L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EU GÈ NE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 23

scio a l'arte del Maestro-Tipo, lo induce a una limitazione di giudizio, la quale, in
parte, spiega certi singolari apprezzamenti de l'opera d'altri; forse de l'opera del Tin-
toretto stesso.

L'esame del modo con cui è considerato il colore, ne la pittura del Sei e Sette-
cento, non metterebbe, ora, in luce alcun lato nuovo de la critica de lo Zanetti; senza
generalizzar giudizi, può dirsi ch'essa rivelerebbe, soltanto, quell'indulgenza a' criteri
classicisti, cui dinanzi al colore, egli ha saputo generalmente sottrarsi. Per il Tiepolo,
tuttavia, il critico s'innalza ancor a singolari intuiti, egli che, in quell'opera smagliante,
sa vedere l'evocazione de «le sopite felici leggiadrissime idee di Paolo Caliari ».'

Sono, ad ogni modo, le pagine su Tiziano quelle che meglio rappresentano A. M. Za-
netti, critico del colore; attraverso Tiziano, specialmente, egli sente la bellezza, la mu-
tabilità, la sensibilità di questo elemento, pur non mantenendo sempre a medesima al
tezza il proprio intuito. Quelle pagine devon considerarsi notevoli fra tutti gli scritti
su l'arte: non ch'esse rivelino un giudizio sistematico ed indiscutibilmente felice sul
pennello del C'adorino, ma rappresentano piuttosto il punto estremo, cui giunge la. ca-
pacità di critica zanettiana: anzi, diciamo, la capacità di critica coloristica del -Sette-
cento in Italia. Nessuno scrittore del secolo, di fatto, può dirsi sorpassi la visione de lo
Zanetti; neppure il Lanzi, per altri aspetti così importante; egli de la Pittura veneziana
cita passi e passi,2 come chi meglio non sappia dire, e rivela, in tutta la Storia pitto-
rica, una sensibilità assai meno acuta di ciò che è colore e conseguenze di colore.

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La Storia di Anton Maria Zanetti venne tenuta in gran conto.

11 Lanzi dichiarò che la Scuola veneziana non avrebbe più avuto bisogno d'esser
descritta, se lo Zanetti non avesse limitata la sua trattazione essenzialmente a le opere
pubbliche dei maestri, trascurando quelle presso privati.5 Vecchi studiosi, come il Mo-
schini,4 il Cicogna,5 il De Boni/' tributaron lode breve, ma incondizionata al pratico,
al teorico, a lo storico scrittore, che, con buon metodo, aveva saputo divider epoche,
descriver stili, vagliar meriti, stabilendo la posizione d'ogni pittore, con serena impar-
zialità. Videro in lui l'intento severo di liberar la storia da pregiudizi e da alterazioni
cronologiche, il proposito degno d'agevolar ai dotti e ai profani lo studio arduo de la
pittura.

Così dissero. Effettivamente, se manca a la Pittura Veneziana il carattere formale
d'opera storica, che l'autore, moderno d'intenzione, le desidera, è pur vero ch'essa abbia
reso per la serietà la precisione la dottrina, valido ausilio agli studi de l'arte veneta.

Nessuno, tuttavia, volle rilevare che, non quale erudito emendatore di dote ine-
satte e d'attribuzioni imprecise, non quale compilatore diligente di un buon catalogo,
il Veneto critico del sec. xvm merita d'esser distinto: chè, sotto tali aspetti, egli
potrebbe venir messo a pari con altri, d'attitudini del tutto opposte, e forse esser
sorpassato.

Nessuno rilevò che la singoiar posizione sua, ne la storiografìa artistica, nasce
essenzialmente dal valor de le idee, e più, dal complicarsi di esse1, in un profondo dis-
sidio.

Giunge, il Veneto critico, al superamento del concetto naturalistico per due vie:

1 Pitt. venez., 1. V, pag. 600.

2 Luigi Lanzi, Storia pittorica dell'Italia. Mi-
lano, per Niccolò Bettolìi, 1831, pag. 278 e segg.

3 Op. cit., pag. 250.

+ Della letteratura veneziana dal sec, XVIII,

fino ai nostri giorni, Venezia, Palese, 1806, t. Ili,
pag. 56.

5 Bibl. venez., pag. 630.

6 Biografia cit., pag. 1102,
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