L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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INTORNO A UN TRITTICO SCONOSCIUTO

DI DOMENICO DA TOLMEZZO

Nel volume quinto dell''« AUgemeines Lexikon der bildenden Kunstler », che U. Thieme
pubblicò 1 a Lipsia nel ign, Domenico di Candido da Tolmezzo, figura con una
incompleta lista di opere, su semplici referenze documentarie, riassunta evidentemente
dal Regesto non citato di loppi e Bampo,2 e con un'unica opera firmata: quella nella
Sagrestia della Cattedrale di Udine; la quale nella sua esclusività di opera datata — la
sola che si conoscesse — sembrava stesse a dimostrare gli elementi padovani-squarcio-
neschi della prima educazione pittorica dell'artista.'

Era però strano che mentre i documenti ci facevano vedere Domenico da Tolmezzo
intento più particolarmente a lavori di scultura in legno o d'intaglio, che a quelli di
pittura, non ci fosse rimasta alcun'opera del primo genere a testimoniare la sua labo-
riosissima attività. Ma, ancora nello stesso anno 1911, L. Venturi 4 potè finalmente indi-
carci una di queste macchinose pale d'altare in legno scolpito e dorato in quella tuttora
esistente in una cappella laterale della chiesa di S. Pietro di Zuglio, o di Carnia, e re-
cante una firma in una scritta mutila, ma facilmente completabile: « 0(pus Domenici de
Tumetio 148(4) ».

Quest'opera doveva essere, secondo L. Venturi, il solito punto di partenza per una
eventuale ricostruzione dell'attività di Domenico da Tolmezzo intagliatore. Ma ora non
sappiamo, purtroppo, se i novelli barbari abbiano asportato dal Friuli nostro — come
altre cose — anche questa. Niuna maraviglia!

Fortunatamente, per ricostruire la non grande personalità del nostro artefice, ci
rimane un'altra opera; e — a quanto ci sembra — con qualità artistiche superiori a
quelle della pala di S. Pietro di Carnia.

Si tratta di un trittico (fig. 1) datato e firmato integralmente « Opus Dominici
de Tumetio, 1484 » con una Vergine e il Bambino nel mezzo, e i SS. Giovanni Battista
e Sebastiano ai lati, su fondo dorato diviso da tre archi sorretti da pilastrelli gotici
rilevati.5 Attualmente trovasi in castello dell'Etruria meridionale, e ci è (piasi impossibile
lo spiegare come l'opera dall'Alta Italia sia emigrata da molti anni nel Lazio.

1 Cfr. Thieme U.: AUgemeines Lexicon der bi!-
denden Kunstler. Lipsia, 1911, voi. V, pag. 495-496.

2 Ioppi Vincenzo e Bampo Gustavo: Nuovo
contributo alla storia dell'arte nel Friuli e alla vita
dei pittori e intagliatori Friulani (in: Miscellanea
pubblicata dalla R. Deputazione Veneta di Storia
Patria. Venezia, 1887, voi. V, pag. 1. 2, e ss.).

3 Venturi A.: Storia dell'Arte Italiana, Milano,
1914, voi. VII, tom. Ili, pag. 437. Crowe e Ca-
valcaselle: A History of painting in North Italy
(edit. by T. Borenirs), Londra, 1912, voi. Ili,
pag. 67, 69.

4 Venturi Lionello: Opere d'arte a Moggio e
a S. Pietro di Zuglio (in: Arte, 191 i, pag. 477-478).
Crediamo che la data debba leggersi piuttosto 1483,
poiché nel 1484 la pala già era a posto per essere
stimata: ed inoltre pensiamo che lo stile richieda
un certo intervallo di tempo fra il polittico di
S. Pietro di Carnia e il nostro trittico.

s Le figure sono all'inarca un terzo del naturale
e sono ben conservate anche nel loro colorito, che
non è così sgradevole, come appare qu llo della
tavola di Udine. Il trittico è nel suo stato antico:
solo i pinacoli della cimasa furono restaurati.
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