L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

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morto poco dopo il giugno del 1313. L'A. dimostra
invece che egli morì poco prima del 3 agosto 1319.

— Pag. 345.

Paolo Schubring: Gli affreschi dell' Incoronata a
Napoli. — L'A. attribuisce gli affreschi ad artisti di
scuola senese. Fu la regina Giovanna che ne fece
decorare la cappella dell' incoronazione. In nessuna
pittura del Trecento senese si trovano dipinti tipi mu-
liebri belli come questi dell'Incoronata. Caratteristico
è che nelle rappresentazioni dei Sacramenti si sia in-
filtrato qualcosa della realtà della corte della terri-
bile regina.

In generale sono perduti gli affreschi delle pareti,
ma ancora vi sono alcune rappresentazioni della Ge-
nesi, dell' Esodo e del libro dei Giudici. Quasi irri-
conoscibili sono le storie di Mosè.

Ciò che rimane delle ultime storie dell'Antico Te-
stamento fa dubitare se veramente gli affreschi del-
l' Incoronata possano credersi opera di un artista solo.
Secondo lo Schubring, gli autori di queste pitture
sono pittori della scuola di Ambrogio Lorenzetti.

Ora il Milanesi, nei Doc. sen. I, 30, pubblica varie
notizie su di un certo Paolo di maestro Neri, scolaro
del Lorenzetti, il. quale nel 1343 dipinse nel chiostro
del convento di Lecceto, presso Siena, varie storie,
fra cui i Sette Sacramenti e varie cacce.

Lo Schubring non ha visto gli affreschi di Lecceto,
e non li conosce che secondo fotografìe del Lombardi,
eppure ritiene possibile che Paolo di maestro Neri
possa essere il pittore dell' Incoronata, perchè nel 1343,
cioè quando dipingeva al Lecceto, Paolo era sui venti
anni e poteva aver conosciuto le grandi allegorie di
Ambrogio.

Ora l'A. suppone che Paolo possa essere andato
a Napoli dopo avere visto le opere di Giotto ad Assisi
ed a Roma e possa essersi posto all'opera nell'Inco-
ronata, tenendosi studiosamente lontano dall'imitare
gli affreschi di Donna Regina.

L'A. dichiara da ultimo di buttar lì questo nome
di Paolo di Maestro Neri più per invogliare gli stu-
diosi di cose napoletane a farne ricerca, che per altro.

— Pag. 358.

Emilio Jacobsen : La Gallerìa dell' Ateneo a Fer-
rara. — Lo scritto del signor Jacobsen è più che altro
un elenco ragionato della Pinacoteca ferrarese e po-
trebbe essere veramente utile a chi vuole visitare quel-
l'importante collezione, se non contenesse qua e là
inesattezze.

Noto le principali: I Galassi sono più di due. Il
San Girolamo dritto sotto l'arco non è, come già di-
mostrò Adolfo Venturi, di Cosimo Tura, ma del Cossa.
Nella cappella di San Maurelio a San Giorgio fuori
le mura di Ferrara, non era una sola pala d'altare,
come crede l'A. quando, a proposito dei due tondi

di Cosmè, scrive che « anche » un tondo posseduto
dal signor Benson a Londra, con la rappresentazione
della Fuga in Egitto, deve aver fatto parte della pala
d'altare della cappella di San Maurelio. Il ritratto con
la Madonna in trono col San Giovannino e Santa Ca-
terina, nella prima sala, non è di Lorenzo Costa, ma
di Michele Coltellini.

Adolfo Venturi ha dimostrato che la pala d'altare
nel Louvre non è di Francesco Bianchi Ferrari.

— Pag. 388.

Werner Weisbach : Un autoritratto scomparso di
Piero della Francesca. — Si ha notizia di questo
autoritratto dalle lettere scambiate da Giuseppe Fran-
ceschi Marini, discendente da Piero, col direttore della
Galleria degli Uffizi. Nel palazzo Marini a Borgo San
Sepolcro c'è un ritratto del maestro, che non è cer-
tamente altro che un rimpasticciamento moderno.

L'A. pubblica la notizia perchè possa servire di
guida a chi avesse la fortuna d'imbattersi nel dipinto.

— Pag. 392.

G. Gronau : Piero della Francesca o Piero dei
Franceschi? — L'A. si oppone a quanto dice il Witting,
che si debba dire Piero dei Franceschi e non Piero
della Francesca ; egli cita esempi tratti da documenti
contemporanei di Piero, nei quali si trovala forma:
della Francescha, e conclude che probabilmente nel-
l'uso del tempo le due forme erano adoperate promi-
scuamente.

— Pag. 395-

Guglielmo Schmidt: I quadri del Correggio nella
Pinacoteca di Monaco. — L'A. dice che vari quadri
della Galleria di Monaco portano a torto il nome del
divino pittore, ed egli si propone di dimostrare che
queste attribuzioni sono false. Nel quadro col n. 1094
è raffigurato un giovane satiro che suona il flauto, un
gioiello. Otto Mi'mdler, nelle sue Recensionen u. Mit-
theilungen ilber bildende Funsi, 1865, fu il primo a
scrivere che l'autore non poteva esserne il Correggio
e disse che era degno d'essere opera giovanile di Ti-
ziano o di Palma Vecchio.

Il Morelli l'assegnò prima a Lorenzo Lotto, poi di
nuovo al Correggio. L'A. trova che il paesaggio non
ha alcuno dei caratteri dei paesaggi del Lotto e l'at-
tribuisce a Palma il Vecchio, paragonando la figura del
Faunetto a quella del Gesù Bambino del quadro 33
della Galleria di Dresda.

Il quadro al n. 1096 è attribuito alla scuola dell'Al-
legri e fu già battezzato coi nomi più diversi. L'A. non
s'accosta neppure a quelli che l'attribuiscono al Ron-
dani, e segue il giudizio di Giovanni Morelli, che l'as-
segnava all'Anselmi.

Il quadro al numero 1095 : la Vergine Maria col
Bambino ed i Santi Ildefonso e Girolamo, secondo il

L'Arte. Ili, 49.
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