anni ancora all' azione
del tempo, liberandoli comunque da que' terribili
e talora invincibili nemici che sono purtroppo l'a-
patia e l'indifferenza generale verso il patrimonio
storico e artistico, che, nel caso nostro, sono una
sola cosa.

Ascoli possiede tanto ben di Dio ancora, anche ri-
spetto a pitture, meritevole d'essere raccolto e fatto
conoscere, da soddisfare più d'un intelligente e da re-
care onore alla città.

A Fundi, piccola contrada perduta fra le colline
che poco sopra a Mozzano chiudono a mezzogiorno
la strada provinciale che da Ascoli mena all'Acqua-
santa, c'è un polittico che chi l'ha veduto lo giudica

del Crivelli, e non dovrebb'essere difficile farlo depo-
sitare se non acquistare al Municipio.

Ultimamente un signore di qui inviò proprio a
Roma un trittico dell'Alamanni (?), proveniente da
San Giovanni in Salaria (a tre miglia dalla città). Ciò
non sarebbe forse avvenuto se all'amore per le cose
belle si unisse anche quello per le arti belle. Non sarà
certo un grave danno che un'opera del gentile allievo
del Crivelli abbia presa la via di Roma quando essa
però sia destinata a una raccolta romana o, comun-
que, d'altra città nostra; ma quando si rifletta che
essa finirà molto probabilmente per essere portata al-
l'estero, la cosa cambia d'aspetto e tanto chi l'ha fatta
esulare, come chi se l'è lasciata scappare, dovrebbero
essere, secondo me, poco soddisfatti dell'opera propria.

Il più grande affresco di Cola dell'Amatrice. —

Un'altra pittura davvero insigne, anzi il più grande e
bell'affresco che si ammira in Ascoli, e che figure-
rebbe con onore in qualsiasi pinacoteca, l'abbiamo qui
nel refettorio dell'Annunziata. Rappresenta l'andata di
Gesù al calvario: una scena grandiosa neh'insieme e
piena di movimento.

Dopo la distruzione delle pitture in Santa Marghe-
rita, avvenuta nel 1S74, senza una parola di protesta
per parte della cittadinanza, salvo quella del eh. ar-
tista e critico d'arte insigne, il ricordato cav. Giulio
Cantalamessa, l'affresco all'Annunziata rappresenta
l'opera maggiore del Filotesio, della maturità sua
quale frescante ardito, geniale, fecondo. Eppure il bel-
lissimo affresco va deperendo anch'esso e nessuno se
ne dà pensiero. In alcune parti anzi il colore è già
staccato, e, nel gruppo a sinistra di chi guarda, vi-
cino alla vòlta (l'affresco è sulla parete di destra, per
chi entra nel refettorio, in alto, in forma di lunetta),
sono diverse macchie biancastre pel colore caduto.
Grosse e lunghe crepe attraversano alcune figure e
sono indizio sicuro del male che serpeggia intorno e
per entro al dipinto e ne mina l'esistenza; e non oc-
corre aggiungere nulla allo stato vero delle cose per
dire a chi di ragione: provvedete presto, se deside-
rate conservare lo splendido lavoro.

Pensando che i giovanetti della locale Scuola agra-
ria, i quali presentemente occupano all'Annunziata
l'antico convento, quando amino rivedere la grandiosa
scena di Cola potrebbero come ogni altro mortale re-
carsi alla residenza del Comune, sarebbe bello che la
pittura si togliesse senz'altro dall'ignorato cenobio
dell'Annunziata e, riportata su tela metallica, la si po-
nesse quale signora del luogo fra le opere dei mae-
stri ascolani, già in parte adunate nella civica Galleria.

Per la chiesa de' Santi Vincenzo e Anastasio.

— Sulla fine di gennaio, a cura del Governo, del
Municipio e del parroco di San Pietro martire, si co-
minciò la demolizione della vòlta (costruita nel 1770)
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