L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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DI AMICO A SPENTI NI

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* * *

NOTA.

Le nuove notizie su Amico Aspertini, raccolte
dal Frati, mi offrono occasione di fare qui qual-
che aggiunta o correzione al mio articolo intorno
allo stesso maestro, pubblicato nel fascicolo II-III
del volume XVIII (1915) de L'Arte.

Anzitutto debbo dichiarare che, quando scrissi
quell'articolo, non ricordavo lo studio di Tiberio
Gerevich, .Traccie di Michelangelo nella Scuola di
Francesco Francia pubblicato ne L'Archi ginnasio,
voi. Ili (Bologna, 1908), pp. 217-227. Forse il
titolo generico deviò la mia attenzione da quel-
l'interessante lavoro dedicato in sostanza, non
alla Scuola di Francesco Francia, ma al solo
Aspertini, il quale, secondo il Gerevich, « fu l'u-
nico fra gli allievi del Francia a proporre, quale
rimedio contro il malsano raffaellismo della
scucia bolognese, di seguire i precetti artistici
del Buonarroti ».

Un tratto dell'articolo citato, riguardando la
cronologia d'una delle principali opere di Amico,
è per noi specialmente importante. Il Gerevich
trova negli affreschi di lui, in S. Cecilia di Bologna,
figure suggerite da altre della volta della Sistina,
ciò che lo conduce a ritenere ch'essi affreschi non
poterono esser cominciati prima del 1511. «Questo
fatto — aggiunge — sembra essere appoggiato
anche da una notizia scritta dell'epoca (Cronaca
della famiglia Bianchetti, Bibl. Corti, di Bologna.
Cfr. T. Gerevich, Francesco Francia nell'evoluzione
della pittura bolognese nella Rassegna d'Arte,
Vili; Milano, 1908, p. 139 in nota), secondo
la quale, nel novembre del 1506, in seguito alla
fuga da Bologna dei Bentivoglio, venne sospesa
la frescatura della Cappella di S. Cecilia. La me-
desima fonte indica il 1506, come l'anno nel
quale venne data mano agli affreschi, il quale
anno è visibile, dipinto con numeri piccolissimi,
su uno degli edifici nello sfondo del secondo campo
a destra affidato al Costa ».

Non comprendo perchè il Gerevich abbia
scritto che quegli affreschi non poterono « venir
cominciati prima del 1511 ».

La grande opera di Michelangelo fu scoperta in
due volte: la prima metà, il i° novembre 1509,
giorno d'Ognissanti (e risulta che tutta Roma
accorse ad ammirarla); l'altra metà invece uf
scoperta sulla fine del 1512, risultando da let-
tere dello stesso Michelangelo ch'egli il 18 set-
tembre di quell'anno vi lavorava ancora con
«grandissimi disagi e fatiche ».

Ora, da queste due date si ricava: che se Amico
sentì l'influsso michelangelesco appena veduta
la prima parte della volta Sistina, non è neces-
sario portare gli affreschi di S. Cecilia e di S. Fre-
diano al 1511 o dopo, e che se, invece, lo sentì
solo dopo veduta l'intera volta, allora è neces-
sario portare la data di quegli affreschi al 1,513
o dopo, il che a me pare troppo tardi. .

Passo ad altro. Ricordando.il San Sebastiano,
già nell'anno 1500 registrato tra i dipinti lasciati
in Pesaro da Giovanni Sforza fuggito all'avvici-
narsi di Cesare Borgia, m'ero, riferito all'inven-
tario ras. n. 387 della Biblioteca Olivieriana. Ora
debbo avvertire che tale inventario era già stato
da parecchi anni pubblicato da Augusto Ver-
narecci: La libreria di Giovanni Sforza signore di
Pesaro, nell'Archivio Storico per le Marche e per
l'Umbria, 111 (Foligno, 1886), p. 522.

Ho pure scritto, che nella Palazzina della
Viola in Bologna, nulla più v'era di Amico Asper-
tini. Sta invece che a lui sono forse da riconoscere
le decorazioni di un soffitto a cassettoni di una
stanzetta a.pian terreno. Nella nota bibliografica
relativa alla Palazzina stessa debbo poi regi-
strare anche: Cornelius von Fabriczy, Villa della
Viola. Ein Sommersitz der Bentivoglio zu Bologna
nel Jahrbuch der k. t>. Kunstsammlungen, XXIX
(Berlino, 1908) pp. 169-178.

Così all'elenco dei quadri smarriti di Amico è
da aggiungere la notizia di un Cristo morto, data
da Gaetano Giordani, nel Catalogo di quadri rac-
colti per una Galleria particolare in Bologna entro
il Palazzo a Strada Maggiore n. 232 (Bologna,
1867) ossia nel palazzo allora del conte Mattei.
A pag. 13, n. 87, il Giordani scrive: « Amico
Aspertini bolognese. Il Cristo morto è posto nel
sepolcro colle pietose Marie assistenti e gli uo-
mini giusti e ricordati per atti della passione di
Nostro Signore. Composizione a figure un terzo
del naturale, bene disposta e finita a chiaroscuro,
nello stile studiato ed imitato dai dipinti dell'olan-
dese Luca di Leynden, ed attribuito ancora al
ferrarese Ercole Grandi ».

Parimenti nell'elenco dei quadri smarriti è da
inscrivere la Disputa di Gesù coi Dottori appar-
tenuta in Roma ai principi Pio di Savoia « qua-
dro di mastro Amico Lespartini » (sic) stimato
50 scudi. Lo ricorda Luigi Napoleone Cittadella
nelle Notizie relative a Ferrara, Parte II (Ferrara,
1864), p. 555, ricavandone la notizia da « un
elenco di preziose pitture » inserto in « un som-
mario di causa (1776-1781) stampato nel 1816 ».

Pei le altre poche aggiunte e correzioni che mi
restano a fare, mi richiamo qui alle pagine del
citato mio articolo.
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