L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADA RECCHI

brume fluttuanti come un sogno.1 In questo ge-
nere di paesaggio la fantasia ha poi una parte
eccessiva, è « la réverie humaine, l'egoisme tìu-
main substitué à la nature ».2

Quanto poi al paesaggio storico, esso non è
nè la libera fantasia, nè il servilismo naturalista,
ma, contraddizione e mostruosità!, la morale
applicata alla natura, la sua ricostruzione se-
condo regole più sane e più pure, che non si tro-
vano nel puro entusiasmo dell'ideale, ma in biz-
zarri codici che gli addetti di questa, speciale
maniera si, formulano a proprio uso.

E una tristezza vaga, una nostalgìa senza fine,
assalgono il Baudelaire dinanzi a questi esempi
dell'arte incompresa e depressa: «je désire étre
ramené vers Ics dioramas doni la magie brutale
et enorme sait m'imposer une utile illusion. Je
préfère contcmpler quclques décors de théàtre
où je trouve artistement exprimés et tragique-
ment concentrés, mes rèves les plus chers. Ces
choses, parce qu'elles sont fausses, sont infini-
ment plus près du vrai; tandis que la plupart de
nos paysagistes sont des menteurs, justement
parce qu'ils ont negligé de mentir ».3

Nè, quantunque Millet ricerchi particolarmente
lo stile, questi può essere pel Baudelaire di troppo
superiore agli altri. Una parte del ridicolo ch'egli
attribuisce agli allievi d'Ingres si attacca a luì: i
suoi contadini sono pedanti che hanno una troppa
alta idea di sè.

Millet non ha dunque, pel Nostro, il merito,
che tutti gli attribuivano, di aver ricondotto nel
paesaggio l'amore per la bella natura patriarcale;
poiché invece di estrarle semplicemente la poesia
dal suo soggetto, Millet vuole aggiungervi ad
ogni modo qualche cosa. « Dans leur monotone
laideur, tous ces petits parias ont une prctention
philosophique, mélancolique et raphaélesque ».'4
E ciò guasta tutte le belle qualità che attirano
dapprima lo sguardo verso di lui.5

Ben più alto nel suo giudizio (quando essi
erano ancora incompresi) pone invece il Nostro,
Corot e Rousseau.

Di questi egli riconosce che ben pochi hanno
amato la luce e l'hanno meglio resa: che dalle
sue nature bluastre, dai suoi crepuscoli, dai suoi
tramonti singolari, tuffati nell'acqua, dalle grosse
ombre ove circolano le brezze, dai grandi giuochi
d'ombra e di luce, esala un vago e dolce senso di

1 Curìosités csth., p. 174.

2 Curìosités esth., p. 174.

3 Curiosités esth., p. 338.

4 Curìosités esth., p. 327.

5 È stato generoso Baudelaire con un grande e sincero
pittore come Millet, ed anche tecnicamente cosi audace?

malinconia: che il suo colore è magnifico pur non
essendo abbagliante, che i suoi cieli sono incompa-
rabili nella loro mollezza « floconneuse »; che egli,
«naturaliste entraìné sans cesse vers l'idéal » 1
mescola sempre alla natura la sua anima, come il
Delacroix. Tuttavia qualche difetto del suo
tempo è anche in lui, come quello di prendere un
semplice studio per una composizione « Un ma-
récage miroitant, fourmillant d'herbes humides
et marqueté de plaques lumineuses, un tronc
d'arbre rugueux, une chaumière à la toiture
fìeurie, un petit bout de nature enfin, deviennent
à ses yeux amoureux un tableau suffisant et par-
fait ».J Ma tutta la grazia, ch'egli sa mettere in
questo brano strappato al pianeta, non basta,
sempre a far dimenticare l'assenza di costruzione.

Di questo difetto non pecca invece il Corot;
egli anzi, cosa rarissima, conserva un profondo
sentimento della costruzione insieme ad un in-
fallibile rigore d'armonia. In virtù di questi pregi
egli osserva sempre il valore proporzionale, di
ciascun dettaglio nell'insieme, possedendo in
più un disegno largo e sintetizzatore.

Come merito forse egli è il più vicino al Dela-
croix.

Quei pochissimi storici della critica d'arte che
accennano al contributo dato dal Baudelaire a
questa disciplina, sono concordi nell'affermare
che nessuno ha mai saputo dire del Delacroix
così bene e compiutamente come il Nostro.

Solo il poeta infatti che innalza alla dea Bel-
lezza l'incenso turbante dei mirabili versi in cui
la canta angelo o sirena, emanazione di Satana
o di Dio, regina e fata che rende meno turpe
l'universo e gli istanti meno gravi di noia, solo
il Poeta che sa dare lirica forma a tutti i com-
plessi sentimenti dell'anima moderna, pòteva
comprendere a pieno il pittore che solo ai arte e
di passione si nutriva; ambedue spiriti incompren-
sibili ai contemporanei, superiori al loro tempo ed
al loro ambiente.

Il Poeta aveva 23 anni ai meno del pittore,
ma una solida amicizia riavvicinò queste due
grandi personalità colmando il vuoto degli anni.
L'influenza del pittore sul poeta si palesa in tutte
le più importanti opinioni di questo in fatto di
critica d'arte: la sua parola vibiante gli risveglia
nell'anima mille mondi nascosti e insospettati,
così come la luce risveglia ad un tratto le cose
sonnecchianti o dormenti.

1 Curìosités esth., p. 181.
3 Curiosités esth., p. 329.
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