L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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MISCELLANEA

bizantine, di cui sono apparse tracce da poco, pro-
prio nella volta superiore della cella absidale di sud,
nella stessa chiesa di San Vitale ! 1

Questo solo fatto, a mio vedere, basterebbe a spie-
gare le parole del Ferretti, quand'anche una serie
grandissima di prove, per così dire, negative, non to-
gliesse ogni forza all'erronea congettura che la cupola
sia stata quandochessia rivestita di musaico.

Andrea Agnello, storico ravennate del secolo ix,
minuto descrittore dei nostri monumenti, rammenta
più volte la chiesa di San Vitale, accenna a musaici
del suo pronao,2 ma non ricorda che nella cupola di
San Vitale se ne vedesse alcuno. Alla sua testimo-
nianza non è però da tener molto, nel nostro caso, sia
perchè neppure ricorda i musaici dell'abside, sia perchè
il rivestimento musivo della cupola poteva esser be-
nissimo posteriore. Non così però è delle prove che si
possono ricavare da storici dei secoli xv o xvi, di poco
precedenti ed anche contemporanei del Ferretti.

Nella seconda metà del quattrocento, prima cioè
che il Ferretti dettasse la sua descrizione di San Vitale,
parlano di questa chiesa Desiderio Spreti ed Ambrogio
Traversari. Il primo fa esclusivamente menzione d'una
parte del musaico presbiteriale,3 e il secondo dice che
nulla vi si desidera meno del musaico, perchè, ap-
punto, di musaico ce n'è in abbondanza ; ma avendo
scritto così, subito di seguito ad un accenno a cose
dell'abside, Vibi può significare precisamente che il
musaico era nell'abside. Ad ogni modo il Traversari
non ricorda la cupola. 4

Procedo. Nella Biblioteca di Classe in Ravenna
esiste una preziosa pergamena del secolo xvi, che già
rimase esposta sopra una tavola di legno nella stessa
chiesa di San Vitale. È rosicchiata all'orlo, forata dai
tarli, sbiadita nella scrittura e nel fregio marginale a
colori. Nullameno è di principalissima importanza,
perchè vi si legge sopra trascritta una descrizione par-
ticolareggiata di San Vitale, forse del secolo xv, certo
anteriore a quella del Ferretti (che la conobbe), ed ai
lavori che, dal 1530 al 1540, trasformarono o rovina-
rono la chiesa. Non tutta è leggibile, ma le brevi la-
cune non sopprimono il senso, nè dove si descrivono
i musaici dell'abside, nè dove si descrivono la forma e

1 C. Ricci, Ravenna e i lavori fatti dalla Sovrintendenza dei
monumenti nel 1898. Bergamo, 1899, pag. 38. Altre pitture roma-
niche già si videro nella cappella Sancia Sanctorian nello stesso San
Vitale.

2 Liber Pontificalis, nei Monumenta Germaniae historica. Han-
nover, 1878, pag. 321.

3 De amplitudine, eversione et restanratione urbis Ravenna. Ra-
venna, 1793, tomo I, pag. 9.

4 Hodoeporicon (Firenze, 1681?), pag. 50: «Niki! mintis ibi, quam
musivum opus desideratili- ! », Il senso di questo passo, sotto forma
di doppia negazione, è positivo. Nulla, vi si dice, si desidera meno
del musaico, o, in altre parole, se vi si potesse desiderare qualche
cosa, non sarebbe il musaico. Il Traversari ricorda San Vitale
anche in una sua lettera del 12 dicembre 1433; dice che vi si vede
musaico, ma non specifica nulla !

la struttura della cupola. Ebbene : non vi si dice che
in questa esista pure una tessera di musaico ! 1

Un'altra e più breve descrizione del tempio, in vol-
gare, si trova manoscritta nella Classense, del pari an-
teriore alle trasformazioni del tempio e perciò d'un
contemporaneo del Ferretti. Vi si legge essere tutto
« il santuario dove sta il coro, lavorato di bellissimo
musaico con molte figure del Nuovo e del Vecchio Te-
stamento ». Ma, nel cenno della cupola, come va che
non allude alla minima traccia di musaico ? ! 2

Non basta. Nei manoscritti Spreti 3 si trova un pro-
cesso fra i canonici del Duomo di Ravenna, deputati
dalla Santa Sede, e l'abazia di San Vitale, perchè que-
sta aveva alienati alcuni fondi pel valore di seicento
ducati d'oro, per riparare le ruine di San Vitale e spe-
cialmente della cupola. Il processo risale agli anni 1538
e 39, e la vendita dei fondi a parecchio tempo prima.
Ebbene, vi si trovano le testimonianze di molti chia-
mati a deporre proprio intorno alle cattive condizioni
cui era ridotta la cupola, e a dichiarare se veramente
erano necessarie le riparazioni e — in caso — sino a
che misura, e se veramente costarono tanto quanto
l'abazia dichiarava.

Molte le testimonianze e molti i particolari intorno
alla cupola ! Nicola da Milano priore dell'abazia, mae-
stro Giovanni lapicida, maestro Battista Lovati, Giulio
Corelli notaio, maestro Antonio del fu Matteo Costa,
Bernardino Cornioli notaio, e altri ancora, accennano
ai danni gravi della cupola, e non uno ha una sola pa-
rola che possa far credere all'esistenza pur d'una tes-
sera di musaico, cui nemmeno allude nessuno dei do-
cumenti dell'archivio di San Vitale (ora nell'archivio
comunale), nei quali si registrano i lavori preparatori
fatti alla cupola prima che i faentini Tonduzzi e Ber-
tucci s'accingessero nel 1541 a dipingerla.4

Ma la prova più evidente che non c'era musaico
è data proprio da quell'Alberti che da taluno si cita
per sostenere che musaico c'era. Nato nel 1479 e morto
nel 1552, egli aveva, molto prima di quest'anno, rac-
colto e ordinato tutto il materiale per la sua Descrit-
tione dì tutta Italia, pubblicata la prima volta nel 1550.
E poiché, dove descrive la Romagna, ricorda il Fer-
retti, ancora come vescovo di Milo, così la descrizione
di Ravenna dobbiamo far risalire a prima del 1541 ;
forse verso al 1530 ; comunque, al tempo in cui la cu-
pola di San Vitale non era peranco dipinta dai faentini.
Alla buon'ora, dunque, Leandro Alberti, contempo-
raneo del Ferretti, dice che nella cupola e nei nicchioni
di San Vitale non si vedeva affatto musaico, perchè
raccoglie semplicemente la vana tradizione che vi era
già stato anticamente !

1 Mob. 3, 1, L2, n. 1.

2 Miscellanea, Mob. 3, 1, La, n. 7, pag. 54.

3 Bibl. di Classe, tomo IV, Miscellanea XXI, n. 109.

4 Ardi. coni. rav. (Archivio di San Vitale), lib. 582, c. 126:
lib. 622, n, 21 ; lib. 1048, c. 129.
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