L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADOLFO VENTURI

descriptionem ac rationem revocata, ita Leonem
Pontificem, ita omnes Quirites in admirationem
erexit, ut quasi coelitus demissum Numeri, ad
aeternam Urbem in pristinam majestatem repa-
randam, omnes homines suspiciant ». E Paolo
Giovio, nella vita di Raffaello: « Periit in ipso
aetatis flore quum antiquae Urbis aedifìciorum
vestigia Architecturae studio metiretur... ut in-
tegrami Urbem Architectorum oculis consideran-
dam proponeret ».

Aggiungiamo, alle citazioni del Francesconi,
quanto l'oratore estense in Roma riferiva, il 17 feb-
braio 1519, al Duca di Ferrara, circa il discorso
avuto con Raffaello « che da tre mesi in qua lo ha
visto cose assai de prospettiva più el non avesse
veduto prima et vedese b.1 Queste parole accennano
da se all'importanza che Raffaello stesso dava
alle sue ricerche. Lui morto, scriveva Marcantonio
Michiel da Roma al Marsilio in Venezia:2 «morse il
gentilissimo et excellentissimo pittore Raphaelo de
Urbino con universal dolore de tutti et maxima-
mente de li docti, per li quali più che per altrui,
benché ancora per li pictori et architecti el sten-
deva in. un libro, siccome Ptolomeo ha isteso il
mondo, gli edificii antiqui de Roma, mostrando
sì chiaramente le proportioni, forme et ornamenti
loro, che averlo veduto haria iscusato ad ognuno
haver veduta Roma antiqua: et già havea fornita
la prima regione: nè mostrava solamente le piante
delli edificii et il sito, il che con grandissima, fatica
ed industria delle mine s'avia racolto; ma ancora
le facciate con li ornamenti, quanto da Vitruvio
et dalla ragione della Architettura et dalle istorie
antiche, ove le ruine non le retenevano, havea ap-
preso, expressissimamente designava. Hora sì
bella et lodevole impresa ha interrotto morte,
havendosi rapito il mastro giovine di 34 anni... ».

Suggeritore di Raffaello nelle ricerche era stato
Andrea Fulvio, che, nelle sue Antiquitatés Urbis
(per Andraeam Fulvium Antiquarium R. nuper-
rime ecìitae, 1527), così si esprime:

« Ruinas Urbis... ab inferiti! vindicare ac lit-
terarum monumentis resarcire operam dedi, quae
jacerent in tenebris nisi litterarum lumen acce-
derei priscaque loca per regiones explorans obser-
vavi, quas Raphael Urbinas (quem honoris causa
nomino) paucis ante diebus quam e vita decederet
(me indicante) penicillo finxerat; tametsi nullum
ingenium ad attollendam urbem satis est, nec eius
faciem qualis ante fuerit exprimendam ».

1 Cfr. Campori, Notizie inedite di Raffaello da Urbino,
Modena, 1863.

2 V. la lettera niella prefazione alla Notizia d'opere di
disegno pubblicata e illustrata da Jacopo Morelli, 2a ed, per
cura di Gustavo Frizzoni, Bologna, 1884.

Il Francesconi fa rilevare anche come nella Let-
tera sia parola del modo usato nel misurare e nel
disegnare la pianta di Roma servendosi della bus-
sola, e come a quel modo il Giovio, nel suo elogio
citato, alluda discorrendo di Raffaello: « Novo
« quodam ac mirabili invento, ut integrarti urbem
« Architectorum oculis considerandam proponeret,
«id... facile consequebatur descriptis, in plano
« pedali, situ ventorumque lineis, ad quarum nor-
« mam, sicuti Nautae ex pictae membrana e Ma-
il gnetisque usu, Maris ac Littorum spatia depre-
« hendunt, ita ipse laterum angulorumque na-
ti turam ex fundamentis certissima ratione codi-
li gebat ».

Infine il Francesconi fa osservare che nella Let-
tera si ha un cenno biografico che conviene a Raf-
faello, non al Castiglione. Leggesi: « Nè senza molta
compassione posso io ricordarmi, che poi ch'io
sóno in Roma, che ancor non è l'undecimo anno,
sono state rumate tante cose belle, come la Meta
che era nella via Alessandrina, l'Arco mal avven-
turato, tante colonne e tempi, massimamente da
Messer Bartolommeo della Rovere ». Ora il Casti-
glione non dimorò a Roma mai un sol anno tutto
di seguito, dal 1504 in poi: mentre Raffaello, ve-
nuto a Roma nel 1509, poteva ben dire nel 1519,
anno in cui attendeva al disegno della pianta del-
l'Urbe, secondo attesta, tra gli altri, Celio Calca-
gnini, qui tornato nel 1519: «da che io sono in
Roma, che ancor non è l'undecimo anno ». E po-
teva rappresentarsi come testimone dei vandalismi
di Bartolommeo della Rovere.

La dimostrazione del Francesconi fu accetta
comunemente, sino a che a Monaco di Baviera
non fu trovata un'altra più completa lezione della
lettera, la quale, pubblicata dal Passavant,1 fu poi
attribuita da Hermann Grimm a Andrea Fulvio.2
L'attribuzione persuase Crowe e Cavalcasene,3 non
Eugenio Muntz + che continuò ad assegnare la let-
tera a Raffaello.

Il codicetto scoperto dal Gubath il 1834 nella
R. Biblioteca di Monaco è in 40. Fu pubblicato dal
Passavant, quando già il codicetto portava il n. 37
de' Codici italiani, ed era stato legato insieme con
un manoscritto contemporaneo, contenente il
Volgarizzamento dì Vitruvio, fatto da M. Fabio
Calvo. Il codicetto con la lettera a Leone X è di 12
carte con 24 righe ad ogni pagina. Qua e là si veg-
gono alcune parole segnate con una lineetta, a
indicare che dovevano esser corrette; e alcune volte

1 Passavant (I. D.), Raffaello d'Urbino e il padre suo
Gio. Santi, I, Firenze, Le Monnier, 1899.

2 Grimm (N.), Life of Raphael, (traduzione), Boston, 1888.

3 Crowe and Cavalcaseli^, Raphael, 2 vols, 1882.
* Muntz (li.), Raphael, Paris, 1900.
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