L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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LA LETTERA DI RAFFAELLO A LEONE X

Carlo V; tornava a Roma nel 1519, e scriveva del
lavoro di Raffaello all'amico Jacob Ziegler. Morto
Raffaello, Celio Calcagnini compose un epigramma,1
che così suona:

Raphaelis Urbinatis industria

Tot proceres Romam, tam longa extruxerat aetas,

Totque hostes, et tot saecula diruerant,
Nunc Romam in Roma quaerit, reperitqne Raphael,

Quaerere, magni hominis: sed reperire Dei est.

(fanti grandi antichi e tanta lunga età occorsero alla
costruzione di Roma; tanti nemici e secoli concorsero a
distruggerla. Ora Raffaello cerca e ritrova Roma in Roma:
cercare è di uomo grande, ma ritrovare è di Dio).

Dunque nel 1519 il pittore era all'opera, e
nel 1520, morendo, lasciò i disegni dei « prisca loca
per regiones » incompiuti. La lettera a noi giunta
è la prefazione dell'opera.

I rapporti tra Raffaello e Baldassare Castiglione
furono frequenti nel 1519. Il 12 settembre di quel-
l'anno il Paulucci, oratore estense, cercò di vedere
Raffaello per sapere a qua! punto si trovasse il qua-
dro allogatogli dal duca Alfonso I d'Este.2 Recatosi
alla casa di Raffaello: « facto adimandar Mr. Raphael
me fece responder non poter venir a basso, et
smontato per andar de sopra vene un altro servi-
tore, che me disse era in camera con M. Baldassare
da Castione chel lo retragieva, et che non se li
potea parlare ». Con tutta probabilità si trattava
d'un pretesto dell'artista, uno dei tanti a cui ri-
corse Raffaello per tener lontano l'oratore estense,
perchè non testimoniasse della parola data e non
mantenuta al suo principe.

Nello stesso anno, il 3 giugno, Baldassare Casti-
glione spediva a Isabella marchesana di Mantova
il disegno d'un mausoleo perii consorte defunto.
Per ottenere il disegno dall'occupatissimo artista,
Baldassar Castiglione dovette durar fatica, tanto
che l'oratore estense, sempre alla caccia dell'Ur-
binate, scriveva:

« Da M. Baldesera da Castione con il quale
« parlai de Raphael da Urbino dissemi che era
« molto tempo havea da fare un'opera de la Signo-
« ra Marchesana, et che mai la lavorava se non
« quando vi era presente, tante erano le sue occu-
« pationi. E dissemi che tenea per certo, partito
« lui, non li lavorarla più ». 5

1 L'epigramma è nel libro: Ioa. Baptisìae Pignae Car-
minitm lib. IV. scq. Cadi Calcagnini Carmina, Ludovici
Areosti, età, Venet. Valgrisii, 1553. Fu riprodotto da Pietro
Ercole Viscon-ii insieme con la Lettera di Raffaello d'Ur-
bino a Papa Leone X di nuovo posta in luce, Roma, i8\o.

2 V. Canfori, op. cit.

3 V. carteggio dell'oratore estense nel sudcl, autóre.

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Baldassare Castiglione, così di frequente presso
Raffaello, dovette prestargli aiuto nella compila-
zione del testo della descrizione di Roma: se ne
potrebbe ricavare in qualche modo una prova dal-
l'epigramma latino, scritto dal letterato in onore
dell'artista defunto, perchè in quello si ripete un
concetto della lettera. In questa si legge:

« Considerando dalle reliquie, che ancor si veg-
« gono delle ruine di Roma, la divinità di quegli
«Animi antichi.... ciò.... mi dà... grandissimo do-
lciore, vedendo quasi il cadavero di quella nobil
« Patria che è stata regina del Mondo, così misera-
ci mente lacerato... Per un tempo è stata tanto no-
ce bile e potente che già cominciavano gli uomini
« a credere, che essa sola sotto il Cielo fosse sopra
<c la Fortuna, e contro il corso naturale esente dalla
« Morte, e per durare perpetuamente. Però parve
« che il Tempo come invidioso della gloria de' mor-
ie tali, non confidatosi pienamente delle sue forze
« sole, si accordasse con la Fortuna, e con li profani
ce e scellerati Barbari, li quali alla edace lima, e
ce venenato morso di quello, aggiungessero l'empio
« furore, il ferro e il fuoco ».

E l'epigramma ricordando la ricostruzione di
Roma antica:

« Mentre tu », cantava1 il Castiglione, « con mi-
rabile ingegno ricomponevi Roma tutta dilaniata,
e restituivi avita e all'antico decoro il cadavere del-
l'Urbe lacero per ferro, per fuoco e per il tempo,
tu destasti l'invidia degli Dei; e la morte si sdegnò
che tu sapessi rendere l'anima agli estinti, e che
tu rinnovassi, sprezzando le leggi del destino,
quanto era stato a poco a poco da morte distrutto ».

Tu quoque dum toto laniatam corpore Romam

Componis miro, Raphael, ingemo,
Atque Urbis lacerimi, ferro, igni, annisque cadaver

Ad vitam, antiquum jaiu revocasque decus;
Móvisti superimi invidiarli, indignatacele Mors est

Te dudum extinctis recidere posse ammani,
Et quod longa dies paullatim aboleverat, hoc te

Mortali spreta lege parare, iterimi.

Ma un'altra e maggior ragione per ritenere che
Baldassar Castiglione sia stato il compilatore della
lettera, si può ricavare dallo stile; e le varianti che
passano tra la lezione di Monaco e quella maffeiana
non bastano a farci pensare che quella prima fosse,
diciamo così, il canovaccio di Raffaello che servì
per la prosa signorile del Castiglione. Le varianti
sono troppo di frequente lievi per ritenere che l'una
e l'altra lezione, più grezza la prima, più lustra la
seconda, non sieno state dettate da uno stesso
scrittore, cioè dal Castiglione stesso. La prima
sembra raccolta dalla viva voce per un amanuense,
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