L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADA RECCHI

che la Medea fuoriosa, la Giustizia di Traiano,
il Cristo in Croce, il Nati/ragio di Don Giovanni
e dare alla luce le interpretazioni litografiche del-
l' Amleto e del Goetz von Berlichingen.

In seguito sarebbe troppo lungo seguile la
fortuna alternante 1 del Delacroix attraverso le
varie esposizioni alle quali prese parte: talvolta,
come nel 1855. i critici lo salutavano unanimi
artista; talvolta, come nel 1859, la più spietata
ostilità tornava ad essere esercitata contro di
lui. Maxime du Camp, ad esempio così scriveva
di lui come conclusione finale: « M. E. Delacroix
dcvrait re.toumèr maintenant au travaux litté-
raires qu'il aime et à la musique pour laquelle
il était certainement né >'.2

L'Art romantique s'inizia con uno studio che
ha per titolo: « L'oeuvre et la vie d'Eugenie De-
lacroix :>.

Con uno stile smagliante e limpido ad un tempo,
con una forma concisa che tradisce il pensiero
profondo, B. evoca dinanzi ai nostri occhi là
figura del pittore, e ci parla con la stessa compe-
tenza della sua arte e della sua anima. Egli ci
'lice la vanità di stabilire dei gradi di maggiore
o minore perfezione giudicando le opere dei
grandi artisti. Ognuno, a seconda del proprio tem-
peramento, può preferire l'abbondanza prolifica,
raggiante, quasi gioviale di Rubens, la dolce
maestà e l'ordine euritmico di Raffaello, il co-
lore paradisiaco e come di vespro del Veronese,
• la severità austera del David, o la facondia dram-
matica e quasi letteraria del Lebrun. Tutti questi
diversi geni hanno impiegato mezzi diversi, de-
rivati dalla stessa loro personalità. Però il De-
lacroix, l'ultimo venuto, ha tradotto con vee-
menza e calore, ciò che essi avevano appena voluto
accennare, e questa parte nuova dell'arte sua
è ciò che forma la gloria dei tempi moderni,
« c'est l'invisible, c'est l'impalpable, c'est le rève,
c'est les nerfs, c'est l'àme ».1

E Baudelaire vede il merito sommo del Dela-
croix, nella facoltà che a lui è data di esprimere,
col solo mezzo del contorno, la parte dinamica
della vita umana, e col colore « ce qu'on pourrait
appeler l'armosphère du dràme humain, ou l'état

1 Vedi in Tourneux (op. cit., ed. cit.) indicati i critici
ammiratori e gli ostili, ed i giornali in cui apparvero i reso-
conti delle sue esposizioni. La corrente ostile al Delacroix
si mantiene assai tempo se è possibile al Delecluze stampare
ancora nel 1855 sul conto di questo pittore ch'egli, tutto
sommato, è di minor talento di Ary Schefler (Dei.kci.uze,
L. David, son école et son temps).

2 M. Du Camp, Le Salon de 1859, Paris, Librairie Nouvelle.

de l'àme du créateur ». E a proposito del suo pit-
tore preferito che il Nostro espone tutte le sue
più care teorie sull'arte e in particolare sulla
pittura, tali quelle sull'imitazione della natura e:
del metodo (inteso in senso libero e vasto) che gli
artisti devono impiegare nell'espressione rapida
e fedele della concezione interiore.

Questo metodo cosi logico in cui tutto deve
concorrere a illuminare l'idea principale, era il
metodo del Delacroix: ed il critico lo riproduce
esattamente con queste parole: 1

« Cornine un rève est place dans une atmosphère
colorée qui lui est propre, de méme une conception,
devenue composition, a besoin de se mouvoir
dans un milieu colore qui lui soit particulier.
Il y a évidemment un ton particulier attribué à
une partie quelconque du tableau qui devient
chef et qui gouverne les autres. Tout le monde
sait che le jaune, l'orange, le rouge, inspirent et
représentent des ìdées de joie, de richesse, de
gioire et d'amour; mais il y a des milliers d'atmos-
phères jaunes ou rouges, et toutes les autres
couleurs seront _ affectées logiquement dans une
quantité proportionnelle, par l'atmosplière do-
minante. L'art du coloriste tient évidemment par
de certains cótés aux mathématiques et à la mu-
sique ».

Baudelaire ci avverte come questa legge di
armonia generale condanni molti « papillotages »
e molte crudezze frequenti, anche presso i pit-
tori più illustri; così vi sono alcuni quadri di
Rubens che fanno pensare non solo a un fuoco
d'artifìcio colorato, ma a più fuochi proiettati
sullo stesso luogo.

Ed a próposito di ciò, il Nostro dà un consiglio
di tecnica ch'è veramente miracoloso per il tempo
in cui veniva formulato: « Plus un tableau est
grand, plus la touche doit è tre largo, cela va sans
dire: mais il est bon que les touches ne soient pas
matériellement fondues: elles se fondent naturel-
lement à une distancè volue par la loi sympatique
qui les a associés. l.a couleur obiienl ainsi plus
d'energie et de fraicheur ». Non è questo il segreto
in ultima analisi di tutta la rivoluzione illumi-
nistica degli impressionisti, la legge fondamentale
che governa quell'arte? 2 ,

Baudelaire aveva potuto formularla ricavan-

1 L'Art romantique, p. 11.

2 A proposito del Delacroix dice che è un artista che
preoccupano sopratutto il movimento, il colore e l'atmosfera.
« Ces troix .éléments demandent nccessairement un contour
un peu indécis, des lignes légères et flottatites et l'audace
de la touche. Delacroix est le seul aujourd'hui dont l'origi-
nalité n'ait pas été envahie par le système des lignes dioites;
ses personnages sont toujours agités, et ses draperies volti-
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