L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY PITTALUGA

Ora, il giudizio troppo particolaristico e non sereno di quest'opera impedì al Fro-
mentin di giungere'ai caratteri essenziali de la personalità rembrandtiana? Può dirsi che
la stentata lettura di una pagina abbia impedito l'intelligenza aperta di tutto il libro?

È quanto vogliam stabilire.

Il critico premette: « Du moment que cette oeuvre nous est donnée comme la plus
haute expression de son genie, et comme la plus parfaite expression de sa manière, il y a
lieu d'examiner de très près et dans tous ses motifs une opinion si universellement ac-
créditée ».'

Il primo « motif » è il soggetto de la tela! Il nome dei personaggi ritratti, la causa
determinante la spedizione d'armati, l'ora in cui la scena è presa, sono problemi che,
per il modo con cui vengono impostati, non sembrerebbero preoccupare il critico, se
il fatto stesso che egli li imposta non provasse, di per sè, un effettivo interesse ad essi.

Così si dica de la « composizione »,2 ch'egli, con sùbita, perfetta trascuranza di ciò
che è colore e tono, confonde academicamente con la scena stessa: « la scène est-elle
indécise, l'action presque nulle, l'intérèt par conséquent fort divisé... ». Ciò pare al Fro--
mentin derivi da vizio ingenito a la concezione generale; vizio che si manifesta appunto,
più che tutto, nel modo con cui le varie parti del soggetto sono state distribuite e che,
forse, avrebbero saputo evitare artisti del tempo di fama inferiore al Rembrandt.

Le figure, singolarmente considerate, non gli sembrano meno povere « de vérité...
et d'inventions pittoresques » che il complesso: sono senza proporzione; mal definite
ne l'individualità; mancano di mani, sì che, quanto le mani dovrebber tenere (moschetti,
alabarde, lancie, ecc.), non è tenuto; i piedi si perdono ne l'ombra.

I costumi, per sè stessi baroechi e strani-", gli paiono, per di più, malportati.
Dice bella soltanto qualche testa.

II Fromentin indugia su una figura: << Je veux parler de cette petite personne à
mine de sorcière, enfantine et vieillotte, avcc sa coiffure en comète, sa chevelure emperlée,
qui se glisse on ne sait trop pourquoi entre les jambes des gardes, et qui, détail non moins
inexplicable, port pendu à sa ceinture un coqblanc... »3— ne parla, infatti: e, dopo molti
ipotetici tentativi d'interpretazione, conclude per bocca stessa del Rembrandt: « Cette
enfant, c'est un caprice non moins bizarre et tout aussi plausible que beaucoup d'autres
dans mon oeuvre gravée ou peinte. Je l'ai placée comme une étroite lumière entre des
grandes masses d'ombres, parce que son exiguité la rendait plus vibrante et qu'il m'a
convenu de réveiller par un éclair un des coins obscurs de mon tableau... J'aime ce qui
brille, et c'est pour cela que je l'ai vétue de matières brillantes. Quant à ces lueufs pho-
phorescentes, dont on s'étonne ici, tandis qu'ailleurs elles passent inapercues, c'est dans
son éclat incolore et dans sa qualité surnaturelle la lumière que je donne habituèllement
à mes personnages quand je les éclaire un peu vivement... »4 — luce improvvisa di critica
pura, accanto a cui sembrano più fitte le tenebre de la divagazione precedente, ch'io ho
men che delineata.

Fino a questo punto, dunque, l'analisi de la Ronda ha carattere negativo. Gli argo-
menti, in fondo, mirano solo a uno scopo: provar che la tela rembrandtiana manca di
chiarezza. (« Le premier mérite de l'expression, en matière esthétique, c'est la clarté, la
plus complète possible », stabilirono l'Accademia nel Seicento, e, dopo gli altri, il Fontaine
nel Novecento ).s

Tale resultato, e il valor che ad esso compete, è l'effetto concreto de la prima fase
del giudizio fromentiniano, di cui s'è parlato.
Poi s'inizia la critica del colore.

* Maitres, pag. 315.
5 Essai, pag. 181.

1 Mattres, pag. 308.

2 Maitres, pag. 308.

3 Maitres, pag. 313.

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