L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 75

détails; sa peinture où l'imagination domine est surabondante partout; ses accessoires
sont trop faits, son tableau ressemble à une assemblée où t'out le monde parie à la fois
Se, tuttavia, il Fiammingo sostiene anche questa prova, poiché « Rubens est toujours
Rubens », non altrettanto sembra al Maestro che accada ne « la plupart des compositions
modernes »: « Je vois l'auteur appliqué à décrire avec le mème soin un personnage acces-
soire et les personnages, qui doivent occuper le devant de la scène... Le premier des
principes, c'est celili de la necessité des sacrifices ».2 E a pittori d'indiscutibile genio,
al Courbet, per esempio, moveva rimprovero di non legar le figure con l'ambiente cir-
costante, concludendo: «Ceci se rattache à la question de l'accord des accessoires avec
l'objet principal, qui manque à la plupart des grands peintres ».'

E sembri ciò sufficiente a dimostrare come il Delacroix abbia avuto, su la composi-
zione, idee singolarmente limpide: composizione non è ai suoi occhi qualche cosa di quasi
del tutto formale, esteriore a l'essenza de l'opera d'arte, qualche cosa che tragga la sua
ragion d'essere in motivi prevalentemente extrartistici. La composizione da lui è intesa
come puro pittoricismo: l'effetto, si ripete, de la distribuzione di masse cromatiche e
tonali, a le quali ogni altro elemento, nel suo pensiero, è subordinato. Secondo tale
criterio, specie per la pittura in cui il colore ha la prevalenza, il Maestro ha avuto le
definizioni più esatte, gl'intuiti più singolari.

Ma quale il suo atteggiamento, quand'egli sta, non su le generali, ma in relazione
diretta con singoli quadri?

Si legga la pagina sul Mirabeau di Chenavard.4

V'ha la premessa: « Nous avons parlé des règles de composition. Je lui ai dit [al
Chenavard~\ qu'une absolue vérité pouvait donnei" l'impression contrairc à la vérité, au
moins à cette vérité relative que l'art doit se proposer; et en y pensant bien, l'exage-
ration, qui fait ressortir à propos les partics importantes et qui doivent trapper, est
toute logique: il faut là conduire l'esprit ». La premessa è logica. Ma chi scorra il passo
che ad essa fa seguito, il quale dovrebbe esserne l'applicazione critica, non può non stu-
pire del contrasto fra idee e critica: l'academismo di tre secoli par in esso condensato —
e, forse, i peculiari caratteri de la clamorosa composizione, di per sé, concorsero a farlo
risaltare.

D'altra parte, dinanzi a ben diverso oggetto storico, dinanzi al Rubens, le impressioni
brillanti, imaginose, nervose (tardo, elaborato effetto dei salons diderottiani), non giungono
assolutamente a la critica.s

Sì che può concludersi che, se guidato da squisita sensibilità, e da gusto raffinato
nel contatto continuo de le opere migliori, il Delacroix pervenne, specie negli ultimi
anni, a forme di giudizio generalmente serene; tuttavia, posto dinanzi a singole opere
d'arte, nel significare l'immediata impressione, ch'esse seppero suscitargli, subì i consueti
influssi extrartistici, giungendo ad assurdi, or più or meno manifesti.

In ciò un nuovo aspetto del dissidio, cui sopra s'è accennato, fra idee e critica,
che il Maestro romantico mostrò di non saper del tutto superare.

« Le romantisme et la couleur me conduisent droit a E. Delacroix ».6
Gli effetti del predominio coloristico-tonale ne la concezione del Delacroix si mani-
festano indiretti ma palesi, attraverso le preferenze fra artista e artista del Cinquecento
italiano, attraverso la passione illimitata per il Seicento fiammingo-olandese; anche se

1 Journal, 1850, voi. II, pag. 239. 5 Journal, 1853, voi. II, pag. 273-74 (si vedano

2 Journal, 1860, voi. Ili, pag. 389. anche i passi sugli arazzi del Rubens, voi. II,

3 Journal, 1853, voi. II, pag. 160. pag. 68 e segg.)

+ Journal, 1854, voi. II, pag. 472-73. 6 Baudelaire, Curios. ésth., pag. 95.
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