L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADOLFO VENTURI

stoli, coi lineamenti regolari, severi, i capelli squadro; una parete scavata nel mezzo dalla

cadenti in due ciocche attorte sul collo, gli occhi nicchia dell'abside, divisa a listelli dalle colonne

limpidi vitrei lucenti. che non hanno nessun ufficio di ossatura archi -

Nel quadretto urbinate, soltanto, Melozzo dà tettonica, e mancano di ogni solidità, si pun-

alle sue immagini una grandezza astratta, iera- tellano a stento. La chiarezza logica, dono del-

tica, che ben presto abbandona per volgersi a l'arte marchigiana, è assente dall'opera di Giu-

creare belle forme umane, calde di vita; tinte di sto : a destra si apre una porta, ma come si

velluto; ambienti fastosi, rinunciando per sempre capirebbe che quella è una porta, fra tanta con-

alla calma profonda, alla monumentalità degli fusione di angoli e di nicchiette, se non vi si affac-

esseri sovrumani, dei simboli di Piero. ciasse una nutrice col piccolo Guidobaldo, simile

Fig. 2 — Giusto di Gand : La Comunione degli Apostoli. Palazzo ducale di Urbino.

(Fot. Anderson).

Contemporaneamente a Melozzo, lavorava in
Urbino Giusto di Gand, dissonando per i suoi
metodi fiamminghi con l'ambiente preparato
dalla grande arte sintetica di Piero della Francesca.
Vedasi la Comunione degli Apostoli (fig. 2), la prima
opera compiuta dall'artista straniero a Urbino:
goticismo di pieghe a punta, a arco; cura minu-
ziosa di particolari; membra disossate, incapaci
di muoversi, flaccide. Il senso architettonico, con-
quista dell'arte nostra, manca totalmente al-
l'artista nordico, che non sa costruire nè edifici,
nè figure umane; che, per inquadrare il suo Ce-
nacolo, immagina un interno senza sfondo, nè

a una Madonnina nordica schiacciata entro la
sua stretta nicchia? E Cristo cammina a passo
sgangherato, vacillando, incespicando nella tu-
nica ampia che lo impaccia, muovendosi come
su trampoli sopra le gambe lignee; gli Apostoli
si puntellano l'un l'altro, per non cadere, ingi-
nocchiandosi, e dislocan le membra nel volgersi,
tanta è l'incapacità del pittore a servirsi di scorci
prospettici; gli angeli, con le grandi ali spinose,
le vesti a pesanti cartocci, non volan nell'aria,
sembran sospesi per un filo al soffitto. E tutte le
figure hanno una primitività gotica di gesti, che
variano a fatica: mani che si giungono a conchi-
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