L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

e donai al Cecconi di Firenze; e si tratta veramente di capo-
lavoro, ma di prosa?

Poiché non ci troviamo d'accordo coll'amico Marangoni
appunto su questa distinzione che pare debba addirittura
servire di base al suo saggio; tra una corrente lirica che sa-
rebbe rappresentata dalle nature morte di Caravaggio, Ruop-
polo e qualche altro, e una prosastica, di codesti Bolognesi.

In verità è distinzione mal fondata come quella giustap-
punto tra lirica e prosa ; i Due cavoli del Cecconi sono
cantati come, un Caravaggio, o uri Ruoppolo, e iti sostanza
non si tratta mai per tutti questi pittori che di differenza di
mente, più e meno struttiva, più o meno labile e corsiva.

Ma il problema è sempre quello; se il «vedere di tocco»
eia stato presagito, senza esito finale, da Tiziano vecchio,
da Tintoretto, da Bassano, e con esito migliore da parecchi
Bresciani, se il rinnovamento del Seicento consiste nel trovare
il punto giusto, cioè la distruzione del disegno come formalità
pieconeetta plastico-lineare, tutti coloro che pigliano l'abbrivo
da questa ottenuta vittoria sono pure della stessa schiera.

Caravaggio e i bolognesi della corrente « famigliale » (quan-
do vi appartengono) sono diversi come animo, non- come in"
tenzicne, e tutto si riduce allora a scalare i valori. Ma il male
per i Bolognesi è d'arrivarci solo qualche volta, di essere * pit-
tori di tocco » solo nel rovescio della medaglia. Ed è. per que-
sto che i macellai di Bartolomeo Passarotti hanno i polsi del
Pensieroso, ciò che non avverrebbe al Caravaggio.

Là differenza sta pure nel modo più o meno struttivo di
impiegare la luce, ma poiché il tocco è anch'esso un prodotto
fantastico della luce, un differenziarsi di essa, neppur questo
è divario sostanziale. E v'è anche una probabilità storica
che apparenta dal tardo Cinquecento al '700 i migliori bo-
lognesi, e che soltanto riverbera le proprie verità sui Car-
racci; è una vena che dovrebbe sapere di Facini, di Guer-
cino, del Gobbo,del Cantarmi,del Cavedone, di qualche altro,
giù fino al Crespi. A costoro penso possa risalire la respon-
sabilità della prosa pittorica bolognese, e non ai Carracci.

Infine occorre soltanto convincersi che da quando l'im-
pressionismo è stato creato nella sua forma più serrata e strut-
tiva da Caravaggio, esso ha potuto invescarsi molte volte
nel compiacimento, quasi pei la materiale grassezza dei pig-
menti, altre volte abbinarsi alle antiche forme storiche della
linea e della plastica per creare la decorazione barocca, altre
ancora sublimarsi in rarità luminose, dipanate a sghembo,
come in Rembrandt, altre volatilizzarsi negl'iridamenti del
mero sole — come nei Francesi del '80 — altre ancora rico-
struirsi in luci serrate, ma sempre rapide e animali, come in
Cézanne, ma non ha mai più potuto mutare la propria so-
stanza estetica, se non per perdersi, e finire.

Il Marangoni non poteva certamente convenire su tutto
questo, perchè le sue idee su Caravaggio sono molto diverse
dalle mie. da quando io non credo si possa parlare sul serio di
plasticità e di volume in Caravaggio, se non si vuol correre il
rischio di crederlo per davvero un quattro o un cinquecentista.

Mille, altri disdegni del Marangoni, deliziosi nelle prime ore
della nuova critica, andranno poi col tempo temperati, altri
entusiasmi sfreddati.

Il Tacca dovrebb'essere un Caravaggio della scultura, e
non è altro che un pseudo impressionista di tipo «elleni-
stico ». com'è anche Giambologna animalista di fronte a
Giambologna figurinaio che precone il biscuit.

L'odio per i Fiamminghi è un po' troppo di blocco; Bue-
ckelaer e Pieter Aertszen non sono da buttare, e c'è una stra-
detta vicinale che passa per i Campi e finisce in quel di Cara-
vaggio, the mi son piaciuto di rifare.

Troppo maltrattato è Ribera [confiteor), e quel che più mi
incresce anche Zurbaran ch'è pure il più glande costruttore
di forme in luce, dopo Caravaggio e prima di Cézanne.

Quella curiosa miscela di nuovi concetti Critici che perdura
anche nelle menti più libere e sgombre come quella del Maran-
goni, è che lo fa parlare di -1 senso tattile del tocco », la sorte
più strana che potesse toccare alla più infelice delle teoriche
di Bernardo Berenson, quella dei valori tattili, che professoli e
futuristi usano indifferentemente, appunto perchè non serve.

Ma non vorrei che cadesse a poco a poco dal mio
discorso tutta la gioia che il bel saggio del Marangoni mi
ha procurato, per la certezza anche di presto doverne leggere
altri migliori e come questo indispensabili a tutti gli <• Amici
del Seicento ».

X. - Iconografia, iconobiologia, biografia, fonti,
documenti, spigolature, cataloghi, guide, ma-
nuali.

79. Biasotti (Giovanni), Di alcune opere scul-
torie conservate in S. Maria Maggiore a Roma
(Rass. d'Arte, marzo-aprile 1918).
Studia qualche frammento cosmatesco della basilica, non
ancora ricordato fin qui. Ecco una lunetta frammentaria nel
palazzo annesso alla basilica e appartenente agli ultimis-
simi del '200 o ai primi del '300; ecco un paliotto in forme
di tradizione bizantineggìante, sebbene attuato nello stile
particolarmente geometrizzato e freddamente ornamentale
dei marmorari romani del '200; ecco i frammenti della se-
poltura del cardinal Landò morto nel 14.27; gli altri del ciborio
del cardinale Estouteville, del quale tuttavia non farebbe
parte la nota Madonna della Collezione Stroganoff. Il Bia-
siotti non si pronuncia a proposito della attribuzione contro-
versa fra Mino da Fiesole e Mino del Reame.

L'A. ha infine rintracciato nella sacristia dei Beneficiati
paite dell'aitatolo fatto costruire dall'uditore di Rota Gu-
glielmo de Perriers, francese, verso la fine del '400. È un
dossale rappresentante la Vergine con S. Bernardo e S. Gi-
rolamo, dove il B. — che dichiara di seguire in genere i con-
sigli del Giovannoni — riconosce i modi di Andrea Bregno,
o almeno della sua bottega.

Redattore del Bollettino: Roberto Longhi.

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■ _ per rItalia e per l'estero.

Adolfo Venturi, Direttore.

Roma, Tip. dell'Unione Editrice, Via Federico Cesi, 45.
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