L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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L'ATMOSFERA ARTISTICA UMBRA ALL'ARRIVO DI RAFFAELLO A PERUGIA 97

tipi del Padre Kterno peruginesco; ma i lineamenti
sono ombrati ancora con finezza, modellati con
cura; l'ossatura scheletrica traspare, segnata con

Fig. 8 — Perugino: La Trasfigurazione
nel Cambio a Perugia. — (Fotografia Alinari).

sicurezza, sia pure convenzionalmente, di sotto la
pelle liscia. E Orazio Coclite, col suo volto di ver-
ginella mistica, ha una chiarità limpida di occhi,
una modellatura dolce di lineamenti, una dispo-
sizione e una illuminazione accurata dei ricci a
spirali arieggiate; pregi insomma, sia pure su-
perficiali, che verranno meno nelle altre pitture.

Mettiamo accanto a queste teste le altre della
Natività e della Trasfigurazione: la Vergine col
cranio convesso, i grossi compunti lineamenti, le
labbra spaccate; il profeta di destra nella Tra-
sfigurazione, con la barba non più a fili serici, ma
di grossa erba grigia, col cranio piatto, con le
rughe incise; e l'Apostolo Jacopo, deformato
dallo scorcio che schiaccia e scompagina tutto
lo squadro del viso. Lo scolaro di Piero, per
attuare uno scorcio, si è ridotto a torcere e spia-
nare i volti, e, per quanto si arrovelli, non riesce
a far che lo sguardo di Pietro apostolo salga al
Cristo in giusta direzione. Ormai Pietro Perugino
si è ridotto a lavorare di pratica: di pratica forma
le pieghe a occhielli delle vesti pesanti, i linea-
menti sottili, a punta, i faticosi scorci. Come un
mestierante accademico della fine del '500, ma
senza l'abilità meccanica che questi avrebbe avuto,
si esprime sempre per formule: vuol rendere l'am-
mirazione? Si fa presto: una virgoletta appuntata
nel mezzo delle palpebre, e vedrete come si ap-
punterà lo sguardo! E tutte le dita inarcheranno

il mignolo, e tutte le bocche si stringeranno pre-
ziosamente. Alle deformazioni di struttura si
accompagna l'intorbidamento del colore; non più
le fini luci nei capelli, non più ricerche chiaro-
scurali nei volti: l'ombra diventa macchia, e i
segni del pennello, che negli affreschi degli Eroi si
aggiravano ancora con finezza, qui si allargano,
e sono anch'essi tirati via di pratica, a colpi di
scopa. Confrontate Pericle e Giacomo: vedrete in
quello una lucentezza ricercata che rivela ancora
l'abitudine della pittura a olio; in questo .un in-
torbidamento generale del colore. Tra i primi
affreschi e i secondi dovette, dunque, correre un
buon intervallo di tempo, e certo, negli ultimi,
più larga fu la parte lasciata agli aiuti del vec-
chio Maestro.

* * *

Tra questi aiuti era Andrea d'Assisi — sopran-
nominato per ironia di parola l'Ingegno, forse per
l'ammirazione destata nella piccola zotica gente
paesana — l'autore della predella del quadro di
Fano, che Raffaello ricordò dipingendo l'Incoro-
nazione vaticana. Si vedono in lui le forme del
Perugino disseccate, incartapecorite, incassate,
tanto che la. sua Adorazione de' Magi a Pitti

Fig. 9 — Andrea 'd'Assisi:. L'adorazione de' Magi
nella Gali. Pitti a Firenze. — (Fot. Anderson).

(fig. g) sembra una parodia delle composizioni del
Maestro fatta per rappresentare una scena carne-
valesca. Facce tonde, bocche ghignanti che mo-

VArte. XXI, 13.
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