L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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SERGIO ORTOLANI

Fino dal 1521 rileviamo dal carteggio del Nostro col Marchese di Mantova1
come si curasse di comperargli e inviargli dalla « capitale del buongusto e delle arti »
statuette antiche e pettini e sproni d'osso e catene, di cui sballa ciarlatanescamente il
valore e che dice aver avuto « per nigromanzia »; s'ingegna di procurare al Gonzaga,
ambasciatore del marchese, il ritratto di Papa Leone X di mano di Raffaello; gl'invia
nel 1525, una copia in gesso del Laocoonte e gli propone varie « teste antique ». Natu-
ralmente ne ritrae « doi scuffiotti da homo, uno d'oro et d'argento... et l'altro di
seta negra et d'oro » e varii danari, oltre a « quattro camise lavorate d'oro et quattro di
seta ». E pel suo mercanteggiare mette a frutto le amicizie: così l'autore del gesso « è un
Jacopo Sansavino, che M. Julio (Romano, allora a Mantova) vi po' dir chi egli è». Il quadro
di Raffello fa invece copiare a Firenze da Andrea del Sarto... Insomma mette a profitto
ognuno e ogni cosa, rendendosi indispensabile da un lato ai signori, pazzi d'anticaglie
e di quadri pei loro « gabinetti », e dall'altro agli artisti, di cui egli si fa l'avvocato e il
banditore ferventissimo, collocandone le opere, diffondendone con le lettere la fama, e
ricavandone, per conto proprio, doni d'opere, ritratti, medaglie, vasi e ogni altro
ornamento alla sua casa, quando non li venda per far danaro. Intendendo quanto poteva
giovargli questo sistema a Venezia, vero emporio e mercato di pittura, egli se ne fa pon-
tefice in breve, sorretto dalla solidarietà di Sansovino e di Sebastiano e dalla rapida fa-
miliarità che lo legò al Tiziano. E d'anno in anno, sempre più necessario a costoro e ai
principi di mezza Europa, creò con tal mezzo la sua pacifica grandezza e le sue rendite
principesche. La cronaca di tale pratica attività, per mille lati interessante, è stata
minuziosamente fatta dal Dumesnil, dal Gauthier e da altri; così la storia spicciola delle
sue relazioni col Tiziano. Lasciamo dunque questo campo e riduciamoci ad esaminare
ciò ch'egli portò e ciò ch'egli acquistò criticamente nell'ambiente pittorico veneziano
della prima metà del secolo.

* * *

A chi pretenda di cogliere il suo pensiero critico dai vari passi delle Lettere, presi
in blocco, senza considerazione del progresso di tempo in cui furono scritti, non avverrà
mai di capirne gli atteggiamenti e le motivazioni. E il dichiararlo « interprete dell'arte
veneta », « fratello di Tiziano », « artista nello stesso spirito e quasi con lo stesso san-
gue », è far delle vuote frasi. Egli venne a Venezia dopo avere respirato per anni interi
la coltura estetica e il gusto di Firenze e di di Roma; — e se bene ignorante anzi nemico
di umane lettere e di erudizione e di filosofia, ch'egli butta da canto in un mucchio solo
col moralismo ecclesiastico e con i legami della convenienza sociale, che comprimevano la
sua sfrontata, sensuale e ciarlatana natura — egli è un figlio di quella tradizione e non saprà
mai disfarsene interamente. Non potremmo spiegarci altrimenti la sua comprensione così
profonda dell'arte di Michelangelo,2 la sua passione pel decorativismo manierista romano,3
e pel gusto disegnativo e lineare, che permangono accanto alle novelle intuizioni del colore
giorgionesco. Questo bagaglio intellettuale, in cui confusamente si aggruppano idee geniali
e formule orecchiate, oltre clic l'abitudine di considerare l'opera d'arte sottol'aspetto
psicologico allegorico o soltanto di « convenienza », non soffocarono per fortuna la sua
spontanea sensualità, perchè ad essa, per tanti lati odiosa e triviale, noi dobbiamo la
perenne franchezza del suo pensiero critico e della sua felicità d'artista.

Chi scorra infatti le migliori pagine delle sue opere non potrà non riconoscervi pregi
e difetti di natura schiettamente figurativa; ciò che non ne partecipa è cosa pratica e

1 Documenti concernant la pcrsonne de Messer 2 V. S. Ortolani, Pietro Aretino e Michelangelo

Pietro Aretino, per A. Basciiht. (Archivio Sto- (L'Arte, 1922, p. 15).

rico Italiano, S. Ili, t. Ili, p. II, 1886, pp. 109 3 Cfr. Lettere a Giulio Romano, Giovanni da

e sgg. . Udine, C. Vasari, Fr. Salviati, ecc.
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