L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 153

l'encensoir et s'assuie les yeux du revers de sa manche — tout ce groupe d'hommes
diversément émus, maìtres d'eux-mèmes on sanglotants, forme un cercle autour de
cette téte unique dn saint et de ce petit croissant blanchàtre tenu comme un disque
lunaire par la pale main du prète. —Je vous jure que c'est inexprimablemeent beau ».:

Così il Fromentin, dinanzi a l'opera che, fra tutte, gli sembrò aver reso più onore al
genio><lel Rubens.

Come si è comportato il-Fromentin?

Ha fatto un « poemetto in prosa » di un dipinto. Confutatore inconscio del criterio
lessinghiano dei limiti de le arti, egli prova l'unità di esse, ricreando un medesimo fatto
artistico con mezzo diverso: con la parola, elemento critico per eccellenza, divenuto
elemento creativo. Ne l'esprimere tanta emozione sentimentale, la sua sensibilità à tro-
vato accenti d'alta efficacia, rivelandosi calda, schietta, facile, come se parlasse non per
altri uomini, ma per sè sola. Poche volte può credersi che l'effetto d'una cosa d'arte
abbia reso, con più commossa esattezza, ciò che fu detto « l'equivalente letterario de
l'effetto imaginativo ».

Ma ciò è sufficiente?

Scriveva Eugène Delacroix d'un critico di gran nome: « Il prend un tableau, le de-
crit à sa manière, fait lui-mème un tableau qui est charmant, mais il n'a fait un acte
de véritable critique ».2

Il Fromentin, da l'impressione sintetica de l'opera artistica, è passato ad esporre
analiticamente l'opera stessa; ne ha svelato il mistero poetico, avvolgendolo, tuttavia,
in un'atmosfera d'appassionata drammaticità; ha tolto la/creazione al Seicento, e l'ha
resa cosa del nostro tempo, in un'intelligenza squisita de la gigantesca personalità de
l'artista, attraverso la sua propria.

Ma non basta: mal si spiega l'arte mediante pura emotività sentimentale, e il
Fromentin ne è convinto, generalmente.

Egli dichiara qui che temerebbe di profanare il significato de l'opera, parlando dei
meriti esteriori di essa: in questo timore, o, meglio nel credere esteriore ciò che è essenza
d'arte, sta lo speciale carattere del luogo.

Esaltare il Rubens, perchè « maitre de sa pensée, de son sentiment », perchè
« jamais sa notion de l'àme humaine n'a paru plus profonde», non vuol dire esaltare
il Rubens, perchè grande pittore. Vedere, ne La Comunione, caiise di bellezza in « un
sujet plus rare » in « un sentiment profond et clair », in un cuore che più che mai batte
« d'une émotion haute et sincère », e, conseguentemente, collocar la composizione « dans
l'ordre des conceptions purament morales », vuol dire ricercar il valore del fatto d'arte
in motivi quasi del tutto extrartistici. Le impressioni del critico, sviate da sentimenti
prevalentemente letterari, si sono fermate a l'apparenza del fenomeno: desideroso di
penetrar l'idea rubensiana, il Fromentin non si è avveduto che la sua sensibilità ha
trovato l'oggetto eccitante in ciò che è meno essenziale per il fatto d'arte.

Ma, anche in queste pagine, in cui innegabilmente il sentimentalismo letterario
prevale, può dirsi che il critico trascuri l'intelligenza del pensiero, che indusse l'artista
a dipingere come dipinse? Questo mi domando, per un'osservazione del Maynial;5 il quale
ha dichiarato che l'autore dei Maìtres non cura generalmente l'intenzione de l'artista,
di cui tratta, per non introdurre impressioni personali ne lo studio di opere altrui.

Si potrebbe chiedere al Maynial come debba un critico far tacere la propria perso-
nalità, interpretando opere altrui, (mentre soltanto intensificando la sua personalità

1 Maìtres, pag. 98. 3 E. Fromentin, son oeuvre d'ictivain, in Reme

1 Per Tu. Gauiier, Journal, 1855, voi. ITI, générale, 1904, 79, pag. 400.
pag. 40.

L'Arti. XXI, 20.
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