L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADOLFO VENTURI

geva le pagine di una tragica storia dell'umanità, grande e colpevole, perseguitata dal
fato inesorabile, nelle pitture della volta della Sistina: pitture che sono ancora scul-
ture, e che conducono l'artista a una rapida evoluzione di libertà plastica.

Tale libertà si manifesta vittoriosa nell'architettura severa della cappella medicea,
e nelle statue che adornano i sepolcri. Il Buonarroti rinunciò a tutti i materiali prodi-
gati, per tradizione, ai monumenti funebri, di Virtù, di Arti liberali, di Pianeti. Volle
il silenzio grigio nella cappella mortuaria: non ghirlande, non ricordi d'affetto, non voci
d'amore e di pietà: nel loco muto, nel tempio del sonno eterno, stanno i sepolcri, che
riflettono la tempestosa vita dei giorni dell'assedio di Firenze, ne' quali Michelangelo,
governatore generale delle fortificazioni, correva a cinger di bastie San Miniato, e a
disegnar difese per Pisa e Livorno.

Di fronte al sepolcro di Giuliano de' Medici, con la Notte dormiente un cupo sonno
e il Giorno pronto alla riscossa, Lorenzo duca d'Urbino, statua del silenzio e della medi-
tazione, compendia nell'amarezza senza speranza dello sguardo annuvolato i tragici
dolori, le lotte vane espresse dalle statue che popolano la sua tomba. È disperazione
e sfida nei biechi occhi, nel tetro profilo a lama, del Crepuscolo; è spasimo d'agonia
nell'Aurora che vede levarsi un tragico giorno sul mondo. Come il brullo paese dell'Eden
è desolazione e deserto, così YAurora non ha per Michelangelo sorrisi di luce e di cielo.
Il disperato pianto che Geremia affondava in sè per le sorti dell'umanità, qui si esprime
nei solchi violenti delle orbite, nelle spezzate sopracciglia, nell'ombra dibatto che grava
sugli occhi angosciati. In questa Aurora, che, invece di schiudere le porte d'Oriente,
apre i battenti del giorno a lotte senza speranza, Michelangelo, come nella funebre
figura del duca d'Urbino, che comanda con la mano sulla bocca il silenzio, espresse il
tormento della sua propria anima davanti allo sfacelo di Firenze e d'Italia. L'Aurora che,
nel magnifico disegno del Louvre, si torce per uno spasimo mortale, qui si leva dal letto di
pietra, riflettendo nell'amaro annuvolato sguardo l'incubo che ha tormentato i suoi sonni.

La stessa anima violenta che s'agita nelle statue di Michelangelo vive nelle sue archi-
tetture, che sono, ancora e sempre, sculture. Tutto spira lotta e inquietudine nella
sua opera gigante, che non soffriva le limitazioni dello spazio. I blocchi marmorei sem-
brano ancora scintillare sotto lo scalpello del nuovo Pigmalione, sprigionarsi dall'invo-
lucro sotto cui sussultano di vita. Ercole stava nell'anima, dormiva entro i candidi
blocchi di Luni e, al suo ridestarsi, ne gettava lontano le scaglie, come fiocchi di neve
che ricoprissero i muscoli poderosi.

Michelangelo, lo scultore del mausoleo incompiuto di Giulio II, e della incompiuta
cappella medicea, eresse a quel pontefice guerriero il maggior monumento di gloria con
la volta della Sistina.

Del resto, quanto fu tocco dal Signore della materia plastica, a noi sia giunto com-
piuto o no, porta sempre l'impronta dominatrice, ferrea, dell'atleta, l'energia indistrut-
tibile, la fiamma inestinguibile del genio.

Michelangelo fu, ne' giorni di dolore per l'Italia, uno spirito senza requie e una
energia senza limiti. Oggi, evocando quella forza, noi sentiamo che in essa si ripercoteva
e da essa si elevava quella di nostra gente, che nessun martirio avvilì, nessuna op-
pressione soggiogò. Quell'energia di vita, temprata dalla sventura, irresistibile nella
riscossa, sembra sprigionarsi dalle figure michelangiolesche, possenti sempre, anche fra
i turbini del destino.

È da -questa massima forza ingenita all'Italia che sorsero i nostri eroi del cielo, della

terra, delle acque, grandi nell'olocausto, grandi nella gloria. . Tr

1 b ' b b Adolfo Venturi.

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__ per l'Italia e per l'estero,.

Adolfo Venturi, Direttore.

Roma, Tip. dell'Unione Editrice, Via Federico Cesi, 45.
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