L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ALDO FORA I TI

se sono di razza più fine — com'egli scrive — è
irragionevole dotarli di un'energia più aspra, di
una arditezza più virile e meno eroica.

Gli esteti sono spesso lusingati dall'incanto della
frase, e si concedono ad essa! Il Burckhardt1 ac-
cetta la » personificazione delle forze architettoni-
che », ma quanto ci studiammo di provare più sopra
esclude che gl'ignudi s'impegnino in un ufficio sta-
tico o più genericamente costruttivo. Il Wólffìin 2
persevera nel nominarli « schiavi » e rifiuta ogni
significato psicologico; ma schiavi di chi o di che?
L'ardore dell'attitudine è volontario, e nessuno li
costringe a faticare; essi sono stanchi psichica-
mente e si affrontano ad un medaglione, non per
reggerlo, ma per intrecciare co' nastri le cause
degl'impulsi soggettivi. Che la cosa sia così non
v'ha dubbio; lo sforzo differenziato e asimme-
trico in più coppie dimostra che lo scudo è in-
fisso posteriormente, e che i giovani sono esenti
dal tenerne il grave equilibrio. Il Justi 3 (che
propone, con esitanza, di ravvisare nelle figurine
del tondo Doni i bagnanti su' parapetti dell'Arno)
ripete l'appellativo di « schiavi », e ne approfon-
disce il valore pittorico intrattenendosi sulla
« facture ultra-modelée ». « Ihr Wesen ist ihre
Funktion », ma il ricordo de' galeotti che nelle
feste pasquali illuminavano, con grave rischio in-
dividuale, la cupola e la lanterna di S. Pietro,'*
■è un ripiego superfluo. Qualche studioso s'accorge
della vana pretesa di scoprire una esatta risolu-
zione simbolica di questa « region of plastic play »; s
i più, però, tendono a grecizzare le belle figure,
per le quali non fanno economia di lodi; l'epiteto
di atleti ricorre sovente ne' saggi dedicati al Buo-
narroti, ma i nudi hanno la corporatura florida
ed intatta che l'esercizio fisico non ha impesan-
tita nè ridotta al ritmo estetico de' gesti associati
da un comando; di greco non portano che la benda
ne' capelli: l'eleganza della palestra dà ben altri re-
sultati! Un ricercatore fino all'assurdo delle imma-
gini dantesche in Michelangelo6 rievoca il «tripu-
dio e l'alta festa grande » delle due corone concen-
triche de' teologi nel quarto cielo, e cade in una
contradizione deplorevole fra « sostanza » e corpo.

1 Der Cicerone, X Aufl., Leipzig, 1910, pag. 841.

2 Die klassische Kunst, Munchen, 1908, pag. 65-69.

3 Michelangelo: Nenue Beitràge zur Erklàrung seiner
Werke, Berlin, 1909, pag: 183.

4 Michelangelo: Beitràge zur Erklàrung der Werke und des
Menschen, Leipzig, 1900, pag. 172.

5 J. Addington Svmond, The li/e of Michelangelo Buo-
narroti, London, 1893, I, pagg. 245-46.

6 K. Borinski, Die Rdtsel Michelangclos: Michelangelo u.
Dante, Munchen, 1908, pagg. 258-59 e P. Schubring, Die
Sixtinische Kapelle, Rom, 1909, pag. 38.

* * *

La congettura che gì'ignudi siano stati aggiunti
quando il pittore aveva già stabilito la serie dei
medaglioni,1 non appaga, quantunque non esista
un rapporto costante fra i grandi piatti di bronzo
ed il compito de' giovani affrontati ad essi.
Esclusi gli zoccoli, imposti dalla presenza e dal-
l'atteggiamento delle dieci coppie, urtiamo in 1111
dilemma: o l'artista voleva adergere sugli "sporti

Fig. 1 — Michelangelo: Un messo divino.
Cappella Sistina -- Giudizio Universale.

della cornice una statua, o pensava di muovervi
una teoria di putti che richiamasse, col concitato
passo di danza de' rilievi donatelliani, le piccole
cariatidi sottoposte. Nè l'uno nè l'altro concetto
preliminare può reggere, perchè la prodigiosa
schiera di questi araldi di tutta la verità interiore
balzò alla mente dell'artefice con tale crescendo

1 Wolfflin, Ein Eniwurf ecc., op. cit., pag. 181; Die
Sixtinische Deche Michelangclos, in Repertorium fiìr Kunstwis-
senschaft, XIII (1890), pagg. 266-67 e Die klassische Kunst,
op. e l. cit.
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