L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY PITTALUGA

«che durava per ben giungere, con l'opera sua, a la perfetta intelligenza»:1 nota, anzi,
che, con il crescere degli anni, quegli artifizi divennero sempre più palesi, dipingendo
il Maestro soltanto a colpo di pennello, e unendo con pena le tinte.2

Lo Zanetti, è evidente, più che per ogni altro artista, rivela, per Tiziano, indipen-
denza spontanea da vincoli tradizionali: l'arte elei ( adorino è scrutata con sottile pas-
sione, nè mai alcuno ancor v'era stato, che così singolarmente cercasse « d'onde tante
bellezze venissero ». Il Boschini, ne la Breve Istruzione, attraverso il suo esame, preva-
lentemente tecnico, aveva aperto la via agl'intuiti profondi: ma, dominando ne' suoi
asserti, l'intento de la brevità e de la semplicità, l'effetto critico non aveva potuto
non esser limitato.

Lo Zanetti no: non pone limiti a l'analisi, la quale si propone, anzi, « di dar or-
dine a le notizie raccolte >• da altri. Con metodo, dunque, l'analisi si svolge: ogni aspetto
pittorico vicn considerato, e su tutti uno specialmente, il colore, studiato in ogni compito
e varietà.

Ora, avrebber potuto permanere, ne la visione coloristica zanettiana, influssi clas-
sicisti? È chiaro che, chi veda la pittura di Tiziano, come la vide il Veneto settecen-
tista, non può venir a conciliazione con le dottrine del Winckelmann: la conciliazione
condurrebbe, al più, là dove il Mcngs era giunto: a l'intento, cioè, d'intelligenza di
colore, non a l'intelligenza effettiva. Così lo Zanetti, nel giudizio generale de l'arte di
Tiziano, si sottrae inconsapevolmente ad ogni influsso classicista; si libera, d'altra parte,
anche da influssi realistici: che può dirsi da lui sufficentemente superato il concetto
di colore, mezzo d'imitazione naturalistica, per il concetto di colore, mezzo d'espres-
sione fantastica.3

Ma, dinanzi a le singole opere, il critico sa mantenersi effettivamente libero d'ogni
estranea influenza, e coerente sempre al criterio generale, espresso sii la pittura del
Maestro? La domanda può sembrar pedante, e non è. Basta scorrere la Storia, là dove
l'autore esamina le tele una ad una, ne le chiese di Venezia, per rilevare come, anche
questa volta, la primitiva semplicità di giudizio esca alquanto modificata. Poiché il
colore è l'elemento affascinante dei singoli oggetti, esso diviene, logicamente, il clou
de le singole brevi analisi critiche — rilievi puri abbondano, di questo genere: « I
panni.... neri e bianchi e la folta boscaglia del campo operano mirabilmente per imbel-
lire le tinte delle vicine carni... la nera sopravveste del frate... quanto bello e caldo rende
il colore di quella mano e di quel braccio bellissimo, chè in esso campeggia: e agevola
l'effetto dell'andare indietro e dello scortare! La bianca tonaca del Santo Martire...
qual vigore non dà a la carnagione dell'uccisore, che arsiccia e brunotta si finge...!»
ma, ne l'esame sistematico e minuto, è evidente che molti estranei influssi appaiano,
sopratutto letterari, a dar carattere meno schietto al primitivo giudizio zanettiano.
Esso permane sì, intenzionalmente libero e singolare: ma il turbamento eccitato eia la
tela, come illustrazione, più che come fatto meramente inventivo e creativo di linea e
di colore — il desiderio di dar idea quanto possibile vivace de la valentia del Maestro,
ai professori e a « la buona gente » — un complesso di circostanze, non facilmente
isolabili, tra cui il sussistere ingenuo del tradizional concetto de la sorpresa ne l'opera
d'arte, induce lo Zanetti a concedere ai criteri consueti, anche dinanzi a l'opera di
Tiziano.

È tuttavia innegabile che il Veneto scrittore vuol penetrare quell'arte, e che, per
essa, la sua coscienza critica s'innalza al massimo grado di libertà, di cui è capace. Anzi,
come il Vasari di Michelangelo, come il Mengs di Raffaello, anche lo Zanetti può dirsi
critico di Tiziano, se pur di Tiziano non tratti — e il riferimento continuo ed incon-

1 Pitt. venez., 1. II, pag. 139.

2 Pitt. venez., 1. II, pag. 143.

3 Pitt. venez. J. II, pag. 1^8. Vedi anche il giu-
dizio per la Madonna di Pesaro, 1. II, pag. T51-152.
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