L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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MISCELLANEA

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Notevolissimi sono, poi, i risultati ottenuti ultima-
mente dai lavori di restauro interno

Già due anni or sono, sopra la porta della sacre-
stia, nel muro da cui si staccano i tre monumenti del
beato Pacifico, di Benedetto Pesaro e di Paolo Sa-
velli, fu ritrovato sotto l'intonaco un vivace affresco
raffigurante una tenda verde con cordoni rossi, sor-
retta in alto dagli angeli e dischiusa in basso da un
grazioso puttino. Di recente poi, per le indagini pro-
seguite sulla parete contigua, sopra lo squisito monu-
mento di Jacopo Marcello (m. 1484), venne in luce un
bellissimo affresco dipintovi a completamento della
parte architetturale, come si usava spesso (la tomba
Onigo a San Niccolò di Treviso ne è un celebre esem-
plare) nelle opere lombardesche di quel genere.

La parte superiore è da sè soli un quadro, che
raffigura un trionfo, con un carro tirato da bianchi
cavalli carico di prigionieri in catene, preceduto e se-
guito da imo stuolo di cavalieri e di fanti, sullo sfondo
di un ameno paesaggio d'alberi e di colline. Il quadro
è poi chiuso da una finissima decorazione di carat-
tere architettonico, che termina in alto con un me-
daglione, recante la sigla di Gesù, tra due stemmi
della famiglia Marcello, e continua in basso, ai lati
del sarcofago con vaghissimi ornati di fogliami e
di nastri, d'armi e di scudi, sì da incorniciare ric-
camente l'opera marmorea, che pur sembrava non
aver bisogno di maggiori lenocini per essere ammi-
rata fra le cose eccellenti dello scarpello lombar-
desco.

Purtroppo non tutto il disegno decorativo si è po-
tuto riavere : dal lato destro e nella parte inferiore
fu trovato distrutto (o incompiuto, come vuole taluno),
e qua e là il colore è smarrito per le scrostature; ma
nell'insieme l'effetto è soddisfacente e il lavoro di sco-
pertura sembra assai ben condotto.

Oltre a questo, che trovo il più bello, altri affre-
schi si son rinvenuti, sotto l'intonaco, intorno al sar-
cofago di Benedetto Brugnolo, intorno all'altare della
lamiglia Zane attribuito al Vittoria, e intorno all'al-
tare che porta il quadro della Purificazione del Sal-
viati ; quivi specialmente son notevoli alcune grandi
figure di carattere tizianesco che vengono attribuite
al Salviati medesimo.

Va menzionata infine un'altra scoperta d'impor-
tanza anche, dirò così, documentale, sopra la porta
che mette nel chiostro della Trinità. Ivi stava sospesa
una bara di legno dietro alla quale era infissa al muro
una grande tavola mediocremente dipinta; rimossa
l'una e l'altra, apparve un elegante archivolto a mo-
tivi ornamentali in terra cotta, e poi una zona del-
l'antico strato rosso a finto mattone che si ritiene co-
stituisse nel cinquecento il fondo di tutte le pareti
della chiesa, intonacate poi di bianco, secondo che
se ne ha notizia, per ordine del governo, in seguito
alla peste del 1630.

È dovere ricordare che tutte queste esumazioni sono
merito dell'ing. Rosso.

La Pescheria. — Una notizia che riuscirà gratis-
sima agli amici di Venezia: lo sconcio capannone di
ferro eretto sul Canal Grande a Rialto, di faccia alla
Ca' d'Oro, sarà quanto prima atterrato e sostituito da
un nuovo edificio che per buone ragioni si può cre-
dere riesca degno di Venezia. Autore del progetto
della nuova pescheria è il pittore Laurenti, e vi col-
labora per la parte architettonica il cav. Ruscolo.
Sembra che l'inizio dei lavori faccia parte del pro-
gramma della sessione in corso del Consiglio muni-
cipale.

La vendita della collezione Bevilacqua=La Masa.

— La vendita di questa preziosa raccolta di memorie
storiche e di opere d'arte ha avuto luogo nel mese di
ottobre scorso nel palazzo Pesaro, il superbo edificio
barocco del Longhena, lasciato dalla compianta du-
chessa Bevilacqua-La Masa al Municipio di Venezia.

Oltre svariati oggetti di mobilio, diversi dipinti vi
figuravano con nomi assai ragguardevoli ; i singoli
prezzi tuttavia non ascesero in genere a più migliaia
di lire.

Rammento a titolo di cronaca, declinando ogni re-
sponsabilità per l'attribuzione, un Marco Pai mezzano,
un Sebastiano del Piombo, un Veronese, un Bron-
zino, un Bonifacio (?), un Gaudenzio Ferrari, un Jacopo
da Ponte, due buoni quadri del Longhi, uno del
Poussin, uno dell'Hayez, un crocifisso d'argento at-
tribuito al Bernini, alcuni bei mobili Louis XV, qual-
che bell'arazzo fiammingo.

L'esposizione bordoniana a Treviso, rimasta
aperta dal 20 d'ottobre alla metà di novembre, è
stata giudicata in modi molto diversi. Tra i due op-
posti ed estremi giudizi c'è naturalmente una via di
mezzo, per la quale si può riconoscere che la mostra
non fu proprio all'altezza della fama del pittore, ma
riuscì lodevole, dati i mezzi morali e materiali di cui
disponevano gli organizzatori. Il prof. Bailo vi mise
certamente tutto il suo buon volere, e se non credette
seguir sempre urt vero criterio artistico e scientifico
nella composizione della mostra, questa riuscì tuttavia
interessante, anche per coloro che avevano altrove
ammirato separatamente i dipinti del Bordone. Per
vero i quadri suoi originali erano pochissimi, e fram-
misti ad altri, sulla cui autenticità il dubbio era grave
e fondato ; mentre abbastanza numerosa fu trovata la
collezione delle riproduzioni fotografiche, ove del resto
figuravano, con intento illustrativo, anche quelle di
molti altri pittori veneti del Rinascimento.

Per la commemorazione pronunciò il Molmenti un
applauditissimo discorso, e fu coniata a cura del-
l'Ateneo una buona medaglia di bronzo col ritratto di
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