L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

Page: 168
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MARY PITTALUGA

Si può forse spiegare tale limitazione, come effetto de la sua pratica artistica. Il
Fromentin fu amico e discepolo del Delacroix, di cui subì sani influssi d'idee, più che di
professione. D'altra parte, il Delacroix stesso aveva pur conservato, ne la pittura, senza
che volesse, senza che sapesse, qualche cosa di comune con l'Ingres.

Il pittore Fromentin, che aveva assimilato specialmente quanto di ancor formali-
stico fosse nell'opera del maestro, riappare con le sue esigenze, di solito sopite, quando
tratta di disegno.

Non si concilia, così, questa tradizionalità di concetti, con il libero spirito dei
Maìtres — non si concilia, anche perchè il critico, fortunatamente inconsapevole de l'in-
coerenza, non tentò mai la conciliazione. Da ciò il fatto singolare, se pur non unico,
che gli effetti di un pregiudizio si spengano in sè, discorde nota, quasi del tutto isolata,
e non influiscano fondamentalmente sul complesso de le idee critiche.

Ogni altro aspetto del libro ne è prova.

Giovanissimo il Fromentin raccomanda: « La nature soit pour vous comme une
occasion de sentir, de rèver, de réflechir et d'inventer. Etudiez les procédés dans les
maìtres, le vrai dans la nature, mais ne cherchez qu'en vous mèmes l'image innée du-
beau et de l'inspiration ».' Nel 1873, quasi alla vigilia dei Maìtres, egli medita ancora —
permane in lui il concetto dei giovani anni, ma più elaborato e complesso. Il Burger
aveva scritto per Van der Helst: « réalité en peinture... dépend de la manière de voir
des individus. Les artistes vraiment doués ont des manières de voir très particulières ».
Il Nostro si chiede che cosa sia una maniera di vedere, che cosala realtà; si chiede se
esista una realtà, che non sia la maniera di vedere, propria a ciascuno di noi; quindi
relativa e diversa, come noi siamo relativi e diversi.2 Un simile pensiero non è originale,
evidentemente; chè si ritrova in tutti i romantici questa specie di non riconoscimento
d'un significato effettivo nel concetto di realismo. Ma il Fromentin soggiunge: « La
nature serait donc à la fois, telle qu'on la voìt d'ordinaire, telle qu'on l'observe rarement,
telle qu'on ne la découvre que quelques fois, et telle aussi, probablement, qu'on ne
l'apereut jamais ». Tutto in natura può trovarsi: il volgare, per chi è volgare; il brutto
per coloro cui sfugge la bellezza; il bello, per chi la bellezza attira e tormenta: la na-
tura è raccolta infinita di forme note, di forme ignote; dipende da l'artista ricercare le
une o le altre. Il Fromentin giunge, in tal modo, a un pensiero di svalutamento d'ogni
forma di realismo, più efficace, perchè non assoluto: la natura esiste: ma per l'arte non
è niente di fisso; l'artista ne è padrone, la riduce come vuole il suo spirito.

Tuttavìa quelle idee, si ripete, non posson sembrar originalissime; il Delacroix, per
non dir d'altri, aveva sentenziato: « le réalisme' devrait ètre défini l'antipode de l'art »;
e il Thoré, che del realismo doveva divenir campione, s'era - pur chiesto: « Mais encore
une fois qu'est-ce donc que la réalité? Est-ee quii y a dans la nature et dans l'art une
réalité saisissable et déterminée?... » ed aveva coneluso: «L'art c'est le monde extérieur
réfléchi dans le miroir de Farne humaine ».' Eran dunque queste le idee di un momento
storico, non di un individuo.

Ma il Fromentin le applicò a la critica.

Subito, sugl'inizi dei Maitre^ si legge de la Salita al Calvario del Rubens: « On dirait
que la scène est prise à contresens, qu'elle est mélodramatique, sans gravité, sans
majesté, sans beauté, sans rien d'auguste, presque théàtrale... ». Ma « La fantaisie s'en
empare et l'élève. Un éclair de sensibilité vraie la traverse et l'enneblit. Ouelque chose
comme un trait d'éloquence en fait monter le style. Enfin je ne sais quelle verve heu-

1 Le salmi 1843 bar E. F., di I,. Rosenthal, 15 giugno 1908, pag. 281-82.
cit. pag. 379. 3 Dal- Roskn.'hal, Peint. rom., pag. 375.

1 Art. del Bi.anchon, in Rev. d. d. Mondes,
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